Il lato gay del Museo Prado di Madrid. In occasione del World Pride la collezione diventa LGBT

Il Museo di Madrid presenta fino al 10 settembre un percorso alternativo nella collezione, con 30 capolavori che raccontano l’omosessualità nell’arte. Tra questi alcune chicche, da Goya a Caravaggio.

MATTEO BONUCCELLI, Hermafrodito, 1652 Museo del Prado
MATTEO BONUCCELLI, Hermafrodito, 1652 Museo del Prado

Il Prado mostra il lato LGBT della sua collezione. In occasione del World Pride, che si terrà a Madrid dal 23 giugno al 2 luglio, la pinacoteca più importante di Spagna offre al pubblico un percorso alternativo di visita per svelare una lettura nuova, diversa, di 30 capolavori della collezione permanente.

Oggi il Prado è un più che mai nazionale”, ha dichiarato il direttore Miguel Falomir, “un museo pubblico per tutti, aperto alle diverse sensibilità”. L’idea, proposta in collaborazione con la Comunidad de Madrid, è quella di suggerire la visione di alcune opere con occhi nuovi, avvicinandosi alla storia dell’arte con una sensibilità diversa, che indaga oltre le pieghe iconografiche e ragioni biografiche dei grandi capolavori”.

Lo sguardo dell’altro. Scenari per la differenza è infatti il titolo dell’iniziativa del Prado che, fino al 10 settembre, propone un itinerario guidato tra le sue sale pensato per contemplare la realtà storica delle relazioni sentimentali tra persone dello stesso sesso o di identità sessuali “fuori dalla norma”.

GLI ARTISTI LGBT

Trenta opere, suddivise in quattro diversi percorsi, raccontano episodi di omosessualità all’interno della storia dell’arte occidentale e della sua eredità iconografica. L’itinerario è cronologico: dalle amicizie immortali  fra grandi uomini nell’antichità greca e romana, come Oreste e Pilade, Antinoo ed Adriano, ritratti nei loro statuari busti di marmo, ai frequenti casi di omosessualità occulta tra i grandi maestri del Rinascimento, come Leonardo e Sandro Botticelli, Benvenuto Cellini e Caravaggio (perseguiti e processati in vita per presunta sodomia); dalle devianze iconografiche dei tanti ermafroditi della storia dell’arte (tra i quali il bellissimo bronzo di Matteo Bonuccelli che campeggia nella sala de Las Meninas) alle più rare ma curiosissime donne barbute, come la Maddalena Ventura di Ribera o la Brigida del Río, la barbuda de Peñaranda di Juan Sanchez Cotán, fino all’immancabile San Sebastiano, oggi icona gay per eccellenza perché fanciullo efebico martirizzato, che Guido Reni e  tanti altri pittori del Barocco sublimano nelle loro tele.

Esiste poi la pittura a soggetto mitologico che spesso, per la contemplazione privata di reali, cardinali e potenti, mostra sensuali coppie omosessuali amoreggianti, ispirate alle storie di Ovidio e dei poeti dell’antichità. Rubens fu maestro nel ritrarre gli amori fra gli dei, e lo fece anche per decorare la Torre della Parada – casino di caccia del Monte del Pardo (oggi scomparso) – con scene mitologiche per il piacere del re Felipe IV.

LE CHICCHE

Completano il percorso due autentiche chicche: il disegno di Goya El Maricón de la Tía Gila, uno omuncolo ridicolo, basso e sgorbio (da cui l’appellativo maricón, oggi termine volgare per gay); e l’allusivo leone de El Cid di Rosa Bonheur, audace pittrice omosessuale nella Francia di fine Ottocento.

Nel caso del Prado l’uso della parola omosessuale è anacronistica” spiega Carlos Navarro, curatore della mostra insieme con Álvaro Perdices. “E’ un termine coniato alla fine dell’Ottocento, e la nostra collezione termina, per convenzione, nel 1881” (anno della nascita di Picasso, ndr). “Per rendere più chiaro ed esplicito il percorso di visita – precisa Perdices – abbiamo deciso di affiancare alle tradizionali placche del museo, alcune cartelle con note specifiche di approfondimento”.

Il Prado affronta dunque il tema dell’omosessualità nell’arte antica con il consueto rigore scientifico, offrendo ai visitatori, presenziali e virtuali (moltissimi i frequentatori della pagina web) tutti gli strumenti necessari per un serio approfondimento storico e teorico del percorso espositivo. Oltre a una piccola ma interessante guida alla mostra, si organizzano infatti una serie incontri, corsi e video-interventi che dimostrano ancora una volta come la Spagna sia un riferimento europeo, e internazionale, in materia di gestione delle diverse identità sessuali e della cultura LGTBI.

 

– Federica Lonati

 

La Mirada del Otro
fino al 10 settembre
Museo del Prado, .
Paseo del Prado, Madrid

wwww.museodelprado.es

 

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Federica Lonati, nata a Milano nel 1967, diploma di Liceo classico a Varese, si è laureata nel 1992 in Lettere Moderne alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università Cattolica di Milano con una tesi dedicata all’opera lirica e alla sua riproducibilità audiovisiva (Comunicazioni Sociali). Giornalista professionista dal 1997, dai primi anni Novanta collabora con “La Prealpina”, quotidiano di Varese, scrivendo soprattutto di teatro, opera lirica e musica classica. Dal 1995 è assunta nella redazione di “Lombardia Oggi”, settimanale di attualità, spettacoli e tempo libero, allegato domenicale al quotidiano “La Prealpina”. Redattore ordinario fino all’agosto del 2005, si occupa delle pagine di arte, musica classica e attualità in generale. Dal settembre 2005 vive a Madrid. Dalla Spagna ha scritto articoli per “Libero”, “Qui Touring”,”Il Corriere del Ticino”, “Il Sole 24 Ore” e “Grazia”. Tra il 2008 e il 2011 ha collaborato con “Agrisole”, supplemento settimanale del “Sole 24 ore”, realizzando cronache e reportage dedicati all’economia agricola spagnola.