La Sindone e la polizia. Intervista con Flavia Mastrella

L’ultimo spettacolo di Antonio Rezza e Flavia Mastrella, Fratto_X, ve lo abbiamo raccontato un paio di settimane fa. Ora abbiamo intervistato Flavia, per cercare di capire meglio. Ecco le sue risposte: chiare, dirette, folgoranti…

Antonio Rezza e Livia Mastrella

Artista, regista, scenografa, Flavia Mastrella lavora con Antonio Rezza dalla fine degli Anni Ottanta. Erano i tempi di Rezzamastrella e di spettacoli come Barba e cravatta e Nuove parabole. Oggi in tournée c’è Fratto_X. Lavoro che ancora una volta sancisce autonomia e distinzione delle arti, confini e contaminazioni tra performance e istallazione. Un equilibrio creativo innanzitutto, costruito su binari paralleli, ci racconta con decisa forza poetica Flavia Mastrella.“Lavoriamo distintamente, è un lavoro sui concetti. Abbiamo sapori diversi, lavoriamo su più direzioni, ognuno libera il suo io creativo, io faccio l’habitat, Antonio organizza i testi, insieme diamo il ritmo e andiamo a togliere come fosse una scultura, è una contaminazione”.

Parti dallo spazio o dalla materia per creare le tue installazioni?
Io lavoro sull’esigenza di fare, non sappiamo stare senza fare qualcosa di nuovo e creativo. L’input è solo la curiosità. Io lavoro su dei concetti che poi vado a sviluppare in un lavoro fotografico. Fratto_X è un lavoro sul condizionamento. Ho fatto uno spazio dopo un condizionamento estetico: ho fotografato per tre anni luci sull’autostrada, dopo queste immagini ho raffigurato la luce attraverso la materia. L’ho materializzata.Sempre sul condizionamento è nato il guerriero di specchio che nello spettacolo condiziona la platea inmodo forte.

Antonio Rezza e Flavia Mastrella, Fratto_X - photo Stefania Saltarelli
Antonio Rezza e Flavia Mastrella, Fratto_X – photo Stefania Saltarelli

Perché il vostro non è teatro?
Non è teatro perché non muove da un’esperienza di base teatrale. Io sono figurativa, Antonio è un performer. Il teatro è bello ma la drammaturgia moderna non si è sviluppata bene.

Cioè?
È finito il tempo di colui che declama una verità, ora si devono prendere in esame altre scene e agire in altri contesti. Anche se in Italia non ci sono spazi per la contaminazione. I teatri sono per comodità.

Le tue sono installazioni per una visione tridimensionale. Eppure a teatro lo spettatore è frontale. Qual è il punto di vista migliore?
La visione migliore è starci dentro. Farne esperienza.

Cosa dovrebbe vedere con l’immaginazione lo spettatore?
Gli spettatori sono liberi.L’installazione nasce come il quadro di scena, da una riflessione sulle macchie di Rorschach. Come elemento comunicativo di stimolazione del cervello.

Antonio Rezza e Flavia Mastrella, Fratto_X - photo Stefania Saltarelli
Antonio Rezza e Flavia Mastrella, Fratto_X – photo Stefania Saltarelli

Cosa aggiunge il corpo alle tue istallazioni?
La vita. Il corpo aggiunge la vita. L’imprevedibilità. Con la materia c’è, ma non sarà mai quella del corpo, il suo temperamento brillante.

Antonio Rezza abita lo spazio come Vito Acconci…
Inevitabilmente, lo spazio è usato in questo modo nella fantasia occidentale. Uno dovrebbe pensare anche allo spazio culturale e alla cultura incisiva degli Anni Settanta. C’entra tutto.In modo marginale. Piccoli accenni. C’è ad esempio anche qualcosa della Pop Art in Fratto_X.

Citazioni visive, scambi di scena. In Fratto_X ho visto Lucio Fontana, Enrico Castellani…
Fontana è stato uno dei miei primi amori, ma poi certo, anche Castellani e Accardi.C’entra tutto, mi interesso molto di arte, Antonio poi è ricettivo e prende tutto. Sono le opere che parlano e formano insieme: e noi diventiamo due che manipolano loro stessi.

Ci dai la tua definizione di spazio?
Per me è un amore: amo lo spazio quando vado nei teatri, li esploro completamente, quando vado nei musei la stessa cosa, amiamo l’architettura. Esplorando l’architettura razionalista abbiamo fatto delle cose belle in posti molto belli. Siamo dei cultori dello spazio, nostro malgrado.

Quale interattività si può progettare oggi in uno spazio espositivo?
Il coinvolgimento emotivo: è sempre importante cogliere un sentimento universale. Io faccio degli habitat dove non c’è Antonio, la gente entra e gioca, si sente coinvolta. La dimensione ludica è fondamentale e pure il rito sciamanico. Non amando la realtà che ci circonda, la imitiamo in modo goffo.

Antonio Rezza e Flavia Mastrella, Fratto_X - photo Stefania Saltarelli
Antonio Rezza e Flavia Mastrella, Fratto_X – photo Stefania Saltarelli

Come interagisce la parola con le tue installazioni?
Dà degli input. In ogni caso, noi abbiamo il potere di risvegliare delle intenzioni. La parola poi porta il tutto in una realtà molto umana. È la parola che ci serve per portare il mondo metafisico alla realtà. Il punto di incontro e di forza tra lo spazio che parla parole visive e la drammaturgia che parla parole parlate.

Anche se alcuni schemi forse sono molto “Anni Settanta”?
Anche oggi la polizia dà le botte. Abbiamo una società molto stratificata. Una parte è selvaggia e una legata a canoni. Non c’è elasticità. Nel lavoro possiamo essere dei burattini, come la coppia di Fratto_X. E noi crediamo nella possibilità di risvegliare, anche con delle fasce.

Le chiami fasce. Io ci ho visto bende, bozzoli…
Certo, perché evidentemente il sudario è nel tuo immaginario. Però è vero, sono anche un sudario, e alla fine diventano anche la Sindone. Sono imprevedibili, come le macchie di Rorschach.

Possono essere musealizzate le opere destinate alle performance?
Sì, però sarebbero morte. In ogni caso, nessuno potrebbe andarci dentro come Antonio. Ormai sono sue. Sarebbero una cosa morta. Però credo che comunque riusciranno a sopravvivere a noi.

Simone Azzoni

Torino // dal 22 al 24 gennaio 2015
Antonio Rezza e Flavia Mastrella – Fratto_X

TEATRO ASTRA
Via Rosolino Pilo 6
011 5634352
www.fondazionetpe.it

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Simone Azzoni
Simone Azzoni (Asola 1972) è critico d’arte e docente di Storia dell’arte contemporanea presso lo IUSVE. Insegna inoltre Lettura critica dell’immagine e Storia dell’Arte presso l’Istituto di Design Palladio di Verona. Si interessa di Net Art e New Media Art e Art marketing tips. Ha curato numerose mostre all’Arsenale di Verona tra cui Mokka, Mistral, e La Sedia. Docente di lettere presso la scuola secondaria è critico teatrale per riviste e quotidiani nazionali (L’Arena, Sipario, Drammaturgia). È autore di seminari di Lettura critica dello spettacolo presso l’Università di Verona. Organizza rassegne teatrali di ricerca e sperimentazione con La Fondazione Teatro Nuovo di Verona e da tre anni è co-direttore artistico di Theatre Art Verona. Tra le pubblicazioni recenti, per la casa editrice Universitaria è uscito "Frame – Videoarte e dintorni". Per Fondazione Aida, è autore di testi teatrali rappresentati a Parigi, New York e attualmente in tournée.