L’età del consenso (IX). Explicit

Nuova tappa della rubrica di Christian Caliandro. E ancora una volta lo sguardo è puntato sul presente.

Joseph Nicéphore Niépce, Veduta dalla finestra a Le Gras, 1826-27
Joseph Nicéphore Niépce, Veduta dalla finestra a Le Gras, 1826-27

3 maggio 2018. Sottrarre spazio alla finzione – non metterti in posa – non darti arie, non costruire barricate e ostacoli con la scrittura – falli entrare, e poi colpisci – la verità l’autenticità l’onestà la semplicità non sono miti, e chi dice il contrario mente, è falso: esistono, e si possono raggiungere con il massimo artificio – sottrai elementi, filtri, riduci tutto all’essenziale (nudo e crudo: “essere-presenti-scomparendo”) – scene e personaggi, oggetti, memorie, connessioni tra pensieri – esporre i collegamenti – metti in piena luce ciò che normalmente viene nascosto: il processo di costruzione – fai brillare la scrittura, nel doppio senso di illuminare e di dinamitare – crea cortocircuiti, lega e smantella – “Eppure, il modo apparentemente distruttivo con cui attuava il suo talento per la composizione spaziale, il suo confondere la luce, la sua potenziale eliminazione di qualsiasi forma di paesaggio e di architettura, valsero [a Caravaggio] l’avversione di Berenson. Egli deprecò la mancanza di spazio nei dipinti di Caravaggio, l’impossibilità per lo spettatore di orientarsi in modo da capire veramente dove si trovasse” (Frank Stella, Su Caravaggio).

***

10 maggio 2018. Oggi esce il libro – la scrittura perde fili – la ricerca del contatto – i piani che si sovrappongono, che scivolano uno sull’altro, che si sfaldano – la scrittura che apre un varco, serve a compensare ricordi & rimorsi, a salvarli anche, serve in definitiva a scavare: “… trascinandomi in una battaglia lunga un’intera vita in cui non mi è rimasto da fare altro che scrivere la mia via d’uscita” (William Burroughs, Appendice, in Queer, 1952; 1985).
Una scrittura da camicia di forza accuratamente paralizzata con intensa riluttanza” (ibidem).
Compensazione – cerchi di recuperare, di tappare i buchi, di connettere i varchi – tutto sbrindellato, tutto collassato, tutto smangiucchiato (tutto marcito) – “aspetta di avere il doppio degli anni che hai adesso per rimpiangere un passato”: per avere un passato.
Scott Weiland con i capelli rossi nel 1993 e nel 2000, Scott Weiland con i capelli biondi nel 1996 e nel 2001, Scott Weiland con i capelli neri lisci nel 1998 e nel 1999, 12 Bar Blues (l’immagine della copertina è un omaggio a Blue Train di John Coltrane, mentre il titolo deriva dalla semplice progressione di accordi conosciuta come “twelve-bar blues”: “Barbarella, come and save me from my misery / Can’t you see it’s a disease / Shoot the bad guys and I’ll gladly sing a tune for you / Lost in Space – we could be free”), No. 4… Un’esplosione di energia e di disperazione sul palco protratta per un decennio buono, che ci ha allevati e ci ha insegnato come si fa. Che ci ha inseguito: “‘Tutte le cose prodotte in questo paese cadono a pezzi’, pensò Lee” (William Burroughs, Queer).

***

Peter Saul, Pinkville, 1970. Courtesy of Venus Over Manhattan
Peter Saul, Pinkville, 1970. Courtesy of Venus Over Manhattan

24 maggio 2018. Quote supersoniche di stanchezza – sfondi il muro del sonno – il tappeto sonoro di Sarah, la lezione di scrittura critica da Marco Enrico, il panino con i torcinelli da Paolo in piazza Mercato – sbobina i pensieri, la Renault bordeaux con il cadavere acciambellato, il giudice disintegrato sull’autostrada, e prima – per anni e mesi – lasciato solo da tutti, osteggiato dalla sua stessa categoria (un processo tipicamente italiano: Bruno; Leopardi; De Roberto; Pasolini), denigrato, demolito – si toglie un’unica soddisfazione, con quell’espressione sibillina “menti raffinatissime”: quella di far capire a LORO “avete visto, so chi siete e che ci siete, so a che gioco crudele state giocando” – un signore siciliano antitaliano, animato da spirito di servizio, amarezza, e un senso di malinconica spericolatezza – un bambino piange in treno, sbobina i pensieri, il padre gli strilla contro, i 5 Stelle hanno formato il governo con la Lega – “seduto devi stare!” – sbrilluccicano – virulente sconnessioni, commessure. Sbancato.

Christian Caliandro

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Christian Caliandro
Christian Caliandro (1979), storico dell’arte contemporanea, studioso di storia culturale ed esperto di politiche culturali, insegna storia dell’arte presso l’Accademia di Belle Arti di Foggia. È membro del comitato scientifico di Symbola Fondazione per le Qualità italiane. Ha pubblicato “La trasformazione delle immagini. L’inizio del postmoderno tra arte, cinema e teoria, 1977-’83” (Mondadori Electa 2008), “Italia Reloaded. Ripartire con la cultura” (Il Mulino 2011, con Pier Luigi Sacco) e “Italia Revolution. Rinascere con la cultura” (Bompiani 2013). Cura su “Artribune” le rubriche inpratica e cinema; collabora inoltre regolarmente con “La Gazzetta del Mezzogiorno”, “minimaetmoralia”, “che-Fare”. Ha curato mostre personali e collettive, tra cui: “The Idea of Realism // L’idea del realismo” (2013, con Carl D’Alvia), “Concrete Ghost // Fantasma concreto” (2014), entrambe parte del progetto “Cinque Mostre” presso l’American Academy in Rome; “Amalassunta Collaudi. Dieci artisti e Licini” presso la Galleria d’Arte Contemporanea “Osvaldo Licini” di Ascoli Piceno (2014); “Sironi-Burri: un dialogo italiano (1940-1958)” presso lo spazio CUBO (Centro Unipol Bologna, 2015); “RIFTS_Abate, Angelini, Veres” (Artcore, Bari 2015); “Opera Viva Barriera di Milano” (Torino 2016); “La prima notte di quiete” (i7-ArtVerona, 2016).