Thinking Machines. Una mostra al MoMA di New York racconta le origini dell’arte digitale

Il museo newyorkese mette in mostra una selezione di lavori che raccontano le origini della computer art. Dalle sculture cinetiche alle video-installazioni, passando per animazioni e disegni al plotter. Inaugurazione prevista a novembre.

Stan VanDerBeek. Poemfield No. 1. 1967. 16mm film transferred to video (color, silent). 4:45 min. Realized with Ken Knowlton. Courtesy Estate of Stan VanDerBeek and Andrea Rosen Gallery, New York. Photo by Lance Brewer. © 2017 Estate of Stan VanDerBeek
Stan VanDerBeek. Poemfield No. 1. 1967. 16mm film transferred to video (color, silent). 4:45 min. Realized with Ken Knowlton. Courtesy Estate of Stan VanDerBeek and Andrea Rosen Gallery, New York. Photo by Lance Brewer. © 2017 Estate of Stan VanDerBeek

Mentre l’intelligenza artificiale affina sempre di più le sue capacità, e i computer vengono istruiti a vedere, comprendere e persino creare (è di pochi giorni fa la notizia di un algoritmo di Google in grado di creare dal nulla immagini fotografiche in tutto e per tutto realistiche), il MoMa di New York prepara una grande mostra, la cui inaugurazione è prevista il prossimo 13 novembre, sul tema delle “macchine pensanti”. Non si tratta però di un progetto che indaga gli ultimi sviluppi dell’arte tecnologica, quanto piuttosto di uno sguardo retrospettivo.
Thinking Machines: Art and Design in the Computer Age, 1959–1989 è una mostra che, attingendo in primis alla collezione del museo, cerca di raccontare le reazioni di artisti, designer e architetti all’avvento dei computer, mostrando come hardware e software abbiano ridefinito il concetto stesso di arte oltre che i suoi processi.

Thinking Machines Corporation, Waltham, Massachusetts. Danny Hillis, Tamiko Thiel, Gordon Bruce, Allen Hawthorne, and Ted Bilodeau. CM-2 Supercomputer. 1987. Steel, plexiglass, and electronics. The Museum of Modern Art, New York. Gift of Midori Kono Thiel, Mary Austin in honor of Tamiko Thiel, The Aaron and Betty Lee Stern Foundation, and anonymous. Photograph by Stephen F. Grohe.
Thinking Machines Corporation, Waltham, Massachusetts. Danny Hillis, Tamiko Thiel, Gordon Bruce, Allen Hawthorne, and Ted Bilodeau. CM-2 Supercomputer. 1987. Steel, plexiglass, and electronics. The Museum of Modern Art, New York. Gift of Midori Kono Thiel, Mary Austin in honor of Tamiko Thiel, The Aaron and Betty Lee Stern Foundation, and anonymous. Photograph by Stephen F. Grohe.

 

UNO SGUARDO RETROSPETTIVO

Gli artisti in mostra, che presentano un corpus di opere molto differenziato per genere e stile, sono accomunati dalla volontà di indagare le tecnologie allora emergenti, spesso stipulando partnership con grandi aziende in grado di offrire loro la possibilità di sperimentare con macchinari grandi, costosi e all’avanguardia. Nei primi decenni della computer art, infatti, gli artisti non avevano a disposizione strumenti economici da poter acquistare e usare in autonomia, e dunque spesso lavoravano in collaborazione con gli ingegneri o nei dipartimenti di ricerca e sviluppo delle corporation. Le potenzialità dei computer vennero impiegate per realizzare sculture cinetiche, disegni al plotter, animazioni sintetiche e video-installazioni. Accanto agli artisti, ci sono anche gli architetti e i designer, interessati soprattutto alle possibili riconfigurazioni dell’ambiente e delle comunità che lo abitano. La mostra include opere di John Cage e Lejaren Hiller, Waldemar Cordeiro, Charles Csuri, Richard Hamilton, Alison Knowles, Beryl Korot, Vera Molnár, Cedric Price e Stan VanDerBeek, insieme a una serie di computer disegnati da Tamiko Thiel e altri designer di grandi compagnie come Thinking Machines Corporation, IBM, Olivetti e Apple.

– Valentina Tanni

www.moma.org

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Valentina Tanni (Roma, 1976) è critica d’arte, curatrice e docente. Si interessa principalmente di new media art e di editoria multimediale. Ha curato numerose mostre, tra cui: la sezione di Net Art di “Media Connection” (Roma e Milano, 2001), le collettive “Netizens” (Roma, 2002) e “L’oading. Videogiochi Geneticamente Modificati” (Siracusa, 2003), “Maps and Legends. When Photography Met the Web” (Roma, 2010), “Datascapes” (Roma, 2011) e “Hit the Crowd. Photography in the Age of Crowdsourcing” (Roma, 2012), “Nothing to see here” (Milano, 2013), “Eternal September. The Rise of Amateur Culture” (Lubiana, 2014), “Stop and Go. L'arte delle gif animate” (Roma, 2016). Ha collaborato con i festival di arti digitali Interferenze e Peam ed è stata curatore ospite di FotoGrafia. Festival Internazionale di Roma per la sezione “Fotografia e Nuovi Media” (edizioni 2010-2012). Ha scritto per testate nazionali e internazionali e lavorato come docente per istituzioni pubbliche e private. Dal 2011 collabora con Artribune.