L’artista marocchina anima gli spazi carichi di storia di villa Sauber, nel Principato di Monaco, mescolando passato e presente fra teatro ed estetica contemporanea.

Imprigionata da un abbraccio di costruzioni multipiano, che affollano in maniera quasi ossessiva i due chilometri quadrati del Principato di Monaco, la villa Sauber è un gioiello art nouveau attribuito a Charles Garnier, che accoglie il Musée National de Monaco dal 1972. Una classica residenza altoborghese della Riviera, con giardino a terrazze, roseto e ampie vetrate luminose che si affacciavano un tempo su orizzonti marini, dove furono ospitate, ormai quarantacinque anni fa, le due collezioni che costituiscono il primo nucleo dell’istituzione monegasca. La prima è composta dai modelli teatrali dell’Opéra di Montecarlo, disegnati da Alphonse Visconti tra il 1903 e il 1924, insieme a una raccolta di automi meccanici di Madame de Galèa: due interessanti punti di partenza per Le jardin mécanique, la mostra dell’artista franco-marocchina Latifa Echakhch (El Khnansa, 1974) curata da Célia Bernasconi, capo conservatore del museo e responsabile delle collezioni, aperta a villa Sauber fino al 28 ottobre.
Da molto tempo desideravo realizzare un progetto con Latifa” ‒ spiega la Bernasconi – “che durante i suoi diversi sopralluoghi ha dimostrato un grande interesse soprattutto per gli automi”. E sono proprio le poupées mécaniques le protagoniste principali della mostra, incentrata su cinque grandi installazioni ambientali composte da modelli di scenografie d’opera. Latifa le ha fatte ricostruire per l’occasione in grandi dimensioni e le ha presentate sospese al soffitto come a ricordare delle antiche macchine teatrali immerse nell’oscurità delle pareti, a simulare un antico décor de théâtre, al quale è abbinato, per ogni installazione, un video su schermo piatto, girato dall’artista nei depositi del museo per documentare i movimenti degli automi meccanici, scelti in relazione alle scene della sala.

Latifa Echakhch, Zulma la charmeuse de serpent, 2018. Still da video © Latifa Echakhch. Courtesy kamel mennour, Parigi-Londra, kaufmann repetto, Milano-New York, Galerie Eva Presenhuber, Zurigo-New York, Dvir Gallery, Brussels-Tel Aviv
Latifa Echakhch, Zulma la charmeuse de serpent, 2018. Still da video © Latifa Echakhch. Courtesy kamel mennour, Parigi-Londra, kaufmann repetto, Milano-New York, Galerie Eva Presenhuber, Zurigo-New York, Dvir Gallery, Brussels-Tel Aviv

LA MOSTRA

Si comincia con l’atmosfera boschiva di Masques et Bergamasques, andata in scena a Monaco nel 1919 nello spirito delle Fêtes Galantes di Verlaine, resa ancora più festosa dalla musica proveniente dagli automi, che Latifa filma nella versione originale insieme alla copia moderna, introducendo una riflessione tra realtà e illusione, che attraversa come un fil rouge l’intera mostra. Poi è la volta di due sale dove sono abbinate scenografie diverse di ambientazione orientale, Moise e Pompei, tra rocce e paesaggi orientali, rese ancora più poetiche grazie alla presenza delle vetrate aperte sul giardino, che lasciano intravedere silhouette di alberi e piante nell’azzurro del cielo. Un paysage de rêve animato dalla presenza di personaggi dalle vesti colorate come Pacha fumatore di narghilè, Zuma l’incantatrice di serpenti e Clown con maschere, che con i loro gesti meccanici e ossessivi creano un effetto straniante, simile alle atmosfere di alcuni capolavori di Magritte come Il dominio di Arnheim o Il Regno delle luci.

Latifa Echakhch, Sans titre (Le jardin exotique), 2018 © Latifa Echakhch. Courtesy kamel mennour, Parigi-Londra, kaufmann repetto, Milano-New York, Galerie Eva Presenhuber, Zurigo-New York, Dvir Gallery, Brussels-Tel Aviv
Latifa Echakhch, Sans titre (Le jardin exotique), 2018 © Latifa Echakhch. Courtesy kamel mennour, Parigi-Londra, kaufmann repetto, Milano-New York, Galerie Eva Presenhuber, Zurigo-New York, Dvir Gallery, Brussels-Tel Aviv

EFFETTI NEOSURREALISTI

Un effetto neosurrealista che raggiunge il suo apice nella sala finale, ispirata al celebre giardino esotico di Montecarlo, protagonista di un ciclo di dieci tele ricoperte di uno strato di cemento, che riproducono altrettante vedute del sito riprese da alcune cartoline postali del primo Novecento, dalle quali l’artista ha estrapolato alcuni frammenti con la tecnica a strappo, utilizzata normalmente per gli affreschi. Un omaggio alla natura artificiale del luogo, creato nel 1930 su uno scenario roccioso realizzato su una struttura in cemento. Opere interessanti ma meno complesse delle installazioni, dove il rapporto con la storia del museo appare più stringente e precisa. E poi, una volta usciti sulla terrazza di villa Sauber, la forza sottile ma penetrante del lavoro di Latifa appare in tutta la sua evidenza, tra grattacieli e ville liberty che si sovrappongono in questo sfavillante e paradossale paradiso per milionari.

Ludovico Pratesi

Monaco // fino al 28 ottobre 2018
Latifa Echakhch ‒ Le jardin mécanique 
VILLA SAUBER
17 avenue Princesse Grace
www.nmnm.mc

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AutoreLatífa Echakhch
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