Fluttuante & ancorato (X). Splendere e risplendere

Il poeta irlandese Brendan Kennelly diceva: “Se vuoi veramente arrivare lì dove la scrittura vive, scrivi come se fossi morto”. Nuovo appuntamento con la rubrica di Christian Caliandro.

L'ultima foto di Layne Staley, 31 ottobre 1998
L'ultima foto di Layne Staley, 31 ottobre 1998

Avvia Windows normalmente…

La scrittura va da sé – va da sola – si srotola si arrotola e si destreggia – si deteriora – scivola via, oppure si impantana – rischia di incagliarsi, e poi si disincaglia – si arrabatta sempre, a patto di parlare di te, di cose vere, di non servire una posa o comunque qualcosa che non fa parte del tuo approccio, della tua disposizione.

Correzione. Postura.

In senso stretto, il mio io non esiste, poiché tutto è / vuotezza. Sono vuoto, sono non-esistente. Tutto è beatitudine” (Jack Kerouac, La scrittura dell’eternità dorata, [1960], Mondadori 1998, p. 29).

L’ultima foto di Layne Staley – Il 31 ottobre 1998 Layne Staley, il cantante degli Alice in Chains, andò a un concerto di Jerry Cantrell, chitarrista dello stesso gruppo. Rifiutò di cantare, ma venne scattata una foto nel backstage. Nella sua ultima immagine il cantante – Layne è al centro – ha i capelli lunghi, un cappellino verde, gli occhiali; è molto magro e pallido (“bianco come un fantasma”), deperito e provato dalla droga – fragile, fragilissimo, soprattutto se uno pensa alla strafottenza e alla sicurezza nelle fotografie dei primi Anni Novanta. Aveva registrato in settembre due canzoni (Get Born Again e Died) che furono pubblicate nel box set Music Bank (1999). Inizia qui il periodo di isolamento e di esilio di Layne Staley, che durerà fino alla sua morte (2002). Sean Kinney, batterista del gruppo, ha commentato così i suoi anni finali: “Era arrivato al punto di chiudersi così tanto, sia fisicamente che emozionalmente… ho cercato di rimanere in contatto con lui. Tre volte alla settimana, puntuale come un orologio, gli telefonavo ma non mi ha mai risposto. Ogni volta che capitavo in zona, mi mettevo di fronte a casa sua e lo chiamavo urlando… anche se fossi riuscito a entrare nel palazzo, non mi avrebbe aperto. Non potevo sfondare la porta e farlo venire via con me, anche se molte volte sono stato tentato di farlo. La verità è che se qualcuno non vuole farsi aiutare, come può qualcun altro costringerlo?”.

Layne Staley in studio, settembre 1998
Layne Staley in studio, settembre 1998

L’aspetto fisico di Staley peggiorava sempre più: aveva perso molti denti ed era estremamente emaciato.

Il 19 aprile 2002 i suoi contabili telefonarono alla sua ex manager, Susan Silver, per informarla che non erano stati effettuati prelievi dal conto nelle precedenti due settimane; la Silver a sua volta contattò la madre di Staley, Nancy McCallum, che allertò la polizia. Il cantate fu trovato morto nel suo appartamento: era alto un metro e ottanta, il suo cadavere pesava 39 chili ed era parzialmente decomposto; l’autopsia rivelò che il decesso era avvenuto per assunzione di speedball, e risaliva al 5 aprile.

Kurt Cobain era morto il 5 aprile 1994.

(Io sono nato il 5 aprile 1979).

***

Nel progetto di smart city lanciato dal governo per l’isola di Phuket (con 1000 punti wifi gratuiti) la novità più clamorosa è l’idea di dotare i turisti di un braccialetto elettronico tipo quello usato per le persone sorvegliate speciali da tenere durante tutto il tempo della permanenza. Obiettivo: conoscere la loro identità e posizione in caso di incidenti spiacevoli. I braccialetti serviranno a tenere traccia dei turisti per utilizzare i dati e analizzare le informazioni sulle loro abitudini” (R. Bultrini, Nel futuro di Phuket bracciali elettronici per vigilare i turisti, “la Repubblica”, 19 marzo 2018, p. 19).

Ho creato quel cielo? Sì, perché fosse stato / cosa diversa da un concetto della mia mente / non avrei detto ‘Cielo’ – Ecco perché io sono la / eternità dorata. Non siamo in due qui, / lettore e scrittore, ma uno, l’eternità dorata, / Uno-Che-È-Quella, Quello-Che-È-Tutto” (Jack Kerouac, La scrittura dell’eternità dorata, p. 25).

Siamo come il sognatore – che sogna – e poi vive dentro il suo sogno. Ma – chi è il sognatore?” (David Lynch in Twin Peaks – il ritorno, 2017, puntata 14).

Ne parlo semplicemente perché sto qui / a sognare di parlarne in un sogno già / concluso, ere fa, da cui già mi sono destato, ed / era soltanto un sognare vuoto, di fatto nulla / di nulla, di fatto niente del tutto era accaduto. / La bellezza di attingere all’eternità dorata è / che nulla si acquisisce, finalmente” (Jack Kerouac, La scrittura dell’eternità dorata, p. 77).

***

Palermo, piazza Verdi (di fronte al Teatro Massimo, sotto gli alberi), 15 marzo 2018.
Non farti piacere le cose che ti hanno imposto.
Cerca te stesso con forza, con intensità, rifiuta allegramente le condizioni date (ricorda: si possono cambiare, possono svanire) – buttati a capofitto nel conoscere scoprire esplorare, rifiuta questa merda di passività che ti attanaglia e ti seduce, perché poi sarai morto/a o comunque vecchio/a e triste, altri verranno e sarà il loro turno, tu non ci potrai fare niente.
Splendi, risplendi!
Ora!

P.S. L’urlo di Don Corleone sulle scale del Teatro Massimo è fluttuante & ancorato.

Christian Caliandro

CONDIVIDI
Christian Caliandro
Christian Caliandro (1979), storico dell’arte contemporanea, studioso di storia culturale ed esperto di politiche culturali, insegna storia dell’arte presso l’Accademia di Belle Arti di Foggia. È membro del comitato scientifico di Symbola Fondazione per le Qualità italiane. Ha pubblicato “La trasformazione delle immagini. L’inizio del postmoderno tra arte, cinema e teoria, 1977-’83” (Mondadori Electa 2008), “Italia Reloaded. Ripartire con la cultura” (Il Mulino 2011, con Pier Luigi Sacco) e “Italia Revolution. Rinascere con la cultura” (Bompiani 2013). Cura su “Artribune” le rubriche inpratica e cinema; collabora inoltre regolarmente con “La Gazzetta del Mezzogiorno”, “minimaetmoralia”, “che-Fare”. Ha curato mostre personali e collettive, tra cui: “The Idea of Realism // L’idea del realismo” (2013, con Carl D’Alvia), “Concrete Ghost // Fantasma concreto” (2014), entrambe parte del progetto “Cinque Mostre” presso l’American Academy in Rome; “Amalassunta Collaudi. Dieci artisti e Licini” presso la Galleria d’Arte Contemporanea “Osvaldo Licini” di Ascoli Piceno (2014); “Sironi-Burri: un dialogo italiano (1940-1958)” presso lo spazio CUBO (Centro Unipol Bologna, 2015); “RIFTS_Abate, Angelini, Veres” (Artcore, Bari 2015); “Opera Viva Barriera di Milano” (Torino 2016); “La prima notte di quiete” (i7-ArtVerona, 2016).