Tre fotografi si confrontano sulla questione europea al Fotomuseum di Rotterdam, mentre alla Kunsthal si svolge una curiosa mostra che parte da una collezione privata per raccontare gli ultimi sviluppi dell’arte digitale. Ecco una panoramica sul denso calendario espositivo della città olandese.

Negli spazi di uno dei musei di fotografia più belli di Europa, si svolge fino al 7 maggio una mostra attualissima, che mette in dialogo tre artisti, provenienti da due generazioni diverse. Il collante intorno al quale gioca l’intero progetto è il discorso europeo, ma con un taglio inedito, quello del confronto civile relativo al nostro ruolo nella società. Siamo a Rotterdam, al Nederlands Photomuseum e i tre fotografi sono Henri Cartier-Bresson, Otto Snoek e Nico Bick. Intitolata Europa. What Else?, la mostra parte dal reportage The Europeans di Cartier-Bresson, pubblicato nel 1955 (ma cominciato nel 1929 e proseguito fino al 1991), nel quale il racconto dell’anima europea avviene in un contesto disastrato dalla guerra o ferito in seguito al conflitto. Alcuni scatti molto commoventi sono stati realizzati in Italia; tutti inquadrano il reale con un approccio compartecipato e umanistico.

Il Muro di Berlino, Berlino Ovest, Germania Ovest, 1962. © Henri Cartier-Bresson - Magnum Photos
Il Muro di Berlino, Berlino Ovest, Germania Ovest, 1962. © Henri Cartier-Bresson – Magnum Photos

FESTE E PARLAMENTI

Otto Snoek, nato nel 1966 a Rotterdam, ha fotografato, invece, le celebrazioni nazionali e le commemorazioni, viaggiando in molti dei Paesi dell’Unione (ma non nel nostro). È una anima diversa quella dell’Europa ripresa da Snoek, che ha già sperimentato tutti i sacrifici e le delusioni dello stare insieme, fino a ripiegare nella svolta a destra che sta caratterizzando molte delle nazioni aderenti. Esposte su bancali in forma di poster, le immagini sono accessibili a chiunque. I visitatori possono infatti portarsi a casa un pezzo di Europa. Ma non ci sono molti volti allegri tra le feste che Snoek ha raccontato: l’identità nazionale ha spesso un sapore grottesco, contro il sogno di una Europa unita cominciato non così tanto tempo fa e che negli ultimi anni ha già mostrato incrinature e debolezze.
Il tema dell’identità interessa anche al terzo fotografo in mostra, Nico Bick, anch’egli olandese, classe 1964. Apparentemente noioso, per la rigida linearità frontale dello scatto, ma curioso e coinvolgente nei contenuti, il suo lavoro, spezzato unicamente dall’esposizione a trittico delle singole foto, ha raccontato i Parlamenti di tutte le nazioni europee, ventotto nella fattispecie. 
E ciò che emerge prepotentemente dalle architetture, dalle decorazioni e dalle strutture è che non si tratta unicamente di luoghi con funzione politica, ma di spazi che racchiudono l’identità specifica del Paese che rappresentano. Quel sapore, quel carattere, quell’atmosfera che immediatamente colleghiamo a una nazione piuttosto che a un’altra. Quello italiano? Ha una foggia un po’ teatrale.

Human - Digital. Exhibition view at Kunsthal Rotterdam, 2017. Photo Job Janssen
Human – Digital. Exhibition view at Kunsthal Rotterdam, 2017. Photo Job Janssen

AMORI SIMBIOTICI DIGITALI

Human/Digital: a symbiotic love affair, così si intitola invece la mostra che fino al 9 aprile racconta alla Kunsthal di Rotterdam la relazione tra arte e nuove tecnologie digitali. Sono trenta le opere on show, tutte provenienti da una raccolta privata, la Brown Family Collection, “residente” tra Glasgow e l’Olanda, con un primo (ed eterno) amore per Cobra e un presente multimediale. Utilizzano infatti fotografia, video, siti web, installazione, realtà virtuale gli autori delle opere in mostra, realizzate da venticinque artisti internazionali. I temi fondamentali sono quelli della sperimentazione e del copyright, messo in crisi dall’avvento di Internet, nella società della riproduzione, della collaborazione messa a confronto con l’autorialità e della condivisione. Non mancano star “del genere” come Cory Arcangel. Ma c’è, ad esempio, anche l’artista brasiliano-olandese Rafaël Rozendaal, che considera Internet come una tela e che ha realizzato opere in forma di siti web capaci di attrarre più di sessanta milioni di visitatori.

TRA GPS E TUTORIAL

L’artista cinese Yu Hoglei prende spunto dai tutorial su YouTube per realizzare i suoi video con caratteristiche analoghe ed elementi di distorsione, mentre Tabor Robak disegna la lotta esistenziale dell’umanità contro e per la vita tra le maglie di un videogioco. Shezad Dawood Kalimpong si confronta con la realtà virtuale immergendo lo spettatore in un universo alternativo e teleguidato, non senza qualche colpo di scena. Cécile B. Evans mette in scena il suo Self-Plagiarised Study for Lover One, mentre Jonas Lund, in Flip City, espone un pezzo da una serie di quaranta quadri sui quali monta un GPS che identifica il luogo in cui essi si trovano. Ogni collezionista o museo che decide di acquistare i lavori deve sottoscrivere nove regole che riguardano appunto l’obbligo a essere tracciati, la possibilità per l’artista di esporre sul sito correlato delle immagini che raccontino l’opera e la location in cui si trova e il dovere per il nuovo proprietario di non rimuovere il GPS.

Santa Nastro

Rotterdam // fino al 7 maggio 2017
Europa. What Else?
NEDERLANDS FOTOMUSEUM
Wilhelminakade 332
www.nederlandsfotomuseum.nl

Rotterdam // fino al 9 aprile 2017
Human/Digital: a symbiotic love affair
KUNSTHAL ROTTERDAM
Museumpark, Westzeedijk
www.kunsthal.nl

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Santa Nastro
Santa Nastro è nata a Napoli nel 1981. Laureata in Storia dell'Arte presso l'Università di Bologna con una tesi su Francesco Arcangeli, è critico d'arte, giornalista e comunicatore. Attualmente è membro dello staff di direzione di Artribune. È inoltre autore per il progetto arTVision – a live art channel, ufficio stampa per l’American Academy in Rome e Responsabile della Comunicazione della Fondazione Pino Pascali. Dal 2011 collabora con Demanio Marittimo.KM-278 diretto da Pippo Ciorra e Cristiana Colli, con Re_Place, Mu6, L’Aquila e con Arte in Centro. Dal 2006 al 2011 ha collaborato alla realizzazione del Festival dell'Arte Contemporanea di Faenza, diretto da Angela Vettese, Carlos Basualdo e Pier Luigi Sacco. Dal 2005 al 2011 ha collaborato con Exibart nelle sue versioni online e onpaper. Ha pubblicato per Maxim e Fashion Trend, mentre dal 2005 ad oggi ha pubblicato su Il Corriere della Sera, Arte, Alfabeta2, Il Giornale dell'Arte, minima et moralia e saggi testi critici su numerosi cataloghi e pubblicazioni.