Luca Rossi? Non è solo Enrico Morsiani. Artribune svela l’identità segreta a otto anni di distanza

Imperversa sul web da otto anni, lanciando j’accuse e giudicando il mondo dell’arte, ma anche proponendo delle azioni. Tutti, fino ad oggi, lo avevano identificato esclusivamente con Enrico Morsiani. Oggi invece Luca Rossi cala la maschera e svela l’identità che si cela sotto il proprio nome.

Luca Rossi, With the tips of left hand fingers, materiali vari, Tate Modern, Londra 2016.
Luca Rossi, With the tips of left hand fingers, materiali vari, Tate Modern, Londra 2016.

Chi frequenta abitualmente il nostro sito non può non conoscerlo. Imperversa nel commentario di Artribune e sui social network da otto anni sotto l’identità segreta di Luca Rossi, l’uomo che parla d’arte contemporanea sotto un nome qualunque, servendosi quasi esclusivamente degli strumenti offerti dal web. Ma anche di operazioni artistiche immaginate e divulgate sempre tramite il sito, o non autorizzate all’interno dei maggiori musei, gallerie, ed istituzioni internazionali. Lancia j’accuse, appelli, strali, contro il sistema dell’arte e le sue distorsioni. Giudica gli artisti giovani o midcareer, colpevoli, a suo parere, di portare avanti un’arte da bricolage, che segue facili istruzioni (definita “ikea evoluta”) o di essere soggetti improduttivi, sostenuti economicamente dalla “nonni-genitori foundation”. Un po’ di storia? Nel 2009 apre il blog Whitehouse, successivamente confluito nei siti lucarossilab.it e lucarossicampus.com, nel 2010 viene definito dall’attuale direttore del Centro Pecci di Prato, Fabio Cavallucci “la personalità artistica più interessante nel panorama italiano”, nel 2013 il direttore uscente della GAMeC di Bergamo Giacinto Di Pietrantonio ne parla come della “nuova Vanessa Beecroft”, proprio sulle nostre colonne.

The Pain of Young Mr. Rossi, documento PDF, Giardini della Biennale di Venezia, 2017.
The Pain of Young Mr. Rossi, documento PDF, Giardini della Biennale di Venezia, 2017.

L’IDENTITÀ SEGRETA SVELATA

C’è chi lo ama, c’è chi lo odia, chi lo considera “leggermente ripetitivo”, chi l’ha definito la “primula rossa dell’arte italiana”, chi sostiene che semplicemente sia insopportabile. Fin dagli esordi però tutti vogliono sapere chi si celi dietro al personaggio di Luca Rossi. Il mirino, nel corso degli anni, è stato puntato su Enrico Morsiani, artista nato a Imola nel 1979, identificato come unico responsabile dell’operazione. Poi, successivamente, si comincia a parlare di una identità collettiva, ma Morsiani, anche nel caso di questa intervista (realizzata, comunque, con l’accordo dei membri del gruppo), resta sempre l’unico frontman del gruppo: partecipa ai Martedì Critici di Alberto Dambruoso ed interviene in altre situazioni pubbliche, non lasciando alcun dubbio: Luca Rossi è solo lui. E invece no. E oggi, su Artribune, cala la maschera…

Santa Nastro

Luca Rossi cala la maschera: chi sei veramente? Da sempre si dice che Luca Rossi è Enrico Morsiani, ma forse c’è di più…

È interessante che tutti vogliano sapere chi è Luca Rossi, oppure chi è Banksy.  Sono domande lecite ma nascondono l’idea che avere a che fare con un soggetto solo permetta di catalogarne, inscatolarne, controllarne l’intenzione. Ansia del Novecento.  La domanda vera è: chi è Luca Rossi per te che mi intervisti? Ovvero, cosa crea in te Luca Rossi, cosa mi fa pensare, scrivere, in che modo agisco diversamente da quando leggo Luca Rossi? Vale per te e per i tuoi lettori. 

Ok, ma vogliamo dare qualche nome, finalmente?

Alcune persone che dichiarano essere Luca Rossi sono per lo più artisti, uniti sotto questa identità collettiva: Pino Boresta, Stefano W. Pasquini, LaRisultante (Samuele Papiro), Simone Rondelet, Enrico Conte, Enrico Morsiani, Roberta Rose Cavallari, la ricercatrice in letteratura Sara Ceroni, residente negli Stati Uniti, Andrea Amaducci, Michele Mariano, Gian Paolo Renzi. 

Questo gruppo di persone cosa fa e perché ha scelto di riunirsi?

Cerca di fare critica con i metodi che l’arte consente, quindi anche l’anonimato e l’essere un collettivo.  In ogni caso Luca Rossi è un ‘identità singola che chiunque può vestire. Questo gruppo di persone è nato in modo del tutto spontaneo, si tratta di persone che si dedicano anche ad attività non sempre inerenti all’arte, proprio per poter mantenere un giudizio critico ed un percorso realmente indipendente rispetto al sistema. Penso che il “professionismo”, riguardo l’arte contemporanea, tenda a portare un preoccupante appiattimento e omologazione dei contenuti.

Qual è il vostro modo di lavorare? Come fate a prendere decisioni?

Non siamo un club o un’associazione, dal momento che veramente chiunque al mondo può essere Luca Rossi, ognuno si coordina e prende decisioni in modo indipendente; altre volte ci confrontiamo tramite una mailing list e poi alcuni agiscono in modo operativo. Mi piace la spiegazione che fornisce Giorgio Agamben rispetto un concetto del filosofo Gilles Deleuze: l’atto creativo è un’atto di resistenza verso noi stessi. Io posso assecondare o trattenere un altro Luca Rossi che ha agito prima di me e in modo diverso.

Che ruolo aveva (se ce l’aveva) la Galleria di Lino Baldini, Placentia, dove peraltro hai fatto una mostra nel 2014, prima di passare nelle mani della nuova gestione?

L’unico ruolo di Lino Baldini è stato quello di aver lavorato molto strettamente con Enrico Morsiani, e quindi anche lui è stato indicato come uno dei tanti “Luca Rossi”.

Se non capisci una cosa cercala su YouTube, lettere in legno 15x2 metri, Val Badia (Piccolino), SMACH 2017 fotocredit: Gustav Willeit - guworld.com
Se non capisci una cosa cercala su YouTube, lettere in legno 15×2 metri, Val Badia (Piccolino), SMACH 2017 fotocredit: Gustav Willeit – guworld.com

La vostra azione si svolge soprattutto sul web, con azioni che spesso si riferiscono a contesti istituzionali reali, come la Fondazione Prada, la Tate, etc. Non sentite il bisogno di confrontarvi davvero con questi o altri spazi espositivi, invece che in maniera fittizia? Non avete paura dell’effetto vorrei ma non posso?

Parti dal presupposto che il fittizio sia contrario al Reale. Non siamo un gruppo di attivisti sociali, né di documentaristi. Invece di fare un taglio sulla tela, Fontana non poteva dire a voce cosa voleva dire? No. Non poteva. Michelangelo non avrebbe potuto leggere i versetti dell’Apocalisse sul Giudizio Universale? No. Non poteva. La domanda è: queste istituzioni non sentono il bisogno di confrontarsi davvero con qualcosa che non gestiscono?
In realtà mi sono confrontato anche con spazi reali, come, per esempio, in questi giorni in Val Badia per la mostra a cielo spero SMACH 2017 o all’interno della Biennale di Venezia 2017. Ogni mio progetto mantiene volutamente un’ambiguità sul luogo in cui è “installato”, questo perché vorrei sempre installare il progetto o l’opera d’arte nella dimensione privata, micro e locale dello spettatore. Quando lo spettatore è a casa sua, in ufficio o in giro per il mondo. Mi interessa installare l’opera soprattutto in questi interstizi di silenzio e solitudine.

Una delle tue definizioni per eccellenza è “Nonni Genitori Foundation”, alludendo a quei giovani artisti che si fanno sovvenzionare dalle proprie famiglie per portare avanti il proprio lavoro. Il tema esiste, indubbiamente. Voi invece come vi sostenete per continuare ad essere Luca Rossi?

Io mi sostengo lavorando, facendo un lavoro non inerente all’arte contemporanea. Questo con la precisa volontà di mantenere una reale indipendenza dal sistema che mi permette di essere libero sia dal punto di vista progettuale che dal punto di vista critico.

Con tutto questo commentare e imperversare su web e social non avete paura di essere scambiati un po’ per i grillini dell’arte? 

I Grillini, piacciano o no, sono seduti anche in Parlamento. Quindi il paragone è positivo da questo punto di vista.  Sicuramente ci sono realtà positive e negative che assumono forme nuove ed esistono perché viviamo in un tempo che non è quello del Novecento. Voi di Artribune quanto spazio date al web e al social?

http://samuelepapiro.tumblr.com
http://www.psq1.com/sr/index.htm
https://www.saatchiart.com/account/profile/59877
http://andreaamaducci.blogspot.it/p/ueehhh.html
http://www.michelemariano.eu
http://www.stefanopasquini.net
www.pinoboresta.com

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Santa Nastro
Santa Nastro è nata a Napoli nel 1981. Laureata in Storia dell'Arte presso l'Università di Bologna con una tesi su Francesco Arcangeli, è critico d'arte, giornalista e comunicatore. Attualmente è membro dello staff di direzione di Artribune. È inoltre autore per il progetto arTVision – a live art channel, ufficio stampa per l’American Academy in Rome e Responsabile della Comunicazione della Fondazione Pino Pascali. Dal 2011 collabora con Demanio Marittimo.KM-278 diretto da Pippo Ciorra e Cristiana Colli, con Re_Place, Mu6, L’Aquila e con Arte in Centro. Dal 2006 al 2011 ha collaborato alla realizzazione del Festival dell'Arte Contemporanea di Faenza, diretto da Angela Vettese, Carlos Basualdo e Pier Luigi Sacco. Dal 2005 al 2011 ha collaborato con Exibart nelle sue versioni online e onpaper. Ha pubblicato per Maxim e Fashion Trend, mentre dal 2005 ad oggi ha pubblicato su Il Corriere della Sera, Arte, Alfabeta2, Il Giornale dell'Arte, minima et moralia e saggi testi critici su numerosi cataloghi e pubblicazioni.
  • Matteo G

    … proprio un gruppo di VERI sfigati. In 8 anni hanno ottenuto ben poco …

    • Un altro Luca Rossi

      Ciao Matteo, stavamo aspettando il tuo commento. Cosa intendi per “ben poco”? Letto così il tuo commento sembra solo provenire dall’ennesimo invidioso. Cerca di argomentare la tua posizione.

      • Nadia Cargnelli

        Sono basita! Ho letto gli interventi e mi sono vista catapultata negli anni ’60 quando gli “intellettuali” dell’epoca volevano rivoluzionare il mondo utilizzando, però, un linguaggio talmente contorto da escludere chiunque non facesse parte della loro ristretta cerchia. Mi chiedo: ma siete fuori di testa? Non vi siete accorti che voi siete il risultato disastroso di quei genitori disastrosi che volevano cambiare tutto e tutti? Se molti giovani sono nella mer.. molto va imputato alla generazione che li ha preceduti: la mia. Il linguaggio serve per COMUNICARE, non per ESCLUDERE. Le critiche, se non sono COSTRUTTIVE, restano tristemente AUTOREFERENZIALI. Meditate, gente, meditate. Con simpatia. Nadia Cargnelli

    • Lorenzo B.

      Il problema di Luca Rossi, che è anche la sua forza e la sua debolezza, è che lui in questi 8 anni ha veramente criticato il sistema facendo nomi e cognomi, argomentando le sue posizioni (per quanto opinabili, ma opinate da pochi). Quindi è ovvio che NON possa avere un totale riconoscimento da un sistema malato che lui stesso critica.

      Questo mezzo riconoscimento (ma Cavallucci e Di Pietrantonio non sono proprio gli ultimi arrivati) mi sembra giusto, e per certi aspetti già un miracolo. Se Luca Rossi fosse saltato fuori in USA o UK ne avrebbero già ricavato un Sehgal o un Banksy….ma anche da qui capiamo quanto il sistema italiano sia poco maturo e inefficace…

      • Roberto Ago

        La cosa più divertente e triste insieme è che nessuno sembra ancora aver compreso come Rossi abbia incarnato innanzitutto quella figura di “critico” che andava parallelamente dissolvendosi. Perché, allora, alcuni dei più noti opinionisti del nostro sistema dell’arte hanno salutato Rossi come la figura artistica più interessante degli ultimi tempi, quando il suo operato è stato prima di tutto critico, specie nei loro confronti? Semplice, premiare l’artista invece del pungolatore è stato un modo per neutralizzare i suoi attacchi. Anche in ciò si dimostra lo statuto intellettuale e professionale degli nostri addetti ai lavori. Occorrerebbe ringraziare il Rossi critico, prima che l’artista, per aver contribuito a illuminarne l’esile spessore. RA

        • Massimiliano Gioni

          Ciao Roberto, insomma l’opera per Smach 2017 mi sembra riesca ad essere opera ed essere critica. Ossia mette in pratica le critiche argomentate da Luca Rossi in questi anni…..non aggiunge l’ennesimo contenuto a quella che è una sovrapproduzione indiscriminata di contenuti. Necessità di uno spettatore attivo, apre ad una contemporaneità complessa: tecnologica ma ancora molto analogica, quasi elementare e primitiva (vedi titolo al limite dell’ingenuo e del didascalico). Reagisce all’ikea evoluta e alla sindrome dei giovani archeologi e scienziati improvvisati……nn mi sembra poco.

          • Roberto Ago

            Caro Luca, non nego il tuo contributo artistico rispetto a una scena italiana post-2001 a dir poco sotto tono, dico solo che il tuo portato critico e di denuncia del nostro pessimo sistema dell’arte è stato ben maggiore. E poi sei l’unico artista di cui mi sono occupato con una certa regolarità, o no? Tutti gli altri sono in gran parte trascurabili, come tu per primo hai fin da subito sottolineato. Con stima, Bob

          • Luca Rossi

            Ciao Bob, prima non ero io. Sarebbe più bello avere una scena italiana vivace, con critici appassionati, che abbiano stimolo, voglia e capacità di argomentare e approfondire. Sarebbe bello avere 100 artisti interessanti. Dare del filo da torcere alla scena internazionale, evitando semmai di piegarci all’inglese. Ma che tristezza quei curatori e artisti italiani che scrivono in inglese su Facebook, rivolgendosi ad una platea italiana. I curatori smaniosi di avere un posticino di lavoro all’estero e gli artisti italiani smaniosi di avere un particina all’estero. Bisognerebbe ripartire da zero :)

    • artriste

      Bravo otto anni di parole per fare un poco di finta contro cultura artistica, già quella vera non sembrava abbastanza inutile

      • Francy

        La contro cultura ce l’hai tu nella testa….in 8 anni più di 20 progetti, decine di testi critici, e almeno 2 proposte operative per la divulgazione, ossia per diminuire il gap tra arte e pubblico…non mi sembra poco. Ma capisco che tu sia invidiosa. Brutta cosa.

  • http://buonsens.blogspot.it/ CoDa

    Mi é sempre piaciuto il suo/loro approccio critico al sistema dell’arte. Condivido molte delle loro idee.
    Come struttura riprendono l’idea di Luther Blisset di qualche decennio fa… ma non per questo non valido. Il punto di discrimine deve essere cosa ci dicono il suo/loro lavori. Mischiare reale e virtuale é un’idea un po’ povera, ma forse mi perdo qlcosa anche se lo/li seguo da anni.
    Per es. mettere una scultura con le lettere tipiche di una foto digitale (img…) non porta il discorso molto lontano. Si sa che la linea di demarcazione non è netta, e allora? (Ricordate l’occhiolino di belmondo steso morto alla fine di uno dei primi film di godard?)
    Non é che lavorare esclusivamente sui luoghi digitali li fa di per se artisti… questo suo/loro atteggiamento prevalentemente concettuale li distacca ulteriormente dal reale. La dicotomia con cui giocano é risolta a favore del virtuale. Io penso che la strada dell’arte debba anche andare dalla parte opposta. Pensare non basta se non diventa vita di tutti i gg. Mi sto perdendo qlcosa?

    • Francy

      Ciao Coda, l’opera che hai citato apre ad una selezione (non personalizzata) di micro universi in quotidiana crescita. Fra 10-20 anni sarà diversa eppure uguale. Invece mi sembra interessante questa fibrillazione tra reale e virtuale, immaginazione e oggetti; per scoprire che anche quando guardiamo un video sul cellulare non siamo nel virtuale ma siamo nel reale. L’opera in Val badia restituisce il senso fluido, ma allo stesso tempo materiale, lavico, del nostro tempo e della contemporaneità. Si tratta di un anticorpo un criterio per reagire all’algoritmo che vorrebbe solo nutrici di cose e informazioni che ci piacciono. Il dolore lascia il posto al “Mi piace” che è una prosecuzione dell’Uguale.

      • http://buonsens.blogspot.it/ CoDa

        Grazie della risposta, ma scusa non ho capito quasi nulla.
        Selezione di microuniversi?
        L’opera restituisce il senso fluido…,lavico ?
        Anticorpo per reagire all’algoritmo del “mi piace”? Scusa ma la foto dell’articolo non mi provoca dolore…
        Penso che sia necessario articolare meglio la risposta, sempre che il tuo fine sia quello di farci capire il senso del vs lavoro. Come spesso accade nell’arte contemporanea il linguaggio usato é ostico, veramente incomprensibile. E poi ci lamentiamo che l’arte contemporanea non interessa a nessuno?

        P.s: sei proprio sicura che quando guardi un video sul cellulare sia reale?

        • Senza coda

          Cosa il titolo recita: “se non capisci una cosa cercala su YouTube”…più di così!

          • http://buonsens.blogspot.it/ CoDa

            Certo che ci ho provato ma….nulla. Come ogni volta che apro una discussione con LR si approda al nulla. Volete uno spettatore attivo? Eccolo:
            1- ditemi qual é il legame stretto che avete con le Dolomiti?
            2- qual é il criterio x ordinare il caos di contenuti che ogni giorno…?
            3- come fa l’opera a rendere significativa la relazione con i contenuti che ci bombardano ogni giorno?
            4- perché volete che uno spettatore si attivi per il nulla?

          • Francy

            1) una questione biografica
            2) segui quello che dice il titolo dell’opera. Quello è il criterio. Ogni giorno migliaia di persone caricano su YouTube video senza dare titolo e quindi lo smartphone ricarica con un titolo arbitrario conseguenziale.
            3) solitamente un algoritmo decide le cose e le informazioni che ci piacciono , e ci propone tali cose e tali informazioni. L’opera che vede installata nelle Dolomiti è come un anticorpo in quanto ti porta a creare una playlist del tutto inaspettata e che potenzialmente può cambiare fra un giorno fra 10 mesi o fra 20 anni.
            4) lo spettatore si attiva se vuole attivarsi, ma nel caso decida di attivarsi cercando quella cosa che non capisce, allora arriverà a tanti micro Universi in quotidiana crescita.

          • http://buonsens.blogspot.it/ CoDa

            Ora tutto mi é chiaro. Grazie mille.
            Ma mi chiedo perché costruire tutto ciò per sfuggire all’essere pilotati dal web, visto che questa é una cosa arcinota? Non bastava scrivere “andate su google e mettete img3733 (spiegando il significato di questo Imi di default) come ricerca e guardatevi tutti i video che vengono fuori”. Era molto più chiaro e si otteneva lo stesso risultato con molta meno fatica.
            Provo ad andare oltre. Poiché il mio operare artistico è quello di vivere le opere altrui secondo miei criteri (il vs spettatore attivo?) ho provato a vivere il vs lavoro a modo mio.
            Innanzitutto il criterio scelto da voi, funziona anche inserendo Img seguito da un numero qualsiasi. Tutti questi modi sono comunque poco entusiasmanti: in quanti hanno visto più di due/tre video? Vuol dire che il lavoro funziona sulla carta (concettuale) ma non nella vita vera, perché rimanda a qualcosa che non abbiamo vissuto, sperimentato di persona. Su questa noia sono caduti molti lavori concettuali basati sul caso.
            Allora ho preso il mio cane e sono uscito x portarlo a spasso. Ho deciso che non dovevo essere io a portare lui ma lui a portare me. Il lavoro si intitola: “se non capisci il lavoro di LR cercalo su YouTube; se non lo capisci ancora fatti portare a spasso dal tuo cane”. Un approccio casuale, come quello di LR, ma vissuto con tutti i sensi. Non é meglio?

          • Francy

            Ciao Coda, non c’è nulla di causale, ma viene fatta una scelta. La natura dell’opera vive una fibrillazione tra esperienza diretta, esperienza mediata, opera-oggetto e immaginazione. In realtà molte persone cercano IMG 3733 spontaneamente perché riconoscono quello che potrebbe essere il nome di un file…ogni anno quest’opera sarà diversa eppure apparentemente sempre uguale. Fra 50 anni sarà completamente diversa.

            Quest’opera restituisce il senso del nostro tempo, un tempo tecnologico ma ancora molto fisico, analogico e quasi primitivo; un tempo liquido ma anche fatto di esperienze reali e concrete. Mi sembra molto interessante la sua ecologia, ossia non proporre l’ennesimo contenuto (per quanto il contenuto ci sia) ma un criterio per gestire e reagire ai contenuti.

            L’opera apre a tante situazioni marginali di cui però è fatta la nostra vita, la nostra vita è caratterizzata da pochi eventi straordinari e tantissimi ordinari. L’opera apre a questi mondi, video che altrimenti rimarrebbero nascosti perché nessuno può cercare essendo privi di un titolo specifico. Una playlist che cambia ogni giorno potenzialmente.

            Potremo definire questo progetto antifragile secondo la definizione di Nicolas Bourriaud: la fragilità sarebbe soffocare o rifiutare la pioggia di cose e informazioni; rigidità sarebbe creare l’ennesimo contenuto pensando che possa competere con gli altri.

          • http://buonsens.blogspot.it/ CoDa

            Condivido la necessità di far interagire mentale e reale, digitale ed analogico, …ma nel tuo//vs lavoro dov’é la fisicitá? Le scritte IMG 3733 in legno?
            Da questo spunto é nata la necessità di integrare il vs lavoro con la passeggiata canina :). Utilizzo di un criterio simile (si scoprono posti, cose nascoste) con un plus di sensazioni fisiche che nel vs intervento non vedo.

          • Francy

            Sensazioni fisiche? Passeggiata canina? Proponi tu un progetto di questo tipo!….vedi, il punto non è l’innovazione o la novità (cose che possono essere stupide come una passeggiata canina con sensazione fisiche), ma una consapevolezza tra intenzioni, progetto contesto. Più l’interazione tra questi tre aspetti è efficace più l’opera è capace di restituire il senso del nostro tempo e della nostra contemporaneità. Questo ci permette di avere “altri occhi” e allenare, sperimentare una sensibilità diversa per vedere ogni cosa.

          • http://buonsens.blogspot.it/ CoDa

            Il progetto l’ho già proposto nella mia replica ai vs commenti: che differenza fa proporlo qui o in una rassegna d’arte in val Badia? Tanto più per chi come voi (e io condivido) l’opera si fa nella casa di ogni spettatore. Non mi interessa partecipare a mostre. Io faccio un altro lavoro lontano dall’arte x mantenermi, proprio per non aver vincoli.
            Questo progetto, come altri (ho un blog che li descrive e in cui ho inserito anche questo), parte da un lavoro artistico e cerca di farlo proprio, di viverlo, soprattutto fisicamente; poiché nel vs progetto “sentivo” la mancanza di fisicità, l’ho integrato con la passeggiata guidata dal mio cane (il cane é l’applicazione sensoriale della vs scelta digitale di prendere i file img3733; entrambi generano risultati casuali sempre diversi, con un plus di odori e tattilità col cane). Passeggiata fatta veramente dopo aver visto un po’ di video img3733.
            Non mi interessa la novità in termini di linguaggio artistico, penso che le diverse modalità siano già state scoperte; il linguaggio artistico da solo non ha più nulla da dire; quello che conta é l’utilizzo oltre linguistico di queste vecchie modalità linguistiche; per es. proporre risultati artistici derivanti da processi casuali é cosa nota nella storia dell’arte; io applico la stessa modalità ma ad un’azione ordinaria che può rendermela straordinaria (da non leggere in modo esagerato ma semplicemente diverso: seguire il percorso voluto dal cane mi ha fatto scoprire particolari su cui da solo non mi sarei mai soffermato). Questa rivitalizzazione di una nota modalità artistica si basa spesso su una maggiore attenzione agli aspetti sensoriali (é come se davanti ad una natura morta di frutta dipinta, mi facessi una spremuta con frutti simili a quelli del quadro e me la bevo guardando il quadro).
            Liberi di ritenere la mia passeggiata stupida ma potrei dire lo stesso del vs progetto… infatti hanno molti punti in comune: ci sono le intenzioni, c’é Il progetto e c’é un contesto, anche se poi divergono. E c’è anche il senso del ns tempo basato sulla digitalizzazione che ci allontana dalla realtà sensibile, dove ritengo sia importante riequilibrare questi due aspetti (non é questo che sta facendo sebbene diversamente la realtà virtuale?). E il mio progetto dovrebbe allenare a questo modo diverso di vedere le cose di tutti i giorni. Un po’ come il vostro, digitale a analogico insieme, no? :)

          • Francy

            In diversi commenti vedo il desiderio di ridimensionare “Luca Rossi” e promuovere il proprio ego. Purtroppo in platea ci sono solo sedicenti artisti e addetti ai lavori. Questo è tipico italiano: rendere tutto mediocre per mettere al sicuro la propria presunta mediocrità, meglio un americano o un francese, piuttosto che supportare un italiano. Lo scriveva anche Sergio Romano qualche anno fa.

            Che piaccia o no Luca Rossi è l’unica voce fuori dal coro sia a livello critico che progettuale. Questo da fastidio ad una platea di addetti ai lavori spesso inetti, invischiati e che si sono buttati nell’arte quando hanno scoperto che con filosofia, scienze della comunicazione o conservazione dei beni culturali si rimane disoccupati…ecco che Luca Rossi è importante anche per questo, perché diventa la lepre sacrificale per smascherare la mediocrità della scena italiana. Bene, avanti così.

          • http://buonsens.blogspot.it/ CoDa

            Dire a me che la discussione in corso era finalizzata a promuovere il mio ego, scusate, ma mi sembra veramente fuori luogo.
            E’ chiaro (e normale penso) difendere le proprie idee ma quello che a me interessava era metterle alla prova con il vs modo di pensare (perché vi ritengo interlocutori interessanti come già dissi all’inizio). Ecco il perché delle mie continue repliche.
            Ed ecco invece che rispondere a tono alla mia visione, esce uno dei vostri classici ritornelli (LR è il migliore, l’alternativo vero, il sistema dell’arte chiuso, tutti gli altri sono mediocri…). Un refrain pubblicitario, ripetuto da diversi anni, che ditemi voi se non è finalizzato proprio al rafforzamento dell’ego LR (pur esteso a diverse persone)? e ben più di quello che faccio io partecipando alle discussione sull’arte quando l’argomento è interessante (non certo spesso come voi), senza nessuna sponsorizzazione del mio lavoro (non certo come voi), con la scelta di stare completamente fuori dal sistema dell’arte (non lavoro in questo ambito, non sono mai stato in gallerie a proporre i miei lavori, non chiedo a critici, curatori di vedere il mio lavoro…).
            e concludo…la mediocrità non è forse il vs modo di atteggiarvi chiudendo la discussione con un assioma da marketing invece che discutere liberamente e serenamente di quello che l’arte oggi potrebbe fare e dare? solo così il sistema Italia (brutta parola ma chiara) potrebbe crescere.
            con tristezza, un caro saluto

          • Francy

            Mai scritto che Luca Rossi è il migliore….ma non è certo un gruppo, in quanto potresti essere anche tu. Ho scritto “unica voce critica e progettuale fuori dal coro”….COME DARMI TORTO???????!!!!!!!!!!!!!

            Il valore non sta nell’essere dentro o fuori dal sistema (???) sta nei contenuti che si propongono e nella capacità di comunicarli….potremo dire che Luca Rossi è stata o un pendolo tra dentro e fuori il sistema….così si cambiano le cose (e anche il linguaggio dei testi dell’arte è cambiato…)

          • http://buonsens.blogspot.it/ CoDa

            vedo che cmq, aldilà delle parole utilizzate, ego e marketing la fanno da padrone (unica voce critica e progettuale mi sembra un tantino esagerato; in tanti la pensano così, ma devo dare atto che la tua strategia comunicativa è molto attenta, sei molto presente, uso ripetuto di slogan… insomma una pubblicità perfetta…)… ma veniamo ai risultati concreti (come ben sai la pubblicità non basta):potresti darmi esempi di testi dell’arte il cui linguaggio è cambiato grazie ai tuoi/vs interventi? quali sono stati i risultati dei tuoi progetti? usare un approccio utilitaristico/aziendale (non so se è il termine corretto ma vorrei dire che il tuo modo di operare non è diverso da quello di una start-up) implica confrontarsi con i risultati della propria strategia.
            Un’ultima cosa: visto che potrei essere anch’io LR, posso cambiare la strategia del personaggio? grz

          • Francy

            Ciao Coda, certo che puoi cambiare la strategia, come lo fanno in molti. In questo senso la scelta di Luca Rossi permette veramente di resistere a se stessi. Giorgio Agamben spiega così l’atto creativo come atto di resistenza. Se tu diventi Luca Rossi puoi operare con maggiore forza senza perdere la tua individualità.
            .
            Risultati di Luca Rossi: se guardi il sito Luca Rossi Lab non ci sono solo diversi articoli con tanti spunti critici ma diversi progetti che restituiscono una natura dell’opera d’arte che rispecchia il nostro tempo. Sono in atto progetto di formazione per gli artisti e di divulgazione per il pubblico….se non sono questi risultati….

          • http://buonsens.blogspot.it/ CoDa

            1) se posso cambiare la strategia allora dimmi come posso intervenire a modificare il sito di lucarossilab e fare un po’ di resistenza agambeniana?
            2) i tuoi lavori LR li conosco, per risultati intendevo la risposta del pubblico non artistico… non ho trovato feedback sul sito
            grz

          • Francy

            2)Io non sono Luca Rossi, ma non credo che siano attendibili i feedback sul sito….che feedback cerchi?

            1) Immagino tu possa aprire un nuovo sito di Luca Rossi o una pagina Facebook.

          • http://buonsens.blogspot.it/ CoDa

            0) lo so che non sei LR ma Morsiani…

            1) non sarebbe la stessa cosa e lo sai: la resistenza che citi è, anche come dici tu, resistenza a se stessi, interna per cui deve avvenire nello stesso soggetto (in questo caso virtuale) …ho l’impressione che stai usando il concetto di resistenza citato da Agamben più per avere un supporto teorico che per effettività pratica… non so se Deleuze approverebbe :)

            2) i feedback che cerco sono, come dicevo chiaramente, quelli delle persone che hanno partecipato ai tuoi workshop, per es., o quelli che hanno provato a cercare su youtube quello che non capivano; in altre parole il tuo insistere sull’uscire dal contesto dei soli addetti ai lavori a quali risultati ha portato? se sei convinto di aver cambiato il mondo dell’arte come dici sopra, perché non ci sono sul sito feedback di spettatori non addetti al mondo dell’arte ma solo frasi di critici noti? .. non è che anche qui stai nascondendo qualcosa dietro l’inattendibilità del sito?

            p.s. sappi solo che se tu fossi una società quotata in borsa dopo le tue ultime affermazioni le tue azioni sarebbero sospese per ribasso, e non perché siano false ma perché non chiare…;)

        • Francy

          Ciao Coda, il titolo dell’opera, installata in Val Badia, mi sembra che risponda bene al tuo desidero di immediatezza nella comprensione: se non capisci una cosa, cercala su YouTube. C’hai provato?

  • artriste

    Ed ecco svelato il mistero che oramai non interessa più a nessuno

    • Artcontenta

      Non interessa tanto da leggere e commentare…

  • a lorenzi

    Io personalmente non acconsentirei a fornire materia per una
    persona dal curricolo come Santa. Personalmente e anche
    tutti i miei amici e conoscenti, siamo stufi, di leggere una quantità
    di descrizioni di partecipazioni, curatele, studi, iscrizioni, articoli
    e quant’altro. Basta! Non se ne può più! Oltretutto è sempre lo
    stesso minestrone. A chi può fregare se io ho tre lauree e sono
    stato ricercatore fino a due anni fa in neuroscienze? Un grande
    sbadiglio mio e di tutti.
    Peraltro poi, anche questo marchio di fabbrica (no logo)
    Luca Rossi è già bruciato, non sono dei geni e non si capisce
    realmente cosa vogliono, chi sono, e che arte vogliono realmente
    fare e promuovere. Insomma, almeno pare di capire che non
    cercano i soliti sponsor, leggi la solita banchetta, finanziaria,
    mercante di prosciutti eccetera.
    Ma i contenuti, la magia, la poesia, la preghiera laica che
    dovrebbe essere l’arte, dove sta?

    A. lorenzi

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