Decisione storica a L’Aia: condannato un estremista islamico per le distruzioni a Timbuktu

Il Tribunale penale internazionale de L’Aia ha giudicato l’estremista islamico Ahmad al-Faqi al-Mahdi colpevole di “distruzione culturale” per i danni ingenti causati ai templi di Timbuktu, in Mali. Già condannato nel 2016 a 9 anni di carcere, l’ex militante del gruppo Ansar Dine, legato ad Al Qaeda, è stato condannato a risarcire i danni. È la prima volta nella storia…

Ahmad al Faqi al Mahdi
Ahmad al Faqi al Mahdi

Una sentenza di portata storica. Per la prima volta la Corte penale internazionale de l’Aia ha giudicato colpevole di “distruzione culturale” un estremista islamico, Ahmad al-Faqi al-Mahdi, accusato di aver avuto un ruolo attivo nella distruzione dei templi di Timbuktu, in Mali, avvenuta nel 2012. Ex militante del gruppo armato Ansar Dine, vicino ad Al Qaida, Al-Mahdi è stato già condannato nel 2016 a 9 anni di reclusione per “crimini di guerra”. Ora il nuovo processo che ha ritenuto responsabile l’uomo di aver causato 2,7 milioni di euro di danni.

UNA SENTENZA STORICA

Un verdetto storico che segna un precedente importante nella lotta contro la distruzione del patrimonio artistico e culturale in nome del furore iconoclasta che si abbatte spesso in zone con millenni di storia alle spalle. Già la sentenza del 27 settembre del 2016 aveva segnato un passaggio importante per la giurisprudenza internazionale perché per la prima volta la distruzione del patrimonio culturale è stato trattato alla stregua di un “crimine di guerra”. Nel prendere la sua decisione, la corte ha tenuto conto non solo della perdita del patrimonio in sé, ma anche dell’enorme danno e della sofferenza causata alla popolazione del Mali e la comunità internazionale. Una vittoria importante per la giurisprudenza che riconosce finalmente il danno culturale che provoca la guerra.

UNA CONDANNA SIMBOLICA

Pur segnando un precedente epocale, la sentenza non ha grandi risvolti pratici. Al-Mahdi si è scusato per le sue azioni e ha detto che ha dispiaciuto i danni causati. Considerata la sua condizione economica, il detenuto è stato condannato a pagare a mo’ di risarcimento la cifra simbolica di 1 euro al governo del Mali e di 1 euro all’Unesco. Tuttavia, riconoscendo che Ahmad al-Faqi al-Mahdi è privo di mezzi economici propri, la corte ha stabilito che i danni siano pagati dal Trust Fund for Victims (TFV), istituito nel 2002. Il TFV ha previsto un piano di ricostruzione da attuare entro il 16 febbraio 2018.

LA DISTRUZIONE DI TIMBUKTU

Fondata tra il quinto e il dodicesimo secolo dalle tribù di Tuareg, Timbuktu è patrimonio dell’Umanità dell’Unesco per la bellezza e la portata storica dei suoi siti archeologici. Dopo la conquista jihadista del Mali settentrionale nel 2012, gli estremisti islamici hanno usato ruspe e bulldozer per distruggere nove mausolei e la porta secolare della moschea Sidi Yahya, costruita durante l’era d’oro dell’Islam. Edifici di grande valore storico e religioso dato che Timbuktu è considerata sacra ed è soprannominata “la città di 333 santi” dal numero di importanti personalità dell’Islam qui sepolte. Tra le opere andate irrimediabilmente perdute ci sono anche una serie di manoscritte antichissimi e preziosi libri di storia date alle fiamme.
Dopo anni di indifferenza e poca azione, finalmente un primo passo in difesa del patrimonio culturale è stato compiuto. Nell’attesa che la stessa sentenza sia applicata anche per altri siti, in primis per Palmira.

Mariacristina Ferraioli

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Mariacristina Ferraioli
Mariacristina Ferraioli è giornalista, curatrice e critico d’arte. Dopo la laurea in Lettere Moderne con indirizzo Storia dell’Arte, si è trasferita a Parigi per seguire corsi di letteratura, filosofia e storia dell’arte presso la Sorbonne (Paris I e Paris 3). Ha conseguito il Master in Organizzazione e Comunicazione delle Arti Visive presso l’Accademia di Belle Arti di Brera. Ha vinto la Residenza per Curatori della Dena Foundation for Contemporary Art presso il Centre International d’Accueil et d’Echanges des Récollets di Parigi. Ha lavorato al Centre Pompidou collaborando alla realizzazione della mostra “Traces du Sacré” e ha pubblicato un testo critico sul catalogo della mostra. Ha coordinato l’ufficio Master dell’Accademia di Belle Arti di Brera e ha curato mostre sia in Italia che all’estero. Redattrice di Artribune, collabora stabilmente con Cosmopolitan Italia e Icon Design. Sta conseguendo un dottorato in Comunicazione e mercati: Economia, Marketing e Creatività presso l’Università Iulm di Milano ed è docente a contratto presso diverse istituzioni tra cui l’Accademia di Belle Arti di Brera.