Mostre modulari e nuovi format

In un’epoca sempre più propensa alla fruizione modulare dei contenuti, perché non immaginare anche le mostre in questo format?

Code all'ingresso del Louvre di Parigi
Code all'ingresso del Louvre di Parigi

La grande evoluzione del comparto tecnologico ha influenzato moltissimo anche il nostro rapporto con tutto ciò che non riguarda esclusivamente la tecnologia. È questa la vera rilevanza di questo settore sulle nostre vite. Oggi, ad esempio, è sempre più frequente poter fruire di contenuti in una forma modulare: un primo assaggio, un approfondimento, e poi una visione completa. Le persone in questo modo possono decidere se e come investire il loro tempo e il loro denaro. Se qualcuno ha l’esigenza di accedere a un database, ma tale esigenza ha carattere esclusivamente contingente, può semplicemente andare su Internet e acquistare l’accesso daily per poter avere le informazioni che chiede, senza dover sottoscrivere un contratto annuale che dia accesso a tutti i dati.

È sempre più frequente poter fruire di contenuti in una forma modulare: un primo assaggio, un approfondimento, e poi una visione completa”.

Perché non immaginare un’organizzazione di questo tipo anche per le mostre? L’impatto potrebbe essere molto positivo: turisti che arrivano per un periodo molto breve, e che non hanno tempo di vedere tutto ciò che di bello c’è nel nostro Paese, sicuramente non hanno tempo di visitare degnamente le mostre presenti nelle nostre città. Famiglie che vorrebbero andare più frequentemente ai musei, ma che non possono permettersi una mostra al weekend, potrebbero preferire, per determinati artisti o determinate collettive, un sunto, un abstract.
La qualità del contenuto culturale, ovviamente, non dovrebbe essere penalizzante: sta ai curatori fare in modo che un approccio di questo tipo sia coerente con la narrazione espositiva. Indubbiamente, però, una formulazione modulare (un ingresso da 30 minuti, che faccia fruire soltanto alcune opere, a cui associare un ingresso pieno) potrebbe andare a incidere su segmenti di domanda che oggi non trovano risposta.
Non è solo una questione economica: in questo modo si potrebbe davvero incentivare una maggiore fruizione, e quindi una maggiore condivisione di conoscenza.
Non è forse questa la mission di chi organizza mostre?

Stefano Monti

Articolo pubblicato su Grandi Mostre #10

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Stefano Monti
Stefano Monti, partner Monti&Taft, insegna Management delle Organizzazioni Culturali alla Pontificia Università Gregoriana. Con Monti&Taft è attivo in Italia e all’estero nelle attività di management, advisory, sviluppo e posizionamento strategico, creazione di business model, consulenza economica e finanziaria, analisi di impatti economici e creazione di network di investimento. Da più di un decennio fornisce competenze a regioni, province, comuni, sovrintendenze e ha partecipato a numerose commissioni parlamentari. Si occupa inoltre di mobilità, turismo, riqualificazione urbana attraverso la cultura. È autore e curatore di numerosi libri e frequente relatore di convegni. Il suo obiettivo è applicare logiche di investimento al comparto culturale.