Mephisto Waltz. Il teatro fisico dei russi Derevo in scena a Pergine

“Sono una parte di quella forza che vuole sempre il Male opera sempre il Bene”. Con questo incipit dal “Faust” di Goethe, l’ensemble russo Derevo ha messo in scena in prima nazionale a Pergine “Mephisto Waltz”.

Derevo - Mephisto Waltz. Foto Romano Magrone

L’atmosfera e le immagini dei loro spettacoli riflettono quell’avanguardia russa del Novecento la cui estetica ha rappresentato un messaggio di rottura con i canoni artistici dominanti in quell’area geografica. Originaria di San Pietroburgo, ma attualmente residente in Germania, la compagnia Derevo, fondata nel 1992 e ancora diretta da Anton Adasinskij, conosce la consacrazione internazionale con la performance Once nel 1997 grazie alla prima, fortunata partecipazione all’Edimburgh Festival Fringe.
La loro cifra stilistica, da allora, non è cambiata. Quel mix che li contraddistingue, di teatro e danza, di pantomima e butho, di performance e arte povera, di clownerie e folclore, sempre tra grottesco e visionario, continua a segnare una poetica a suo modo coerente, anche se a noi appare ampiamente datata. Eppure i Derevo continuano a destare interesse e a riscuotere successo in molte parti d’Europa. Ora anche in Italia, ospiti della 39esima edizione di Pergine Spettacolo Aperto, rassegna dell’estate trentina che quest’anno, col titolo tematico Confini conflitti, ruotava attorno al centenario della Grande Guerra. Nel solco della proposta, lo spettacolo di Derevo, Mephisto Waltz, una riflessione sulla follia umana che produce ancora guerre, è stato l’evento del festival. Rappresenta un viaggio allucinatorio, il doloroso cammino interiore dell’uomo che combatte dentro e fuori di sé con le forze del male, e la contemporanea spinta al bene.
Se guardiamo all’uso drammaturgico di elementi naturali e oggetti portatori di dense simbologie, forse il regista lituano Eimuntas Nekrosius, geograficamente e culturalmente vicino a una poetica visionaria, ha attinto dalla loro pratica teatrale. In questo Mephisto Waltz, considerato il capolavoro di Derevo – e sicuramente, contestualizzato all’epoca, lo è stato –, ritroviamo ad esempio rami d’albero usati per girotondi e sferzate, fango e ghiaccio, petali di fiori come pioggia, cenere effusa e quant’altro; e, tra le immagini più clamorose, un mappamondo che, spaccato, rivelerà essere un’anguria, poi messa in testa, spappolata e sparsa su tutta la scena.

Mephisto Waltz - photo L.Dolmatova
Mephisto Waltz – photo L.Dolmatova

In questo palcoscenico da fine del mondo, senza tempo, e quindi di ieri e di oggi, che via via sarà disseminato di detriti, duelleranno creature androgine, uomini e natura, nel bizzarro svolgersi del ciclo delle stagioni, accompagnati dai suoni della città, da cinguettii di uccelli, cupi boati, melodie classiche di Liszt e musica elettronica.
In questo tableau-vivant che rimanda a certi dipinti di Bosch o ad altri di Dalí, o ad atmosfere alla Nosferatu di Murnau, si muovono quattro figure grottesche con le teste calve e le tuniche da monaci. Demiurgo è lo stesso Adasinskij dalle sembianze di demone seduttivo, ruolo che ben gli si addice sia per fisico e movenze, sia per essere stato l’interprete di Mefistofele nel pluripremiato Faust di Aleksander Sokurov.Il suo ingresso in semioscurità con una danza disarticolata è di grande impatto figurativo nel movimento che lo vede togliersi la lunga tunica, e questa involarsi come se fosse la sua ombra. Assalito da tre inquietanti figure che lo provocano cospargendolo di fango, prima lasciato seminudo, poi vestito di stracci, nel suo metamorfico trasfigurarsi, simile, a tratti, a un demone, a un folletto o a uno stregone, a una divinità pagana, poi a un Cristo sofferente, a un Giobbe biblico, inizierà la sua peregrinazione in un mondo continuamente rovesciato, squilibrato, caotico e provocato dal male, dove l’armonia tra uomo e natura sembra negata. Gli sarà versato addosso del latte; gli saranno consegnati archi e frecce per cacciare, e ghirlande in testa tra danze di farfalle e svolazzi; circondato da fili elastici, barcollerà, sfidato come in un ring; addobbato di lattine sulle braccia e, in testa, di un nido con due uova, sarà legato ai piedi per impedirgli di saltare; sarà insultato buttandogli addosso pomodori e salsicce che mangerà in preda alla fame, e schernito da corvi antropomorfi.

Derevo - Mephisto Waltz. Foto Roberto Magrone
Derevo – Mephisto Waltz. Foto Roberto Magrone

Verrà la morte con la falce, e le tre figure funeree con maschere e coltelli a tagliare l’aria e poi meccanicamente danzare un walzer. L’uomo si trascinerà con una flebo al braccio, per poi sdraiarsi su una brandina ascoltando la radio. Imprecherà, danzerà, agonizzerà. Infine assumerà l’aspetto di uno spaventapasseri, una postura da Crocifisso con la testa reclinata, che si dissolverà in un momento di buio che lascia il posto all’apparizione di un telo nero ricoperto di impronte di piedi rivolte verso l’alto. Una redenzione? Sulla scena rimarranno quei lunghi girasoli anch’essi rivolti verso l’alto, e una luce gialla a illuminare il vuoto.

Giuseppe Distefano

www.perginefestival.it

 

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Giuseppe Distefano
Critico di teatro e di danza, fotogiornalista e photoeditor, fotografo di scena, ad ogni spettacolo coltiva la necessità di raccontare ciò a cui assiste, narrare ciò che accade in scena cercando di fornire il più possibile gli elementi per coinvolgere il lettore/spettatore. L'esperienza di scrittura critica è maturata sul campo, cominciando negli Anni Novanta, scrivendo per il quindicinale "Città Nuova", e successivamente collaborando col mensile di spettacolo "Primafila" con recensioni e interviste a personaggi della danza, del teatro e del cinema; quindi col settimanale culturale "Il nostro tempo" e il settimanale di attualità "Carta". Collabora con "Ilsole24ore.com", col magazine "Danza&Danza", con "Artribune.com", con "Sipario.it" e con "cittanuova.it". Ha partecipato a mostre fotografiche e pubblicato il libro fotografico "Il teatro di Emma Dante nelle foto di Giuseppe Distefano" (Infinito edizioni).