La giovane curatrice italiana Sara De Chiara vince un importante concorso in Portogallo

La giovane curatrice risiede in Portogallo e ha partecipato ad un Open Call per Giovani Curatori per portoghesi o residenti nel paese. E ha presentato Sever, una mostra in svolgimento alla Galeria Boavista che ci racconta nella nostra intervista.

Beatrice Marchi
Beatrice Marchi

Si è trasferita da poco tempo a Lisbona, Sara De Chiara, eppure per la municipalità è già una curatrice portoghese. Tanto che è stata una degli operatori culturali a vincere l’Open Call per Giovani Curatori, lanciata e promossa dall’EGEAC, Galerias Municipais nel 2016, con l’obiettivo di promuovere l’arte contemporanea a Lisbona, incoraggiando la presentazione di progetti da parte di curatori portoghesi o residenti in città. Il progetto della De Chiara, romana di origine, si intitola Sever e si svolge alla Galeria Boavista, uno spazio del Comune, mettendo insieme opere di artisti come Ana Lupaș, Beatrice Marchi, Christodoulos Panayiotou, Eloise Hawser, Gonçalo Preto, Jason Dodge, Joanna Piotrowska, Namsal Siedlecki e Nick Bastis. Ce lo siamo fatti raccontare da Sara De Chiara.

Da poco tempo risiedi in Portogallo eppure hai già vinto una call per curatori portoghesi. Come è nato questo progetto e cosa credi abbia fatto la differenza nella tua proposta?

Essendo un’italiana a Lisbona, ho pensato subito ad Antonio Tabucchi come “nume tutelare” del progetto; oltre a risiedervi, la capitale portoghese è una presenza vivida in molti dei suoi racconti. Nel progetto, faccio riferimento in particolare a quello che apre la raccolta Il gioco del rovescio (1981), ed è ambientato in parte proprio a Lisbona. Da qui proviene il titolo “SEVER”, l’enigmatico contenuto di un messaggio rivolto al protagonista della storia e che, letto al contrario, è lo spagnolo “revés” ma anche il francesce “rêves”. Le opere in mostra hanno un legame con il corpo, o meglio con la sua traccia o la sua assenza, che diventa eloquente nel momento in cui si legge in questa chiave del rovescio. Credo che la proposta sia piaciuta per la varietà dei lavori – dalla fotografia al disegno, dal video all’installazione – ma anche perché alcuni tra gli artisti invitati non sono mai stati esposti prima a Lisbona, come Jason Dodge, Eloise Hawser o Beatrice Marchi, che il giorno dell’opening ha presentato una performance dal titolo Concert for solista with Isa B, che ha incuriosito e ipnotizzato il pubblico per quasi mezz’ora. Anche il dialogo tra artisti appartenenti a diverse generazioni ritengo sia stato un elemento decisivo: sono molto orgogliosa di essere riuscita a presentare tre Identity shirts, first generation del 1969 di Ana Lupaș, appartenenti alla stessa serie di lavori su tessuto che erano stati esposti e premiati in occasione della Biennale del disegno che si svolse a Lisbona nel 1979.

Nella tua esperienza come è la scena dell’arte contemporanea in Portogallo e che aspettative hai?

Posso parlare di Lisbona, dove la scena dell’arte contemporanea è al momento vivace e dinamica: sono attivi molti artisti di talento appartenenti a diverse generazioni e curatori preparati; le istituzioni sono disponibili al dialogo, e c’è un pubblico ricettivo, attento alle nuove proposte. Si vedono mostre di grande qualità: si è conclusa da poco la meravigliosa LUA CÃO, organizzata dal centro culturale Zé dos Bois, che presentava i video di Alexandre Estrela e João Maria Gusmão + Pedro Paiva allestisti in una vecchia segheria, un ambiente enorme e completamente al buio dove lo spettatore poteva immergersi in una suggestiva coreografia di immagini in movimento. Lo scorso anno, la grande retrospettiva dedicata a Guy de Cointet al Culturgest era animata da un ricco programma di performance e di incontri che hanno trasformato lo spazio espositivo in un vero luogo di riflessione e approfondimento sulla pratica dell’artista.

Quali sono le realtà che reputi tra le più interessanti?

Oltre alle istituzioni museali più note, sono presenti a Lisbona diverse realtà con una vocazione internazionale che da anni stanno portando avanti un importante lavoro di ricerca, come la Kunshalle Lissabon e Lumiar Cité, che affianca a quello espositivo un sofisticato programma educativo, mentre più recente è Syntax, progetto non-profit che promuove il lavoro di giovani artisti e case editrici indipendenti. Estremamente stimolante e originale è Oporto, lo studio di Alexandre Estrela che periodicamente si apre al pubblico per una serata dedicata alla proiezione di una pellicola rara. Ad accorgersi di questo clima fermentante sono state le diverse gallerie private che hanno recentemente aperto in città e che contribuiscono alla produzione di una variegata offerta culturale. In questo contesto, un contributo arriva proprio dall’Italia, e settembre sarà un mese ricco di presenze italiane a Lisbona con la mostra di Alice Ronchi da Hawaii Lisbon, la seconda personale di Renato Leotta presso Madragoa e la partecipazione di Tomaso De Luca alla collettiva nella nuova sede lusitana di Monitor.

Raccontaci il tuo progetto espositivo, a partire dalla scelta degli artisti fino all’allestimento.

Lo spazio della Galeria Boavista si sviluppa su due piani e, dal momento che la mostra fa perno sull’idea di rovescio, ho concepito i due piani come due ambienti permeati da atmosfere diverse, quasi agli antipodi: il piano terra è sobrio e tendente al bianco e nero: alle pareti i due grandi disegni a carboncino che il giovane portoghese Gonçalo Preto ha realizzato appositamente per la mostra, le tre opere su tessuto di Ana Lupaș, che sembrano mappe notturne di città, in conversazione con il video di Eloise Hawser in cui il padre dell’artista viene “mappato” da uno scanner 3D, le pose ambigue dei protagonisti delle fotografie stampate ai sali d’argento di Joanna Piotrowska, cui fanno da contrappunto le installazioni allestite sul pavimento di Jason Dodge, the amputees are sleeping, e di Christodouols Panayiotou. Al piano di sopra invece la colorata e “rumorosa” performance già citata di Beatrice Marchi con Isa B, accompagnata da proiezioni e disegni installati per la durata intera della mostra. A fare da raccordo tra questi due diversi “stati d’animo”, l’installazione Group Show di Namsal Siedlecki, che mette insieme sculture d’argilla, morse dallo stesso artista, e dipinti realizzati da animali. Durante l’inaugurazione di SEVER, avevo nella mia tasca Treble di Nick Bastis: un oggetto tornito in ottone dalla forma misteriosa, che materializza lo spazio che percorre una chiave mentre ruota nella serratura.

Santa Nastro

 Galeria Boavista
Rua da Boavista, 50
1200-066 Lisbon
Ingresso libero

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Santa Nastro
Santa Nastro è nata a Napoli nel 1981. Laureata in Storia dell'Arte presso l'Università di Bologna con una tesi su Francesco Arcangeli, è critico d'arte, giornalista e comunicatore. Attualmente è membro dello staff di direzione di Artribune. È inoltre autore per il progetto arTVision – a live art channel, ufficio stampa per l’American Academy in Rome e Responsabile della Comunicazione della Fondazione Pino Pascali. Dal 2011 collabora con Demanio Marittimo.KM-278 diretto da Pippo Ciorra e Cristiana Colli, con Re_Place, Mu6, L’Aquila e con Arte in Centro. Dal 2006 al 2011 ha collaborato alla realizzazione del Festival dell'Arte Contemporanea di Faenza, diretto da Angela Vettese, Carlos Basualdo e Pier Luigi Sacco. Dal 2005 al 2011 ha collaborato con Exibart nelle sue versioni online e onpaper. Ha pubblicato per Maxim e Fashion Trend, mentre dal 2005 ad oggi ha pubblicato su Il Corriere della Sera, Arte, Alfabeta2, Il Giornale dell'Arte, minima et moralia e saggi testi critici su numerosi cataloghi e pubblicazioni.