Tutti reclutati a Pontedera. Per un viaggio nell’America di Kafka

Dal Teatro Era di Pontedera al Grande Teatro Naturale di Oklahoma e ritorno. Roberto Pacci porta in scena l’“America” di Kafka, storia e metafora di emigrazione e (dis)adattamento.

Roberto Bacci, Tu. Ognuno è benvenuto

Nel foyer del teatro arrivano i banditori, lanciando volantini che chiamano a raccolta chiunque voglia fare l’artista. C’è l’immagine di un uomo che punta il dito minaccioso indicando ciascuno di noi, possibili candidati tra la moltitudine. L’invito è a presentarsi al Gran Teatro, “che ha bisogno di tutti”, dove ognuno è il benvenuto. “Chi perde adesso l’occasione la perderà per sempre!”, gridano i “reclutatori”. Tutti possiamo farne parte. Trovare lì lavoro. Condotti quindi all’interno della sala teatrale, seduti ai nostri posti, interpellati ancora per sottoporci alla selezione di un colloquio personale – ecco il senso, insieme intimo e collettivo, del teatro –, assistiamo al timido approccio di un “reclutato” arrivato in quel luogo, la scena, in cui – così propagandano le promesse – “si può esercitare ogni tipo di mestiere”. Ci immerge nell’epopea del viaggio e dell’iniziazione, e dello spaesamento, la messinscena di Roberto Bacci dal titolo Tu. Ognuno è benvenuto, al Teatro Era di Pontedera.
Della materia informe del romanzo incompiuto America di Kafka, Bacci ne ha fatto una scrittura che rimanda a un senso attuale: la tragicommedia  di ogni “reclutamento”, il disadattamento di un giovane in una realtà favolosa che lo affascina eppure lo respinge ai margini, e ne fa un perdente. Con allusione ai disadattati odierni che genera la società, e al dramma del lavoro, agli inganni delle promesse. Se Bacci ha tratto spunti soprattutto da certe tecniche di colloquio, e dai test in uso dagli addetti ai processi di selezione delle risorse umane, alla continua ricerca dell’uomo “migliore” da ingaggiare, la scarna, poetica e dinamica messinscena ci immerge nel bizzarro e surreale mondo kafkiano, dove l’arrivo del costernato candidato rimanda al protagonista Karl della parabola dell’autore praghese.

Roberto Bacci, Tu. Ognuno è benvenuto
Roberto Bacci, Tu. Ognuno è benvenuto

Cacciato di casa il giovane approda in America, un posto a lui sconosciuto, dove deve trovare lavoro ma soprattutto un’identità. Avrà incontri, contatti, esperienze e disillusioni fino a giungere al miraggio di un’assunzione al Grande Teatro Naturale di Oklahoma, dove ognuno può venire assunto purché accetti un lavoro che non è il suo. Ed eccolo, il nostro candidato designato, giungere smarrito, e in ritardo, con una valigia; venire accolto da un angelo violinista; incalzato dai tre reclutatori con domande tese a voler carpire il suo destino e la vita intima; costernato e imbarazzato rispondere cercando le parole; essere quindi assunto, e raccontare, con una fisarmonica tirata fuori dalla valigia, la sua storia nella sua lingua di straniero.
Ma la trappola dell’intolleranza affiora sempre più dura accanto all’accettazione. Sarà, poi, vessato, inchiodato a una poltrona, costretto a ingoiare cibo a lui sgradito dai tre aguzzini, licenziato, lasciato solo e abbandonato. “Non abbiamo mai voluto niente da te!”, gli rinfacceranno. Lo accompagnerà l’angelo, diventato nel frattempo umano e sempre silenziosamente a lui vicino. Anch’egli con la valigia in mano. I due cammineranno verso una porta, ovvero verso il nuovo miraggio, soglia da varcare per raggiungere il sogno, ma anche ingresso, o anticamera, dove si rimane inchiodati ad aspettare. Dove fa muro la dura e ostile realtà della sopravvivenza.

Roberto Bacci, Tu. Ognuno è benvenuto
Roberto Bacci, Tu. Ognuno è benvenuto

I dialoghi che intrecciano i bravissimi attori della Compagnia Laboratorio di Pontedera – Tazio Torrini, Francesco Puleo, Alessio Targioni, Silvia Pasello, Sebastian Barbalan – non ignorano, pur con leggerezza, lo spessore psicologico o drammatico, catturando nella ragnatela di una colloquialità disperante per il suo immediato consumarsi, calati come sono nella naturalità e nell’allegra ferocia di un presente infinito.

Giuseppe Distefano

http://www.pontederateatro.it/

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Giuseppe Distefano
Critico di teatro e di danza, fotogiornalista e photoeditor, fotografo di scena, ad ogni spettacolo coltiva la necessità di raccontare ciò a cui assiste, narrare ciò che accade in scena cercando di fornire il più possibile gli elementi per coinvolgere il lettore/spettatore. L'esperienza di scrittura critica è maturata sul campo, cominciando negli Anni Novanta, scrivendo per il quindicinale "Città Nuova", e successivamente collaborando col mensile di spettacolo "Primafila" con recensioni e interviste a personaggi della danza, del teatro e del cinema; quindi col settimanale culturale "Il nostro tempo" e il settimanale di attualità "Carta". Collabora con "Ilsole24ore.com", col magazine "Danza&Danza", con "Artribune.com", con "Sipario.it" e con "cittanuova.it". Ha partecipato a mostre fotografiche e pubblicato il libro fotografico "Il teatro di Emma Dante nelle foto di Giuseppe Distefano" (Infinito edizioni).