Muore il Premio Nobel Liu Xiaobo. E Ai Weiwei si scaglia contro il governo cinese

L’intellettuale cinese Liu Xiaobo si è spento il 13 luglio, a causa di un tumore al fegato in stato terminale. Nonostante Pechino fosse a conoscenza della malattia, durante la prigionia gli è sempre stato negato l’accesso a cure adeguate. Ai Weiwei, anch’egli dissidente, esprime la sua condanna del governo cinese.

Liu Xiaobo (al centro) in Piazza Tienanmen nel 1989 Ph. Str OldReuters
Liu Xiaobo (al centro) in Piazza Tienanmen nel 1989 Ph. Str OldReuters

Il 9 luglio, pochi giorni prima della scomparsa di Liu Xiaobo, Ai Weiwei aveva fatto appello per il suo rilascio e la possibilità di essere curato in Occidente. Dalle pagine del Guardian, aveva bollato la carcerazione del dissidente come “un errore storico”, di cui il resto del mondo non potrà non ricordarsi in futuro. E ancora: “È inaccettabile sacrificare così le migliori menti di questa Nazione, privarle della libertà e lasciarle soffrire in maniera così orribile”.
L’attivismo di Weiwei e Xiaobo si era incrociato in occasione della stesura della Charta 08, nel dicembre 2008. Entrambi furono infatti tra i firmatari di questo appello alla libertà di espressione, al rispetto dei diritti umani e alle elezioni libere.

UN APPELLO INUTILE

Nonostante la visita di medici occidentali (un americano e un tedesco) a Xiaobo che giaceva in ospedale a Shenyang, e la richiesta di poterlo ricoverare negli USA per prestargli adeguate cure di fine vita, il governo cinese ha opposto un netto rifiuto, motivandolo come la necessaria risposta a un tentativo d’intromissione negli affari interni della Cina. Il risultato, è che Xiaobo è deceduto pochi giorni dopo, giovedì 13 luglio. Una morte annunciata da tempo, da quando la malattia gli fu diagnosticata in carcere, e il governo cinese gli rifiutò l’accesso ad adeguate cure che, forse, avrebbero potuto salvargli la vita. Per questo AI Weiwei è tornato sull’argomento, e di nuovo sulle pagine del Guardian, ha espressa una dura condanna verso Pechino, senza però risparmiare i governi occidentali, che a suo dire si sono poco impegnati nella battaglia in favore di Xiaobo, per non pregiudicare i rapporti commerciali con la Cina.

UNA VITA SPESA PER LA DEMOCRAZIA

L’attivismo democratico di Liu Xiaobo risale al 1989, quando rientrò dagli USA (dove insegnava all’università), per partecipare alle dimostrazioni studentesche di Piazza Tienanmen. A seguito del dispiegamento dell’esercito popolare, fu tra coloro che convinsero gli studenti a cessare le proteste, per evitare un bagno di sangue; intento fallito, perché la repressione fu comunque durissima. Per questi suoi trascorsi, e per l’attivismo successivo, è stato più volte arrestato e condannato, nonostante le sue azioni siano sempre state improntate a un deciso pacifismo. Da intellettuale, si è sempre preoccupato di creare un’opinione attraverso le due dichiarazioni, più che di scendere in piazza in maniera violenta. Questo suo atteggiamento gli è valso la stima di molte associazioni, fra cui Reporter Senza Frontiere che nel 2004 lo ha insignito del premio Fondation de France. Preludio al riconoscimento più prestigioso, il Nobel per la Pace assegnatogli nel 2010 su proposta, fra gli altri, del Dalai Lama e Václav Havel (che stilò Charta77, cui si rifà Charta08). Premio che non poté ritirare perché dal 2008 sottoposto nuovamente ad arresto e condannato a 11 anni di carcere. Una condanna alla quale non sarebbe sopravvissuto.

Niccolò Lucarelli

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Niccolò Lucarelli
Laureato in Studi Internazionali, è curatore, critico d’arte, di teatro e di jazz, e saggista di storia militare. Scrive su varie riviste di settore, cercando di fissare sulla pagina quella bellezza che, a ben guardare, ancora esiste nel mondo.