Duecento repliche di un’opera. Per Expo

Siamo il Paese dove, alla fine del XVI secolo, nacque l’opera lirica. È quindi cosa buona e giusta che Expo abbia commissionato del teatro in musica. Qui vi raccontiamo cosa e come.

Milo, Maya e il giro del mondo - photo Lucrezia Roda Accademia Scala
Milo, Maya e il giro del mondo - photo Lucrezia Roda Accademia Scala

Il 19 febbraio vi abbiamo parlato de Le Ventre de Paris, vista in anteprima a Venezia ma che sarà a giugno a Milano e successivamente a Parigi (sia all’Opéra Comique che al Théâtre de Bouffes du Nord) e Lisbona. Ma c’è un’enorme attesa anche per C02, commissionata appositamente dalla Scala a uno dei maggiori compositori italiani, Giorgio Battistelli: il debutto è il 16 maggio.
Mentre, per ora, Le Ventre de Paris ha una ventina di repliche e CO2 appena sei, un lavoro di un compositore giovane, con una librettista giovane e con una regia giovane, programma duecento repliche; 140 in Italia (il tour è iniziato il 23 febbraio a Como), dove toccherà 26 città (tra cui ovviamente Roma e Milano) e una sessantina all’estero. Lo spettacolo è coprodotto dallo AsLiCo di Como con l’Opéra Royal de Wallonie, in Belgio, l’Opéra de Rouen – Haute Normandie in Francia e il Theater Magdeburg in Germania, dove le repliche si protraggono sino al 6 giugno 2016. Sembra siano già stati staccati 140mila biglietti. Non solo: un partner è il Teatro di Tenerife, che porterebbe l’opera alle Canarie. E c’è un crescente interesse da parte di teatri nord-americani, asiatici e australiani.
Un vero boom: prima ancora di andare in scena, sulla base del libretto e della partitura (da definirsi neoromantica e molto melodic), ha vinto il Premio Fedora – Rolf Liebermann per l’Opera 2014, riconoscimento che prende il suo nome da un’organizzazione non profit con lo scopo di supportare l’innovazione e i talenti emergenti nel campo della musica lirica e del balletto.

Milo, Maya e il giro del mondo - photo Lucrezia Roda Accademia Scala
Milo, Maya e il giro del mondo – photo Lucrezia Roda Accademia Scala

Milo, Maya e il giro del mondo è composta dal giovane maestro Matteo Franceschini su libretto di Lisa Capaccioli, nel quadro di Opera Domani, un progetto dell’AsLICo per avvicinare i giovani al teatro in musica e quest’anno sui temi di Expo. Un progetto di teatro musicale preceduto da percorsi didattici per le scuole, un approccio pratico all’opera lirica e alla musica contemporanea, attraverso una storia accattivante che diventa uno spettacolo musicale a cui il pubblico è chiamato a partecipare dalla platea, cantando alcune brevi arie e interagendo con semplici oggetti costruiti a scuola.
L’azione si svolge in una metropoli, in una giornata di giugno, dopo l’ultimo giorno di scuola prima delle vacanze estive. Milo vuole invitare Maya a uscire ma è sopraffatto da Gian Gianni, il bullo della scuola. I due si contendono l’attenzione della ragazza: Gian Gianni le propone di andare in vacanza con lui e i suoi genitori. Milo invece promette a Maya di portarla a fare il giro del mondo con soli venti euro. Gian Gianni lo deride, anche perché Milo è un ragazzo povero, ma la sua proposta è talmente bizzarra che Maya, che è una ragazza molto curiosa, accetta. I due partono in bicicletta per il loro viaggio, inseguiti da Gian Gianni sul suo motorino. L’avventura inizia: ogni quartiere della città rappresenta un continente nel quale i ragazzi trovano un ristorante dove assaggiare piatti tipici, ma soprattutto possono entrare in contatto con una nuova cultura. Gian Gianni li pedina e i suoi tentativi di boicottare e rovinare l’atmosfera della serata sono fra i passaggi più divertenti dell’opera. L’opera e il viaggio si chiudono con un dessert americano accompagnato da un happy end e dalla promessa dei protagonisti di viaggiare nuovamente insieme.

Milo, Maya e il giro del mondo - photo Lucrezia Roda Accademia Scala
Milo, Maya e il giro del mondo – photo Lucrezia Roda Accademia Scala

Comporre per un pubblico giovane è sempre una sfida creativa molto interessante”, dice Matteo Franceschini, “che impone un confronto con problematiche compositive nuove e tutt’altro che semplici. I ragazzi sono curiosi per definizione. L’obiettivo (e credo, in senso più generale, anche la responsabilità di un artista) è di alimentare questa curiosità, considerandola un punto di partenza La mia ricerca in risiede nella molteplicità dei livelli di fruizione e lettura dell’opera. Chi possiede una conoscenza musicale di un certo livello, all’ascolto può dimostrare soddisfazione e interesse esternando una curiosità nello scoprire ed approfondire la scrittura dell’opera, le modalità strumentali, toccando con mano la ricerca alla base della composizione. Al tempo stesso”, continua Franceschini, “chi è meno conoscitore non deve rimanere disorientato, bensì avvertire qualcosa che lo colpisca nel suono, nel gesto e nella ‘teatralità’ della partitura. Per una ricerca di questo tipo, il teatro musicale rappresenta il luogo più fertile. Nello specifico, mi interessa particolarmente sviluppare una drammaturgia dell’immaginazione e dell’interpretazione. Amo poter creare un dramma che travolga la percezione e i sensi del pubblico, che tolga la certezza di ciò che accadrà, e di conseguenza disilluda le aspettative. Il viaggio immaginario di Milo e Maya accarezza mondi musicali diversi, filtrando le varie suggestioni e sviluppando un approccio analitico con la musica popolare; la partitura cerca di scovare un folclore ‘fuori dal tempo’, di far coesistere nell’opera culture differenti, dove le diversità d’espressione possa esprimersi attraverso la molteplicità dei modi di esecuzione”.

Giuseppe Pennisi

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Giuseppe Pennisi
Ho cumulato 18 anni di età pensionabile con la Banca Mondiale e 45 con la pubblica amministrazione italiana (dove è stato direttore generale in due ministeri). Quindi, lo hanno sbattuto a riposo forzato. Ha insegnato dieci anni alla Johns Hopkins University e quindici alla Scuola superiore della pubblica amministrazione; per periodi più brevi a Salerno e a Palermo. Ha scritto una dozzina di testi di economia, pubblicati in Italia, Gran Bretagna, Svizzera e Germania, ed è editorialista economico di un paio di quotidiani. Da quando aveva l'età di 12 anni la sua passione è l'opera lirica (specialmente del Novecento e meglio ancora se contemporanea coniugata con electroacustic e live electronics). Ha contagiato la moglie e in parte i figli. Vaga, quindi, da teatro a teatro. Con un calepino a righe e una matita rossa. Il riposo forzato è in una barcaccia.