Romaeuropa Festival. Adrien Mondot, Claire Bardainne e la digitalizzazione onirica

Al Romaeuropa Festival è di scena la gestualità corporea, un box di proiezione e l’immaginario dominio dello spazio che ci circonda, nelle sue continue metamorfosi. Quaranta minuti di pura magia che si sottraggono al tempo. “Hakanai” è questo e molto altro. Il tutto alla Pelanda dell’ex Mattatoio, dove è in corso la mostra interattiva e multisensoriale “Digital Life”.

Rivisitazione del teatro-danza e ibrido del circo, Hakanai è una contaminazione del concettuale, del performativo, dell’installativo e della videoarte. I più nostalgici, ideologici dell’arte, rivangheranno lontane origini a partire dal The Kitchen Center for Video, Music and Dance, riscoprendo un precedente storico nelle sperimentazioni multimediali del movimento Fluxus. Allora la videoarte cambiò la concezione estetica degli Anni Settanta; oggi Adrien Mondot, programmatore e artista multidisciplinare,e Claire Bardainne, scenografa e visual designer, lavorano alla sua evoluzione. La loro ricerca ha però superato la datata affermazione di Nam June Paik sulla tecnologia video: “Il tempo è attualmente la componente più importante, perché la sedicente immagine statica non è nient’altro che linee, di modo che nell’immagine elettronica, in realtà, non vi è spazio e tutto è tempo”.
Adrien M e Claire B collaborano dal 2004, pur nelle diverse specificità, a un’innovazione artistico-tecnologica, quale parte attiva dell’interazione creativa. Uno dei risultati è Hakanai. La trasposizione alla Pelanda, nella straordinaria interpretazione di Akiko Kajihara e nelle pluralità estetiche sapientemente orchestrate, ha rappresentato un immediato rimando alla sfera onirica. Come non immedesimarsi in costruzioni digitalizzate di processi mentali così vividi e quasi tangibili? Come non cercare di aggrapparsi all’immagine che lo sguardo coglie e che il tocco allontana e sottrae in un attimo?
Nel solo coreografia, le trasfigurazioni della gabbia e l’articolata congiuntura con la parte audio diventano la fugace estensione del subconscio. Si respira un senso di lotta, l’intrinseca tensione di una dimensione dove gli stessi elementi proseguitano a presentarsi, nell’impossibilità di superarli. C’è elettricità. Una presenza inafferrabile. Hakanai in giapponesesignifica appunto ‘effimero’, ‘incorporeo’. E nel divario tra spazio fisico e concettuale, le ripetizioni e le sovrapposizioni minano confortevoli certezze: è una questione individuale, quasi intima, ma allo stesso tempo universale.

Rossella Della Vecchia

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www.romaeuropa.net

 

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Rossella Della Vecchia
Rossella Della Vecchia, classe 1986 di Nusco (AV), è da sempre interessata all’arte come alla scrittura, e quindi alla comunicazione in genere: si districa tra il cartaceo e il digitale, scrivendo di arte, politica e attualità. Laureatasi nel 2012 in Storia dell’Arte Contemporanea presso la Facoltà di Lettere e Filosofia de La Sapienza di Roma, ha conseguito il titolo con la tesi in Storia dell’Arte Contemporanea (cattedra della professoressa Carla Subrizi): “Trouble Every Day: Tous Cannibales, la voracità da tabù ad arte, dall’arte alla società”. Durante il 2011 ha collaborato con La Buona Terra di Paolo Speranza, con l’incarico di stesura di articoli del settore artistico, letterario e politico del bimestrale. Ad oggi, dopo uno stage nel 2011, collabora a Galleria 291 EST di Roma. Da marzo 2013 cura un personale blog sull’arte: ArtFriche Zone.