Caravaggisti e anticaravaggisti. Tendenze secentesche in dialogo a Milano

Alle Gallerie d'Italia di Milano un'indagine sulla diffusione immediata dell'opera del Merisi, tra accoglienza entusiasta e rifiuti netti. Dal Martirio di Sant'Orsola si dipana un percorso con Strozzi e Procaccini come coprotagonisti e opere di Rubens, Ribera, van Dyck...

Un’indagine sull’opera degli ultimi anni di Caravaggio e, soprattutto, sulle immediate reazioni a essa da parte degli artisti coevi. È la proposta delle Gallerie d’Italia, una mostra dall’impianto scientifico solido e ricca di opere importanti e suggestive, per niente ancillare o parassitaria rispetto alla rassegna in corso al Palazzo Reale.
Con tre città come fulcro dell’indagine, Napoli Genova e Milano, l’esposizione illustra caravaggismi e anticaravaggismi: se la diffusione dell’opera del Merisi è immediata, le reazioni degli artisti oscillano tra accoglienza entusiasta e rifiuto. I protagonisti principali della mostra sono tre: Bernardo Strozzi e Giulio Cesare Procaccini, oltre ovviamente a Caravaggio. Subito messi in dialogo nella sezione d’apertura, uno spettacolare vortice di confronti che occupa il centro della sala principale e che da solo vale la visita.

Caravaggio, Martirio di sant’Orsola, 1610. Collezione Intesa Sanpaolo. Gallerie d’Italia – Palazzo Zevallos Stigliano

Caravaggio, Martirio di sant’Orsola, 1610. Collezione Intesa Sanpaolo. Gallerie d’Italia – Palazzo Zevallos Stigliano

CAPOLAVORO DI OSCURITÀ

Si parte con il Martirio di Sant’Orsola, capolavoro di oscurità e plasticità dipinto da Caravaggio nel 1610, a poche settimane dalla morte. Gli rispondono una versione dello stesso soggetto realizzata tra il 1615 e il 1618 da Strozzi, variazione per molti versi opposta, che rifiuta l’essenzialità assoluta caravaggesca e opta per slanci rubensiani; e una versione di Procaccini, anch’essa non caravaggesca, con l’oscurità riscattata da luminosi preziosismi.
Ecco poi la sezione sulla scena artistica napoletana del periodo, con gli splendidi caravaggismi di Caracciolo e di Ribera; quella sul dialogo tra Strozzi e Procaccini (dove l’influenza di Rubens è simboleggiata dal suo Giovan Carlo Doria del 1606); quella sulla “pittura di tocco”, interpretata come alternativa radicale al caravaggismo, opzione che non rinuncia allo sbuffo nel senso letterale e più alto del termine.

Anton van Dyck, Il Cristo della moneta, 1624-26. Genova, Musei di Strada Nuova - Palazzo Rosso

Anton van Dyck, Il Cristo della moneta, 1624-26. Genova, Musei di Strada Nuova – Palazzo Rosso

EPILOGO SPETTACOLARE

E poi un doppio epilogo spettacolare, ancora diviso tra le due polarità che caratterizzano tutto il percorso. Prima un ulteriore confronto tra Strozzi e Procaccini che coinvolge anche van Dyck; e infine due caravaggismi di qualche anno successivi, quello di Gioacchino Assereto e quello dell’olandese Matthias Stom, i cui dipinti giunsero a Genova negli Anni Quaranta.
Procaccini, poi, è protagonista anche dell’altro colpo di scena della mostra: la presenza della monumentale Ultima cena, appena restaurata e qui esposta in attesa di tornare nella chiesa della Santissima Annunziata del Vastato a Genova.
In concomitanza (ma solo fino al 18 marzo), le Gallerie d’Italia propongono anche una sala monografica in cui Omar Galliani riflette su temi e iconografia caravaggeschi: da opere degli Anni Settanta postconcettuali si giunge a quelle più recenti, fino al ciclo inedito Rosso cadmio per Caravaggio che isola e itera elementi del Martirio di Sant’Orsola.

Stefano Castelli

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Stefano Castelli

Stefano Castelli

Stefano Castelli (nato a Milano nel 1979, dove vive e lavora) è critico d'arte, curatore indipendente e giornalista. Laureato in Scienze politiche con una tesi su Andy Warhol, adotta nei confronti dell'arte un approccio antiformalista che coniuga estetica ed etica.…

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