Biopic in salsa artistica. È il turno di Yves Klein

Una biografia romanzata a più voci, quella che Teodoro Gilabert pubblica per Skira. Dove critici e galleristi, amici e collezionisti raccontano la vita di Yves Klein, il creatore del blu più celebre al mondo. In una parabola rapida e non sempre entusiasmante.

Yves Klein e Rotraut Uecker
Yves Klein e Rotraut Uecker

La collana è quella delle Storie pubblicate da Skira; collana diretta da Eileen Romano, che segue anche la serie della Narrativa. In entrambe, ma ancor più in questa collana, il confine tra biografia e fiction è in costante, disorientante equilibrio. Nell’economia della serie stessa, e addirittura all’interno di alcuni libri, come questo dedicato alla vita e all’opera di Yves Klein (Nice, 1928 – Parigi, 1962).
L’autore, Teodoro Gilabert, costruisce questo biopic – per mutuare un termine dal linguaggio cinematografico – assemblando un coro di voci che si alternano, scompaiono, riappaiono a distanza di qualche anno; che raccontano Klein, il quale mai parla in prima persona, dai propri soggettivi punti di vista. Una struttura che ricorda, per citare un esempio princeps, quel Foto di gruppo con signora grazie al quale Heinrich Böll vinse nel 1972 il Nobel per la Letteratura.
Si ascoltano così le voci che ci si può legittimamente aspettare, come quelle di Pierre Restany e Iris Clert (i quali erano in pessimi rapporti), ma anche di personaggi solo apparentemente minori, come Édouard Adam, il proprietario del colorificio presso il quale Klein trovò consigli fondamentali per la creazione del suo IKB – International Klein Blue, o in chiusura quella di Mourad, estatico (e fittizio?) guardasala al Centre Pompidou.
Scorrono così episodi e aneddoti della vita di Klein. Non tutti, e narrati parzialmente, com’è giusto che sia nel momento in cui si adotta e si accetta questa particolare ottica finzionale. C’è così il primo dojo parigino – acquistato da madre e zia – presso l’ex studio di Fernand Léger; accanto al judo, la passione per i Rosacroce, l’ingresso nell’Ordine degli Arcieri di San Sebastiano, la devozione per Santa Rita da Cascia.

Yves Klein e Rotraut Uecker
Yves Klein e Rotraut Uecker

Poi l’arte diventa preponderante: nel 1955 il Salon des Réalités Nouvelles rifiuta il monocromo arancione Expression de l’univers, ma quello è anche l’anno in cui Klein conosce Pierre Restany. Nel 1956, l’acquisto del primo monocromo blu da parte di Lucio Fontana durante la mostra milanese alla Galleria Apollinaire di Guido Le Noci, e l’unico rosso esposto – sempre nella stessa occasione – comprato da Panza di Biumo, insieme a una recensione entusiasta di Dino Buzzati.
Il 1957 è l’anno dell’incubatrice del gruppo dei Nouveaux Réalistes intorno a uno… scarafaggiodromo; gruppo la cui nascita ufficiale sarà datata 27 ottobre 1960, con la dichiarazione scritta e firmata da tutti i componenti in nove copie, rigorosamente monocrome. Il 28 aprile 1958 è il giorno della celeberrima Exposition du vide alla Galerie Iris Clert, funestata dalla notizia – appena un’ora prima dell’evento – che “l’illuminazione dell’obelisco [quello di Place de la Concorde, in IKB naturalmente, N.d.R.] era stata vietata dalle autorità”. Il progetto – sia detto per dovere di cronaca – venne realizzato, postumo, nel 1983. E ancora, il 5 giugno 1958, la prima Antropometria eseguita sull’isola di Saint-Louis a Parigi nell’appartamento di Robert Godet, e poco dopo la commissione per il foyer del teatro dell’opera di Gelsenkirchen.
Poi la sfortunata avventura americana, con la mostra da Leo Castelli nel 1961, il Manifesto del Chelsea Hotel, il lavoro a Malibu. L’anno seguente, un’altra delusione, frustrante: l’invito al Festival di Cannes per la proiezione di Mondo Cane di Gualtiero Jacopetti, nel quale però “Yves è stato ridicolizzato, presentato come un oscuro pittore straniero, mezzo pazzo”, secondo la “voce” dell’artista e compagna Rotraut Uecker.

Tutto questo è scritto in capitoli brevi, filanti, piacevoli. La classificazione del volume è un problema: non una monografia, forse un’opera di narrativa. Magari uno stimolo ad approfondire. E allora vi diamo qualche consiglio per andare alle fonti, in primis con gli scritti dello stesso Klein: Verso l’immateriale dell’arte (ObarraO, 2009), che contiene anche alcuni documenti dell’epoca, come l’articolo scritto da Dino Buzzati sul Corriere d’Informazione; e I fondamenti del judo (ISBN, 2007). Di Pierre Restany va letto Yves Klein. Il fuoco nel cuore del vuoto (Prearo, 2008), mentre per vedere on paper le opere di Klein si può utilizzare il catalogo Silvana Editoriale della personale allestita nel 2009 al Museo d’Arte di Lugano.

 

Marco Enrico Giacomelli

 

Teodoro Gilabert – Blu K. Storia di un artista e del suo colore
Skira, Milano 2014
Pagg. 144, € 15
ISBN 9788857222844
www.skira.net

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Giornalista e dottore di ricerca in Estetica, ha studiato filosofia alle Università di Torino, Paris8 e Bologna. Ha collaborato all’"Abécédaire de Michel Foucault" (Mons-Paris 2004) e all’"Abécédaire de Jacques Derrida" (Mons-Paris 2007). Tra le sue pubblicazioni: "Ascendances et filiations foucaldiennes en Italie: l’operaïsme en perspective" (Paris 2004; trad. sp., Buenos Aires 2006; trad. it., Roma 2010), "Another Italian Anomaly? On Embedded Critics" (Trieste 2005), "La Nuovelle École Romaine" (Paris 2006), "Un filosofo tra patafisica e surrealismo. René Daumal dal Grand Jeu all'induismo" (Roma 2011), "Di tutto un pop. Un percorso fra arte e scrittura nell'opera di Mike Kelley" (Milano 2014). In qualità di traduttore, ha curato testi di Deleuze, Revel, Augé e Bourriaud. Ha tenuto seminari e lezioni in numerose istituzioni e università, fra le quali la Cattolica, lo IULM, l'Università Milano-Bicocca e l'Accademia di Brera di Milano, l’Alma Mater di Bologna, la LUISS di Roma, lo IUAV di Venezia, l'Accademia Albertina di Torino. Insegna alla NABA di Milano. È vicedirettore editoriale di Artribune e direttore responsabile di Artribune Magazine.