Nel 2015, l’artista Jacopo Milani si inserisce nelle chat di alcuni siti d’incontri gay utilizzando lo script di “Teorema” di Pier Paolo Pasolini per dialogare con gli utenti. Trascrive il botta e risposta e da questa operazione nasce il libro “Your boss has given you this factory. What do you think?”, seconda pubblicazione del suo progetto editoriale “Self(Pleasure) Publishing”. Ne discutiamo con lui in questa intervista.

Self(Pleasure) Publishing è un progetto editoriale autoprodotto che si focalizza – citando – su “queerness e italianità”. Cosa significa per te parlare oggi di queer in Italia, e farlo utilizzando il linguaggio artistico?
Sento personalmente la mancanza di un dibattito su tematiche queer e gay in Italia in questo momento, mentre ci sono molti documenti del dibattito degli Anni Settanta che in Italia è stato molto importante ed è passato attraverso personalità di spicco.
Self(Pleasure) Publishing, ovviamente, non vuole coprire questa mancanza, perché si tratta di un progetto, come dice il titolo, molto personale. L’idea è infatti di creare un focus attorno all’idea dell’italianità cercando di non dare delle definizioni, ma osservare anche a partire dagli stereotipi. Tutte le pubblicazioni per il momento sono in lingua inglese, perché nei Paesi anglosassoni spesso l’idea di italianità viene associata a quella di omosessualità. Il primo libro Club Deserto (2014) è interamente scritto in Polari (che deriva dalla storpiatura di “parlare” in inglese), uno slang usato in Inghilterra dalla comunità gay, che immetteva nel codice linguistico inglese vocaboli di lingue romanze, soprattutto italiano.

Jacopo Miliani, Your boss has given you this factory. What do you think?, Self(Pleasure) Publishing, 2015. Courtesy l’artista
Jacopo Miliani, Your boss has given you this factory. What do you think?, Self(Pleasure) Publishing, 2015. Courtesy l’artista

In Your Boss Has Given You this Factory. What do you think? (2015) utilizzi lo script di Teorema e, con un’azione decontestualizzante, ne inserisci il testo all’interno delle chat gay, comportandoti come il visitatore del film di Pasolini. I dialoghi del film agiscono come corpo estraneo-estraniante, all’interno di un codice-chat standardizzato. Puoi parlarci di come è nato il progetto?
Non so di preciso quando è nato il progetto. Era molto che volevo lavorare su Teorema, ma non riuscivo a capire come inserire l’eredità di Pasolini nella mia ricerca, non volevo farlo in modo diretto. Per questo un progetto parallelo come Self(Pleasure) Publishing me ne ha dato l’occasione. Nel libro c’è un’introduzione di Joao Laia che svela la mia presenza-assenza, in realtà io nel libro non faccio altro che raccogliere risposte e sono più un osservatore, uno spettatore. La stesura del progetto è stata elaborata nell’arco di tre giorni. Anche questa volta il testo di partenza è in italiano (la sceneggiatura del film), ma ho usato una versione in inglese per diffondere l’idea di italianità in un contesto globale come le chat. Queste sono un codice standardizzato, ma che in realtà è facile sovvertire, scoprendo che gli stereotipi non sempre funzionano, soprattutto quando si parla di corpi, persone e identità in rete e non solo.

Quando hai iniziato a pensare di lavorare anche con il formato editoriale e di autoprodurre dei testi creando Self(Pleasure) Publishing? Nelle tue opere sono presenti degli elementi grafici, testuali, o tecniche come le scansioni, che ritroviamo anche nei tuoi libri. C’è una continua contaminazione tra le due pratiche oppure le vedi comunque separate tra di loro?
L’idea di Self(Pleasure) Publishing è nata circa tre anni fa, anche se nel mio lavoro l’idea del “testo” è sempre stata presente. Spesso ho utilizzato l’immagine fotocopiata o l’idea di accompagnare delle performance con un “libretto”. Quindi la mia pratica e Self(Pleasure) Publishing sono strettamente legate l’una all’altra, anche se di partenza c’era e c’è tuttora la volontà di avere due percorsi paralleli.

Jacopo Miliani, body oh boy nobody, performance con Jacopo Jenna, Istituto Svizzero, Milano 2016. Courtesy l’artista
Jacopo Miliani, body oh boy nobody, performance con Jacopo Jenna, Istituto Svizzero, Milano 2016. Courtesy l’artista

I libri di Self(Pleasure) Publishing, che pure hanno valore autonomo, sembrano però avere una forte valenza performativa, che percorre tutta la tua pratica. Innescano una dimensione fisica, un confronto corporeo. Il libro in Polari sembra pronto per essere recitato, le pagine in xerox delle mani forniscono un ritmo, una coreografia. La pubblicazione chiede di essere toccata, agita e non solo guardata (interroga il ruolo di chi la guarda). Pensiamo inoltre alla performance body oh boy nobody (2016) con cui hai presentato il progetto editoriale durante Riviera, all’Istituto Svizzero di Milano. Prepari sempre delle performance per le presentazioni dei libri? Che significato ha questo per te?
I libri hanno una tiratura per il momento di 50-100 esemplari (non sono numerati e possono esser ristampati). La distribuzione avviene quasi esclusivamente tramite le presentazioni che spesso si accompagnano con delle performance. È un modo di sviluppare il libro attraverso una lettura in diretta. Non si tratta di un “reading”, ma di una lettura che avviene attraverso immagini e movimenti. All’Istituto Svizzero ho presentato delle edizioni di libri formato xerox che ritraggono fotocopie di calzini (Socks Books). Ho parlato del progetto con il coreografo danzatore Jacopo Jenna, con cui collaboro da diverso tempo, e abbiamo deciso di occupare la scalinata-libreria di Riviera (progetto a cura di Caterina Riva e Dallas) con un costante vestirsi e rivestirsi, che veniva associato all’idea di sfogliare un libro.

Quale il prossimo progetto che hai in mente per Self(Pleasure) Publishing?
Sto parlando con Marco Mazzoni, artista e membro fondatore della compagnia Kinkaleri. Vorrei essere l’editor di un suo libro che raccoglie le immagini da lui collezionate quando viveva a New York per seguire la classe di Merce Cunningham.

Gabriele Longega e Ilaria Zanella

www.viafarini.org
www.docva.org

Artista segnalato su Artribune Magazine #38

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  • ciondolo

    sente la mancanza di un dibattito sulle tematiche gay e queer? ma se non si parla di altro! ed è strapieno di siti gay per tutti i gusti , non c’è bisogno di parlarci sopra , sono autosufficienti e possono essere visitati senza l’introduzione di operazioni concettuali. il mondo è andato avanti , tutti fanno sessi con chi gli pare e ovviamente ci sarà sempre qualcunoche per moralismo o per preconcetti non sarà d’accordo : e allora? vogliamo andare ancora avanti con degl incapaci che pensano che questi siano argomenti centrali dell’arte?

    • Lino Baldini

      Condivido!!

      • Ciodolo

        io la amo facciamo sesso assieme dai ! :))

  • Giulio

    Avvincente