Le artiste del Surrealismo. A Londra

White Cube Bermdonsdey, Londra – fino al 17 settembre 2017. Modella, ninfa, ibrido, mostro, dea: la donna del Surrealismo è sempre stata decantata, poi resa oggetto, quindi sminuita, in termini di autonomia creativa, dagli artisti del movimento di André Breton. La mostra londinese ne ripercorre le vicende.

Jo Ann Callis, Morphe#3, 1975, vintage silver gelatin print
Jo Ann Callis, Morphe#3, 1975, vintage silver gelatin print

Se l’Eros per Max Ernst, René Magritte e Marcel Duchamp era una forza primigenia di vitale importanza, misteriosa quanto l’ignoto, l’immagine della donna – in linea con la storia dell’arte europea, dominata dal primato patriarcale – negli Anni Venti arriva a coincidere con l’immagine stessa dell’Eros; come da tradizione, ma con intensità avanguardistica. E in molti casi è proprio attraverso tale immagine, sofisticata quanto erotizzata, che le donne vengono dette dai colleghi artisti. Ma l’emancipazione delle artiste passa, più che in altri salotti all’avanguardia, proprio attraverso i circoli surrealisti.

Julie Curtiss, Feelers, 2015, gouache on paper
Julie Curtiss, Feelers, 2015, gouache on paper

SURREALISMI

Sulla scia di diverse mostre internazionali degli ultimi anni, attente a rivisitare la storia dell’arte, la londinese White Cube Bermondsey rende omaggio alle artiste del movimento. Offrono spunti innovativi le colleghe contemporanee, affermate ed emergenti, accanto ai nomi storicizzati: se Lee Miller fa eco alle fotografie di Claude Cahun, le sculture di Kiki Smith dialogano con gli ibridi di Leonora Carrington e Berlinde de Bruyckere. Mona Hatoum e artiste più giovani, come Julie Curtiss, sono le complici perfette di gigantesse come Louise Bourgeois; altre, come Tracey Emin, evocano, col bronzo, i ritratti in bianco e nero di Jo Ann Callis.

Dreamers Awake, exhibition view at White Cube Bermondsey, Londra 2017, photo George Darrell
Dreamers Awake, exhibition view at White Cube Bermondsey, Londra 2017, photo George Darrell

SFATARE I MITI

Se la grande assente della mostra è la performance, esclusi i ritratti di Francesca Woodman e Gillian Wearing, c’è anche posto per opere video, grazie alla presenza di Shana Moulton; e la galleria offre un ricco programma di film d’artista e documentari, ogni domenica, fino al 17 settembre. All’unisono tutte le artiste – oltre cinquanta – omaggiano, irridendoli, i miti del movimento. Ne spicca uno in particolare, evocato quasi in silenzio: quello del genio (maschile) nella storia dell’arte. Una storia da cantare e ricantare.

Elio Ticca

Londra // fino al 17 settembre 2017
Dreamers Awake
WHITE CUBE BERMONDSEY
144-152 Bermondsey Street
http://whitecube.com

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Elio Ticca
Nato a Nuoro nel 1988, si laurea allo IUAV di Venezia in arti visive e dello spettacolo. È in partenza per il Regno Unito per approfondire i propri studi in storia dell'arte alla University of Leeds, attratto dalle connessioni fra l'arte di ogni tempo, i gender studies, gli studi warburghiani, le scienze umane e le discipline umanistiche contemporanee. Cerca un proprio Gesamtkunstwerk personale sulla tela, attraverso l'obiettivo della videocamera, con un violino, attardandosi nella città nel tentativo di lasciarla. Spinto dalla passione verso (vecchie) nuove forme estetiche, necessarie allo sviluppo umano, collabora con Artribune dal 2013.