Le magie della prospettiva barocca. Jean-François Niceron a Roma

Palazzo Barberini, Roma ‒ fino al 10 giugno 2018. In un allestimento concepito come una scatola magica, quattro opere introducono il pubblico ai virtuosismi e agli artifici della prospettiva. Le anamorfosi di Jean-François Niceron in mostra a Roma raccontano l’esprit de géométrie del Barocco.

Jean François Niceron. Curiose Riflessioni. Installation view at Palazzo Barberini, Roma 2018. Photo Alberto Novelli
Jean François Niceron. Curiose Riflessioni. Installation view at Palazzo Barberini, Roma 2018. Photo Alberto Novelli

Diceva Jean-François Niceron ‒ frate minimo francese, brillante matematico e virtuoso artista, nato nel 1616 e morto poco più che trentenne nel 1646 ‒ che la bellezza dell’arte risiedesse nella sua intrinseca natura di inganno: un’illusione, non solo dovuta all’eccellenza mimetica, ma pure all’artificio ottico della deformazione prospettica. La piccola mostra, allestita come una wunderkammer, a Palazzo Barberini, offre uno spaccato, meno noto ma di notevole interesse, sull’arte barocca: quello delle ricerche in ambito geometrico e ottico che trovarono un’espressione peculiare nelle piccole tele del prelato d’oltralpe, opere che non sono direttamente visibili, se non grazie all’ausilio di un cilindro d’acciaio lucidato.

LE MERAVIGLIE DELL’ANAMORFOSI

La superficie dipinta è ‒ infatti ‒ una immagine deformata, fortemente scorciata, che si ricompone solo riflessa: si tratta di una anamorfosi catottrica, ovvero di una aberrazione finemente calcolata delle regole prospettiche, che sposta il punto di vista dell’osservatore in modo tale che il soggetto torni riconoscibile solo sulla superficie specchiante del metallo. Lo stupore, che è per antonomasia il sentimento barocco, qui assume una declinazione del tutto intellettuale: la meraviglia è matematica, la retorica è geometrica, lo sguardo nudo non basta. “L’oggetto rappresentato”, spiegano i curatori della mostra Michele Di Monte e Maurizia Cicconi, “non appare più al di là del piano di proiezione dell’immagine, nella virtuale profondità del quadro, ma al di qua della superficie dipinta, tra questa e l’occhio di chi guarda”.

Jean François Niceron. Curiose Riflessioni. Installation view at Palazzo Barberini, Roma 2018. Photo Alberto Novelli
Jean François Niceron. Curiose Riflessioni. Installation view at Palazzo Barberini, Roma 2018. Photo Alberto Novelli

UN RITRATTO SFACCETTATO

Accanto a quattro esempi di anamorfosi catottrica (due ritratti di Luigi XIII re di Francia, uno di san Francesco di Paola e una scena galante la cui attribuzione è ancora discussa, ma che richiama un uso curioso dell’anamorfosi, come escamotage per celare immagini erotiche), l’allestimento presenta anche il facsimile di una anamorfosi diottrica: in questo caso l’immagine è perfettamente riconoscibile per lo spettatore, si tratta di una composizione di teste di turchi, ma, guardando attraverso un piccolo tubo con una lente prismatica opportunamente tagliata, si scopre un’altra iconografia, il ritratto di Ferdinando II de’ Medici. È lo stesso Niceron, nel IV Libro del suo trattato Perspective curieuse, a illustrare come sia il prisma a “ricomporre” esattamente gli spicchi del volto del Granduca, grazie alle riflessioni multiple prodotte dalla lente poliedrica. Tale Trattato ‒ in prestito dalla Biblioteca Hertziana di Roma ‒ è esposto e ‒ completamente scansionato ‒ è consultabile dal pubblico in formato digitale.

IL SECOLO DELLA MATEMATICA

Peculiare per il tema, Curiose Riflessioni si innesta perfettamente in quel processo di rilancio di Palazzo Barberini (e della Galleria Corsini) operato dalla direttrice Flaminia Gennari Sartori: in questo caso, oltre a proporre la visione di opere (le quattro anamorfosi catottriche) normalmente conservate nei depositi del museo, si tenta di risanare una spaccatura anomala, quella del binomio arte/creatività e discipline scientifiche, fornendo i primi elementi di una più ampia lettura del periodo Barocco che così tanto caratterizza la Città Eterna.
Stravagante, ardito, celebrativo, il Seicento ebbe un’anima curiosa, speculativa, ‒ sovvertendolo ‒ cercava l’ordine del mondo. L’interesse per la natura, l’accumulo di singolari specimen nei camerini delle curiosità, s’appaiava così con l’astrazione matematica, con le ricerche in ambito scientifico e geometrico, con la sublimazione della prospettiva: scienza dell’ottica e dell’illusione.

Maria Cristina Bastante

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Nome eventoJean-François Niceron - Curiose riflessioni
Vernissage06/03/2018 su invito
Duratadal 06/03/2018 al 06/04/2018
AutoreJean François Niceron
CuratoriMichele Di Monte , Maurizia Cicconi
Generearte antica
Spazio espositivoGALLERIE NAZIONALI DI ARTE ANTICA DI ROMA - PALAZZO BARBERINI
IndirizzoVia Delle Quattro Fontane 13 - 00184 - Roma - Lazio
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