Màntica 2013, un luogo da (cui) guardare

Anteprime, prime nazionali e debutti. Laboratori e incontri di critica. È il festival della Socìetas Raffaello Sanzio. A Cesena, dal 18 al 27 ottobre.

Romeo Castellucci, The Four Seasons Restaurant - © Christophe Raynaud de Lage

Cerco una palestra. Una grande camera presa a prestito per fare delle prove. Un posto trovato, senza riscaldamento, cui si accede attraverso la puzza degli spogliatoi; un posto ‘sbagliato’ per il teatro. E invece no”: Romeo Castellucci introduce Giudizio, Possibilità, Essere, variazione da The Four Seasons Restaurant (da La morte di Empedocle di Friedrich Hölderlin), in anteprima alla sesta edizione di Màntica, festival in programma a Cesena dal 18 al 27 ottobre.
Per la direzione di Chiara Guidi quest’anno è centrale il tema della riscoperta del luogo: “La funzione di un festival come Màntica, adagiato su una città di provincia, è quella di operare uno scarto rispetto a scelte a portata di mano. La piccolezza e la marginalità devono costituire punti di forza e non rimossi con rassegne che somigliano alle altre, magari maggiori. Via goffa e fallimentare. La funzione è piuttosto quella di scovare proposizioni d’arte nascoste, o agli albori; di costruire un luogo sperimentale, con laboratori e seminari; di condividere una critica istintiva, cercando di approfondirne le sensazioni; infine estendere sistematicamente la platea, compito estremamente interessante e ovviamente sottile, proprio per non incappare nel grezzo meccanismo di cui sopra si parlava”.
È per l’appunto diviso in tre sezioni, il festival di teatro della Socìetas Raffaello Sanzio: Spettacolo, con teatro e concerti e proiezioni, Studio, con corsi e laboratori, e Critica, con analisi aperte alla discussione.

Geumhyung Jeong, 7 ways - © Woonshik Lee
Geumhyung Jeong, 7 ways – © Woonshik Lee

Per quanto riguarda gli eventi performativi, oltre alla già citata anteprima di Romeo Castellucci, si segnalano le proposte di Geumhyung Jeong, di Kinkaleri e della stessa Chiara Guidi. La ballerina e coreografa coreana sarà in scena con la prima italiana di 7 ways: “Su un palcoscenico quasi vuoto, sotto una luce bianca e cruda una giovane organizza ex-novo il proprio habitat secondo sette vie. Sette piccole scene di trasformazione”. La performance Everyone Gets Lighter | All! di Kinkaleri, con Marco Mazzoni, “è un alfabeto gestuale che coinvolge il corpo nelle sue potenzialità coreografiche: dinamica, intensità, velocità, potenza. La performance si propone di essere allo stesso tempo soggetto di contemplazione e di pratica: il pubblico può guardare oppure partecipare sperimentando il codice e riscrivendo parole in movimento”. Chiara Guidi e Fabrizio Ottaviucci hanno deciso di “mettere alla prova la propria tecnica di fronte a una forza immane” in Tifone, spettacolo per pianoforte e “viola”, liberamente tratto da Joseph Conrad qui presentato in prima assoluta.
Tra i laboratori, vale segnalare almeno il corso di recitazione tenuto da Chiara Guidi e Scuola Cònia, laboratorio di drammaturgia a cura di Claudia Castellucci.

Kinkaleri, Everyone Gets Lighter All, 2013 - photo Camilla Borraccino
Kinkaleri, Everyone Gets Lighter All, 2013 – photo Camilla Borraccino

Infine, dal programma degli incontri di critica, è certo di interesse Utopie vocali. Un luogo da cui parlare, a cura di Lucia Amara, docente di Lettere a Bologna attualmente impegnata a curare l’edizione e la traduzione di Utopies Vocales. Glossolalies di Michel de Certeau: “Il sottofondo sonoro che quotidianamente permea i luoghi in cui si vive, amalgama nell’indistinto discorsi significativi e utilitari. Le glossolalie sono discorsi che non appartengono al linguaggio convenzionale, perciò sembrano del tutto conformi al rumore di fondo, e sembrano rinunciare a un’emersione significativa, che spieghi qualcosa. Ciò nonostante sono discorsi, cioè atti di comunicazione. Michel de Certau rimane attratto da queste voci, che chiama utopie vocali, perché rivelano la ricerca incessante di un luogo da cui parlare. Le glossolalie, che sembrano mimetizzarsi totalmente nella confusione dei suoni metropolitani, di che sono profezia? È questa la domanda che sviluppa De Certeau”.

Michele Pascarella

http://www.raffaellosanzio.org/

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Michele Pascarella
Dal 1992 si occupa di teatro contemporaneo e tecniche di narrazione sotto la guida di noti maestri ravennati. Dal 2010 è studioso di arti performative, interessandosi in particolare delle rivoluzioni del Novecento e delle contaminazioni fra le diverse pratiche artistiche.