Il teatro dopo l’età d’oro. Un libro di Marco De Marinis

Alcune note a margine dell’ultimo, densissimo libro di Marco De Marinis. Che fa il punto, con coraggio e chiarezza, sugli esiti contemporanei del Novecento teatrale.

Claudia Castellucci - Socìetas Raffaello Sanzio, Scuola Stoa - foto di Federica Giorgetti

Il teatro dopo l’età d’oro, sia detto subito, è un libro impegnativo: per la misura (oltre quattrocento pagine) ma soprattutto per la quantità di stratificato sapere scientificamente condensato, accumulato in decenni di studi appassionati e sistematici. Non è forse del tutto inappropriato definire quest’opera una vera e propria miniera (d’oro, si potrebbe aggiungere).
Marco De Marinis è uno dei massimi storici del teatro viventi, con al suo attivo libri tradotti in mezzo mondo. Con una formazione da filologo classico, poco più che ventenne si specializza in studi teatrali, per poi “farsi una lunga traversata nella semiologia sotto la guida di Umberto Eco”. Da molti anni è professore ordinario di Discipline Teatrali nel Dipartimento delle Arti dell’Università di Bologna. È responsabile scientifico del Centro di Promozione Teatrale La Soffitta e membro permanente dell’équipe scientifica dell’ISTA – International School of Theatre Anthropology diretta da Eugenio Barba.
Il libro è dedicato ai frutti contemporanei della novecentesca età d’oro evocata nel titolo. In esso lo studioso raccoglie una ventina di saggi, in massima parte già editi in volumi collettivi o in riviste, organizzandoli in tre distinte sezioni.

Poesiafestival '13, Giuliano Scabia a Vignola - photo © Barracchi - Campanini
Poesiafestival ’13, Giuliano Scabia a Vignola – photo © Barracchi – Campanini

Nella prima, Novecento e oltre: questioni, sono affrontati alcuni “punti nodali del dibattito attuale sul teatro e sulla sua crisi, come il superamento del testo e del testocentrismo, la performance, la corporeità, l’uso politico, l’attore e la sua biografia, la riscoperta della Commedia dell’Arte”. In questa sezione pare prioritariamente fecondo l’approccio transdisciplinare che, in maniera più o meno esplicita, informa di sé tutti i contributi. Molti richiami a diversi ambiti del sapere arricchiscono e problematizzano i costanti e documentatissimi rimandi alla storia e alla teoria del teatro, in particolare del Novecento. In particolare: studi linguistici, linguistico-filosofici e socio-antropologici là dove si ragiona dei rapporti “bidirezionali” fra teatro e performance; biologia, neurobiologia, estetica e fenomenologia trattando della centralità della corporeità a teatro.
Nella seconda parte, Novecento e oltre: punti di riferimento, l’autore “ritorna in maniera approfondita e criticamente aggiornata su alcune figure chiave del Novecento teatrale, da Artaud a Decroux, da Beckett a Grotowski, per discuterne il lascito attuale”. Fra gli studi raccolti in questa sezione, il più sorprendente è forse quello che collega due figure sulle quali Marco De Marinis ha proposto negli anni letture storico-critiche radicalmente inedite: Étienne Decroux e Antonin Artaud. In questo saggio, apparso per la prima volta sulla rivista da lui fondata e diretta Culture Teatrali con il titolo Geroglifici del soffio: poesia-attore-voce fra Artaud e Decroux nel Novecento teatrale, lo studioso mette in relazione le ricerche sulla voce (intesa come “entità vocalica” prima e oltre che “semantica”) dell’inventore del mimo corporeo e dell’autore de Il teatro e il suo doppio. De Marinis analizza con estremo rigore le “traiettorie uguali e contrarie” di questi “due fratelli che non si (ri)conoscono”, in un contributo imprescindibile, orientato ma al contempo aperto a sguardi polimorfi, su “questa storia ancora tutta da scrivere dei teatri di voce del Novecento”.

Claudia Castellucci - Socìetas Raffaello Sanzio, Scuola Stoa - foto di Federica Giorgetti
Claudia Castellucci – Socìetas Raffaello Sanzio, Scuola Stoa – foto di Federica Giorgetti

La terza e ultima sezione, Il Nuovo Teatro italiano: l’età d’oro e il suo dopo, ripercorre le tre generazioni di questo accadimento, “da pionieri come Luigi Nono a padri fondatori come Leo de Barardinis e Giuliano Scabia, da presenze anomale ma feconde come Pier Paolo Pasolini e Moni Ovadia a fenomeni della seconda e terza generazione”: il Teatro delle Albe, il Teatro Valdoca, Pippo Delbono, Ascanio Celestini, la Socìetas Raffaello Sanzio e molti altri. In questa sede lo studioso interroga le multiformi “trasmutazioni dell’attore oggi”, accogliendo l’impervia sfida di storicizzare (e dunque di collocare in un contesto, fornendo cornici e riferimenti oggettivi) realtà artistiche attualmente attive e operanti. È significativa, in questo senso, la scelta dell’unica immagine presente nel libro, quella di copertina: Marco Martinelli al Festival di Santarcangelo nel 2011 per Eresia della felicità.
Il contributo più commosso e commovente, in questa sezione e forse nell’intero volume, è dedicato a Giuliano Scabia e alla sua “ingenuità riconquistata”. Reca in appendice un testo, inedito, letto da Marco De Marinis nell’ambito di una festa organizzata nel 2006 dal Dipartimento di Musica e Spettacolo dell’Università di Bologna in occasione dell’uscita di Scabia dai ruoli universitari: una laudatio giocosa per il conferimento della laurea ioci causa in Dams.
Il teatro dopo l’età d’oro fra i tanti meriti ha anche quello di ricordarci, per dirla con lo storico del teatro Gerardo Guccini, che “l’oro continua, là dove c’è oro”.

Michele Pascarella

Marco De Marinis – Il teatro dopo l’età d’oro. Novecento e oltre
Bulzoni, Roma 2013
Pagg. 416, € 29
ISBN 9788878708877
www.bulzoni.it