Un museo per Bertozzi & Casoni. A Sassuolo

Un’importante azione di committenza privata raccoglie alcune delle opere più significative dei due mastri ceramisti.

Museo Bertozzi & Casoni, Sassuolo, interno
Museo Bertozzi & Casoni, Sassuolo, interno

Il 16 dicembre scorso, a Sassuolo, il Museo Bertozzi & Casoni ha aperto le porte di un mondo visionario, dove l’antico, versatile materiale della ceramica, marchio inconfondibile di Giampaolo Bertozzi (Borgo Tossignano, Bologna, 1957) e di Stefano Dal Monte Casoni (Lugo di Romagna, Ravenna, 1961), agita un sottobosco umano guasto d’oggetti e rifiuti di ogni genere. È un mondo di dettagli grotteschi e preziose rifiniture, abitato talvolta da pappagalli, scimmie, orsi e gorilla che lasciano all’osservatore l’amaro onere d’esprimersi sullo stato delle cose. Questo museo ci accoglie in un habitat sussultante di forze vitali, lasciando intravedere la straordinaria passione dell’ingegner Franco Stefani, presidente del Gruppo System di Sassuolo che “nel 2016spiegano gli artisti ‒ “ci chiese di pensare a una possibile collocazione di una selezione dei più significativi nostri lavori da lasciare in esposizione permanente alla Cavallerizza Ducale di Sassuolo”.
Il primo intervento del fondatore riguarda proprio la ristrutturazione condotta in collaborazione con lo Studio Pincelli, della Cavallerizza Ducale. Un edificio del XVII secolo che apparteneva alle Delizie Estensi insieme al Palazzo Ducale e ora, dice Stefani, “tornato a nuova vita con una funzione culturale e sociale, assolvendo quello che era l’obiettivo di ridare alla città un luogo storico e di grande spessore dal punto di vista del patrimonio culturale”.

Bertozzi e Casoni, Disgrazia con orchidee blu, 2013
Bertozzi e Casoni, Disgrazia con orchidee blu, 2013

CERAMICHE E ARTE

Tra le opere esposte si riconosce subito l’iconica Scegli il Paradiso (1997), una Madonna intenta a tagliare un’aiuola di fiori mentre il Bambino Gesù gioca con una rana. Rappresenta un punto cardine della loro ricerca perché, come spiegano gli artisti, segna il momento in cui il loro lavoro si avvicina a un realismo più rigoroso, con minor spazio per dubbi o interpretazioni. Il museo è nella nostra intenzione un mezzo per far vedere possibili evoluzioni del nostro operare e se possibile far vedere anche lavori nostri provenienti dal o rintracciati nel mercato dell’arte”. Ammirare da vicino e gratuitamente le meravigliose sculture ma, anche, conoscere le fasi e i passaggi che hanno segnato la ricerca dei due artisti, è possibile grazie a un progetto di committenza privata che vede al centro l’iniziativa dell’ingegner Stefani, il quale, a proposito degli aspetti che più lo colpiscono di Bertozzi & Casoni, si esprime così: “Hanno saputo portare la ceramica nel mondo dell’arte contemporanea, utilizzando tecniche che richiedono maestria e tecnologie innovative”.

Bertozzi e Casoni, Madonna scheletrita, 2008, particolare
Bertozzi e Casoni, Madonna scheletrita, 2008, particolare

DEPOSITI, FIUMI E ANSE

A Sassuolo si respira l’aria salubre dell’armoniosa confluenza tra arte e imprenditoria, una condizione climatica favorevole alla rigogliosa persistenza di opere esuberanti di due artisti che hanno esposto in ogni parte del mondo. Sotto quest’ottica, la scelta d’essere in un museo permanente nella provincia italiana appare non casuale e carica di significati. Bertozzi e Casoni sottolineano: “Il museo è un mezzo, uno strumento, un punto fermo. Usando una metafora, il percorso di un artista può essere paragonato a un fiume e la provincia alle sue anse. Il deposito, nelle anse dei fiumi, si sa, è il materiale più nobile, più ricco e fertile. Questo è quello che pensiamo noi della provincia, non un parcheggio o un arrivo, ma un punto di forza e di partenza, un territorio in cui riconoscersi e farsi riconoscere”.

Domenico Russo

Dati correlati
Spazio espositivoMUSEO BERTOZZI & CASONI
IndirizzoCavallerizza Ducale Via Racchetta 2 41049 - Sassuolo - Emilia-Romagna
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Domenico Russo
Domenico Russo è laureato in Beni Artistici, Teatrali, Cinematografici e dei Nuovi Media presso l’Università di Parma. Ha collaborato con il Teatro Lenz e con la Fondazione Magnani Rocca. È impegnato come curatore in una ricerca che lo spinge alla continua scoperta dei linguaggi emergenti dell’arte contemporanea.