Danza. Schönberg e Čajkovskij incontrano Cristina Kristal Rizzo

La nuova creazione della dancemaker fiorentina in dialogo con due capolavori della musica classica. Una prima internazionale prodotta da LuganoInScena in coproduzione con LAC Lugano Arte e Cultura, Orchestra della Svizzera italiana e CAB 008.

Cristina Kristal Rizzo, VN Serenade. LuganoInScena, LAC, Lugano 2017, photo Luca Del Pia
Cristina Kristal Rizzo, VN Serenade. LuganoInScena, LAC, Lugano 2017, photo Luca Del Pia

Due universi musicali lontani, quelli di Arnold Schönberg e di Čajkovskij, riuniti in un’unica mano coreografica, quella di Cristina Kristal Rizzo. E ancora, due composizioni distanti per tematiche: Verklarte Nacht (Notte trasfigurata), del 1943, e Serenade op.48 in do maggiore per archi, del 1880. A riunirle entrambe sotto il titolo VN Serenade è l’artista fiorentina con questa creazione nata per il LAC di LuganoInScena in coproduzione con l’Orchestra della Svizzera italiana. Il connubio tra musica e danza trova in questa creazione una ulteriore definizione del corpo nello spazio vissuto come partitura di una gestualità in divenire. Come in Verklarte Nacht. In esso, poema sinfonico da camera per sestetto d’archi composto su una lirica del tedesco Richard Dehmel (poeta mistico dell’epoca), si canta l’amore e la natura dentro una serena atmosfera notturna illuminata dalla luna che avvolge due amanti mentre parlano della forza del loro amore. E la donna deve comunicare all’uomo che aspetta un figlio non suo.

Cristina Kristal Rizzo, VN Serenade. LuganoInScena, LAC, Lugano 2017, photo Luca Del Pia
Cristina Kristal Rizzo, VN Serenade. LuganoInScena, LAC, Lugano 2017, photo Luca Del Pia

UNA DANZA VISCERALE

Questo l’incipit. Ma la coreografa fiorentina non sembra voler indagare la storia e l’idea che sottende al poema omonimo, piuttosto aprire liberamente ad altri strati percettivi ed espressivi dove i corpi si muovono privi del carico psicologico, simbolico o narrativo. Non illustra luoghi e situazioni. Vorremmo trovarvi almeno stati d’animo: come l’angoscia della donna nel momento di confessare d’aspettare il figlio di un altro – che la musica esprime con un andamento animato e un dialogo intenso tra strumenti gravi e acuti – e la risposta dell’uomo, espressa dapprima con una tessitura sonora trasparente fino a raggiungere toni di veemente passione. Niente di tutto questo nella costruzione coreografica orizzontale, che non ci restituisce tutta la carica emotiva, la sensualità, lo struggimento del poema di Dehmel. A Rizzo interessa una danza viscerale, istintiva, che attinge dall’improvvisazione nell’ascolto musicale, quasi a inseguire una linea più pittorica che narrativa celata nella musica schönberghiana (eseguita dal vivo dalla vibrante direzione di Nicholas Milton dell’Orchestra della Svizzera Italiana). Nel silenzio iniziale la scena si accende di un susseguirsi di duetti aperti dalla stessa Rizzo e lasciati ai suoi interpreti dentro una luce lunare (disegnata da Carlo Cerri), che si allarga e si restringe illuminando movimenti rotatori di braccia, impulsi e oscillazioni del busto, giri veloci e pacati, estatici nelle posture dinamiche. Corpi sempre distanti che vanno a chiudersi su una breve sequenza della stessa coreografa ritornata a percorrere la scena, la cui uscita solitaria apre, infine, sul nero fondale, uno squarcio giallo in verticale, simile a una ferita che illumina appena l’oscurità. È lei, l’interprete, a simboleggiare la notte che tutti attraversiamo?

Cristina Kristal Rizzo, VN Serenade. LuganoInScena, LAC, Lugano 2017, photo Luca Del Pia
Cristina Kristal Rizzo, VN Serenade. LuganoInScena, LAC, Lugano 2017, photo Luca Del Pia

SERENADE

Quel nero si apre, successivamente, alla luce di un azzurro elettrico per Serenade. Diverso l’approccio di Cristina Rizzo per questa rivisitazione del capolavoro di Balanchine, racconto non raccontato, canto senza parole, tenerezza psicologica sull’onda ciaikovskiana, che segnò una pietra miliare della storia della danza col dispiego di linee pure da riempire di significati a piacere. Rizzo le riprende con la sua cifra astratta di neoclassica fattura, moltiplicandole in forme e architetture cangianti sulle linee dei danzatori dai diversi fisici – Annamaria Ajmone, Marta Bellu, Linda Blomqvist, Jari Boldrini, Marta Capaccioli, Nicola Cisternino, Lucrezia Palandri, Giulio Petrucci, Stefano Roveda, Sara Sguotti. Ricalca posture di braccia e cita sequenze balanchiane di duetti, quartetti e di gruppo, continuamente innervate di un’altra evanescenza e languore notturno. Gesti arguti alternati a velocità e turbinio, dove la forma si scioglie in un continuo ritorno trasfigurato. Rizzo realizza così, con un’invenzione fresca, una giunzione dei moti musicali con i moti gestuali, in cui le immagini che questi suggeriscono sembrano snodarsi come per germinazione.

Giuseppe Distefano

www.luganoinscena.ch

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AutoreCristina Kristal Rizzo
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Giuseppe Distefano
Critico di teatro e di danza, fotogiornalista e photoeditor, fotografo di scena, ad ogni spettacolo coltiva la necessità di raccontare ciò a cui assiste, narrare ciò che accade in scena cercando di fornire il più possibile gli elementi per coinvolgere il lettore/spettatore. L'esperienza di scrittura critica è maturata sul campo, cominciando negli Anni Novanta, scrivendo per il quindicinale "Città Nuova", e successivamente collaborando col mensile di spettacolo "Primafila" con recensioni e interviste a personaggi della danza, del teatro e del cinema; quindi col settimanale culturale "Il nostro tempo" e il settimanale di attualità "Carta". Collabora con "Ilsole24ore.com", col magazine "Danza&Danza", con "Artribune.com", con "Sipario.it" e con "cittanuova.it". Ha partecipato a mostre fotografiche e pubblicato il libro fotografico "Il teatro di Emma Dante nelle foto di Giuseppe Distefano" (Infinito edizioni).