Caino e Manfred rivivono in terra di Siena

Prima edizione per “Le Vie del Teatro in terra di Siena”, progetto che tra settembre e ottobre coinvolge i territori della Val d’Orcia e della Val di Chiana in un immenso palcoscenico per sperimentare una nuova forma di coesione sociale in forma teatrale. E debutto per le “Conversation pieces” del regista Marco Filiberti.

Marco Filiberti, Conversation Pieces - photo Mefantasia

Bisogna lasciarsi alle spalle i frastuoni festivalieri, le ammucchiate estive di titoli che vorrebbero segnare nuove forme e ultime tendenze in atto, e spingersi fin nella campagna della Val di Norcia per scoprire sorprendenti realtà spettacolari, sperimentazioni inedite del “fare arte” che coniuga, in mirabile sintesi unitaria, teatro, cinema, letteratura, e natura. Bisogna esserci, fisicamente, per saggiare idee alte della pratica artistica, dove contenuti, talento registico e sapienza autoriale sono ancora possibili. E bisogna lasciarsi stupire, emozionare, senza preclusione di filtri estetici o intellettuali. Perché solo così ci si potrà immergere in quella che si può considerare a tutti gli effetti “un’esperienza artistica”.
Tale è Conversation pieces, ideato da Marco Filiberti – raffinato regista di cinema e di teatro – spettacolo concepito open air nella campagna toscana (nel Giardino della Dimora Buonriposo) alla luce del tramonto declinata in quella notturna. Evento unico, irrepetibile, che sfrutta la vastità di un paesaggio mozzafiato e gli elementi naturali ai quali si aggiunge l’acqua. Una piscina, delimitata da balle di fieno, e dai circostanti alberi, diventa la scena principale dentro e attorno alla quale si muovono i due protagonisti. C’è una coreografia da origine del mondo, da risveglio primordiale, da eden senza peccato, in quella danza stilizzata che due corpi avvinghiati, Caino e Abele, poi staccandosi, ingaggiano sul vasto prato notturno che si perde a vista d’occhio e illuminato da lunghi fasci di luce mentre risuonano le note di uno struggente valzer. Solo quando subentrano quelle stravinskijane della Sagra della primavera, presagio di un sacrificio da compiersi, intuiremo che quella condizione di assoluta felicità, presto si tramuterà in dramma.

Marco Filiberti, Conversation Pieces - photo Mefantasia
Marco Filiberti, Conversation Pieces – photo Mefantasia

È il folgorante inizio di Conversation pieces cui faranno seguito altre potenti sequenze che conferiscono un andamento cinematografico a tutto lo spettacolo immerso dentro sonorità apocalittiche e musiche di Britten, Mahler, Verdi. Il ritmo è segnato da un’intensa drammaturgia che unisce, con originale riscrittura e sintesi, i due capolavori romantici Cain e Manfred di George Byron riducendoli a due soli interpreti e con l’aggiunta di una personale stesura dello stesso Filiberti. Il risultato è un’opera intrisa di poesia, in cui l’alternarsi dei personaggi delle due opere avviene sfumando l’uno nell’altro, in una esemplare simbiosi.
Il tormento di Manfred, è la vita, il dolore di esserci e un oscuro delitto che gli pesa sul cuore come la morte della bellezza e dell’amore. Un Amleto romantico, fragile e visionario, eroe faustiano, malinconico e tormentato, Manfred scende agli inferi della sua anima per scontare la colpa di un amore incestuoso e si autocondanna a morte cercando l’oblio. Egli vive in una terra lontana in cui è ancora possibile evocare i morti, gli spiriti, chiedere loro cosa vale e scoprire che non “un giorno in più” è la risposta, ma il silenzio, l’oblio, la morte: quelli che, insieme alla libertà e all’assoluto, per un maleficio a lui sono negati. Parlerà con lo Spirito, che gli apparirà nelle fattezze di un pastore, poi di un monaco, quindi assumerà ai suoi occhi le sembianze di Lucifero. La solitudine individuale di fronte alla morte di Dio, lo scontro tra umano e soprannaturale, si innestano nel Caino.
La messinscena parte dall’uomo biblico animato da incertezze e dubbi, ed è centrata sul rapporto fra lui, rivoltoso e stanco dell’ubbidienza ad un Dio severo ed insondabile, e Lucifero, voce sobillatrice di una ragione che inneggia alle miserie dell’esistenza umana.

Marco Filiberti, Conversation Pieces
Marco Filiberti, Conversation Pieces

La grande fascinazione che Lucifero esercita su Caino, sua guida e suo Virgilio, è resa, tra suoni apocalittici e musiche d’opera, vapori e fumi, dall’evocazione di poeti dal regno dei morti che affiorano con le sole teste dalla grande vasca d’acqua, mentre appare all’orizzonte una fanciulla velata che galoppa un cavallo bianco. Il dialogo-scontro si infittisce sui mondi del futuro e del passato, fino all’uccisione dell’amato Abele, delitto che Caino compie impugnando un coltello e intrappolando, dopo un inseguimento, il fratello che si consegnerà alla morte con le braccia aperte di fronte ad una grande quercia. Da essa scorrerà sangue.
Dalla stessa pianta – albero della conoscenza, del bene e del male – nel finale colerà latte, simbolo di innocenza. E sarà Manfred/Caino che, stringendo il fratello si accascia fra le sue braccia compiendo lo stesso gesto che aveva compiuto Abele nel momento della morte. Egli spira tra le sue braccia assumendo la stessa posizione avvinghiata dell’inizio. Il frastuono cederà il posto ai suoni della natura, in una ritrovata e superiore armonia del creato mentre le note del Requiem avvolgono le voci dei poeti che sembrano accogliere lo spirito di Manfred in un luogo in cui la poesia è ancora possibile. Filiberti firma un allestimento di grande respiro che, del vasto universo romantico in cui ci immerge, intriso di mistero, allegorie, elementi naturali e immaginifici, riesce a ricreare l’intimità. Merito dei due magnifici interpreti, David Gallarello e Luigi Pisani, insostituibili per l’adesione fisica, per la restituzione emotiva che li ha animati, artefici di una grande prova d’attore.

Giuseppe Distefano

http://www.leviedelteatro.it/

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Giuseppe Distefano
Critico di teatro e di danza, fotogiornalista e photoeditor, fotografo di scena, ad ogni spettacolo coltiva la necessità di raccontare ciò a cui assiste, narrare ciò che accade in scena cercando di fornire il più possibile gli elementi per coinvolgere il lettore/spettatore. L'esperienza di scrittura critica è maturata sul campo, cominciando negli Anni Novanta, scrivendo per il quindicinale "Città Nuova", e successivamente collaborando col mensile di spettacolo "Primafila" con recensioni e interviste a personaggi della danza, del teatro e del cinema; quindi col settimanale culturale "Il nostro tempo" e il settimanale di attualità "Carta". Collabora con "Ilsole24ore.com", col magazine "Danza&Danza", con "Artribune.com", con "Sipario.it" e con "cittanuova.it". Ha partecipato a mostre fotografiche e pubblicato il libro fotografico "Il teatro di Emma Dante nelle foto di Giuseppe Distefano" (Infinito edizioni).
  • Sensibile e attentissimo, DiStefano ha scritto un ottimo articolo, quasi un saggio che loda con misura e sobrietà la consumata arte di Marco, degli interpreti, della scena liquida, degli effetti visivi e sonori, della natura che a Buon Riposo SI FA arte in un vincolo magnetico. Da questo connubio si mette in moto la conversionre,la metanoia dello spettatore,guidato senza alterigia a scorgere l’insostenibile divario tra la futilità ordinaria e la profondità di una cifra: l’uomo-gigante-fragile-e-infelice, di cui oggi si sono calpestate le tracce. Aggiungo che Conversation Pieces è un’opera maieutica di alto valore pedagogico, un inno triste e solenne al transumano che è nell’uomo di ogni latitudine, ribelle a invocare qualsivoglia trascendenza. (Grazia Marchianò)

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