Una performance no-stop di Santiago Sierra per ricordare le vittime della guerra siriana

Nuova performance provocatoria per Santiago Sierra: una maratona di otto giorni per denunciare il dramma del popolo siriano.

The names of those killed in the Syrian conflict, between 15th of march 2011 and 31st of december 2016 di Santiago Sierra
The names of those killed in the Syrian conflict, between 15th of march 2011 and 31st of december 2016 di Santiago Sierra

Una performance no-stop che racconta il dramma della guerra siriana è la nuova, imminente opera di Santiago Sierra (Madrid, 1966) che toccherà quattro diverse città in tre continenti per otto giorni. La performance intitolata The names of those killed in the Syrian conflict, between 15th of march 2011 and 31st of december 2016, si basa sul lavoro di ricerca svolto dal Grupo de Investigación sobre el Conflicto en Siria (GICS), guidato da Pedro Brieger, Professore di Sociologia del Medio Oriente presso l’Università di Buenos Aires che ha raccolto i nomi di tutti i defunti dall’inizio del conflitto siriano. In ogni tappa, saranno letti ininterrottamente per 48 ore, come in una litania, i nomi delle migliaia di vittime della guerra. Un lavoro intenso, potente, tragico e poetico al tempo stesso, che parte dal Center of Contemporary Art di Tel-Aviv il 21 maggio per concludersi il 29 maggio durante la Biennale della Performance di Buenos Aires. In mezzo due tappe intermedie al Wiener Festwochen di Vienna, dal 23 al 25 maggio, e alla Lisson Gallery di Londra, dal 25 al 27 maggio. Da Oriente ad Occidente, dunque, seguendo idealmente il ritmo naturale dell’evoluzione del tempo e delle stagioni, ma anche le tappe di una transumanza senza tregua. Un viaggio fisico oltre che mentale che coniuga l’estensione geografica alla dimensione del dramma umano perché nessuno è innocente se indifferente. Per rendere ancora più elevato il senso del dramma collettivo, l’artista spagnolo ha scelto di non condurre l’azione performativa in prima persona ma di delegare il lavoro in ogni città ad un gruppo di sedici performer di lingua araba che declameranno senza interruzioni l’elenco delle vittime. Il pubblico potrà partecipare di persona alla performance oppure scegliere di seguirla in tempo reale sul sito dell’artista.

I PRECEDENTI DELLA PERFORMANCE

Santiago Sierra ha già intrapreso in passato azioni performative simili pur senza raggiungere mai un tale grado di complessità e intensità. Nel 2004, in Spagna, un gruppo di immigrati di lingua araba ha ripetuto per 120 ore i nomi presenti su un elenco telefonico israeliano, e più recentemente, nel 2016 a Madrid, due arabi hanno letto tutti i nomi delle persone uccise tra l’8 luglio e il 26 Agosto 2014 durante l’assalto di Israele a Gaza. Con il suo lavoro, l’artista spagnolo ci ha abituati ad opere dal forte impegno politico che sfidano convenzioni e il politically correct. L’artista concettuale evidenzia e critica le condizioni politiche e sociali della società contemporanea svelando le dinamiche di potere con azioni provocatorie. È il corpo il luogo dove le azioni performative di Sierra raggiungono la massima intensità. Quello di Sierra è un corpo politicizzato, perché degradato e sottomesso alla violenza imposta dal sistema economico dominante. In una delle sue opere più iconiche 250 cm Line Tattooed on Six Paid People del 1999 Sierra denuncia lo sfruttamento dei lavoratori del Terzo Mondo da parte della società capitalistica esponendo sei giovani cubani in piedi, uno accanto all’altro, tatuati con una linea continua sul dorso per un corrispettivo di 30 dollari.

-Mariacristina Ferraioli

Santiago Sierra: The names of those killed in the syrian conflict
Center of Contemporary Art
Tsadok HaCohen 2, Tel Aviv-Yafo, Israel
info@cca.org.il

 

CONDIVIDI
Mariacristina Ferraioli
Mariacristina Ferraioli è giornalista, curatrice e critico d’arte. Dopo la laurea in Lettere Moderne con indirizzo Storia dell’Arte, si è trasferita a Parigi per seguire corsi di letteratura, filosofia e storia dell’arte presso la Sorbonne (Paris I e Paris 3). Ha conseguito il Master in Organizzazione e Comunicazione delle Arti Visive presso l’Accademia di Belle Arti di Brera. Ha vinto la Residenza per Curatori della Dena Foundation for Contemporary Art presso il Centre International d’Accueil et d’Echanges des Récollets di Parigi. Ha lavorato al Centre Pompidou collaborando alla realizzazione della mostra “Traces du Sacré” e ha pubblicato un testo critico sul catalogo della mostra. Ha coordinato l’ufficio Master dell’Accademia di Belle Arti di Brera e ha curato mostre sia in Italia che all’estero. Redattrice di Artribune, collabora stabilmente con Cosmopolitan Italia e Icon Design. Sta conseguendo un dottorato in Comunicazione e mercati: Economia, Marketing e Creatività presso l’Università Iulm di Milano ed è docente a contratto presso diverse istituzioni tra cui l’Accademia di Belle Arti di Brera.