Trascrizione di uno sguardo. Riflessioni da Santarcangelo 2013

Da Santarcangelo dei Teatri 2013 trattengo due tipologie di sguardo, condizioni specifiche di visibilità, posizioni da cui guardare il mondo e il teatro contemporaneo. Queste due visioni coincidono con due luoghi fisici e coreografici: il fossato e il crinale. La riflessione di Marco Villari per Artribune.

Francesca Proia - photo Ilaria Scarpa

Dal fossato contro il muraglione che cinge il borgo di Santarcangelo, la 43esima edizione del Festival internazionale del teatro in piazza scorre lento. L’antico sferisterio è nella cartografia di Santarcangelo 13 un bacino con una propria densità specifica. Immerge, infatti, il suo calendario in un tempo disteso, come sfiatato. S’intuisce che Silvia Bottiroli e Rodolfo Sacchettini desidererebbero posare e rielaborare qui, come in una camera di decompressione, il programma di un festival che è però troppo congestionato da esperienze senza visioni.
In effetti, un festival di teatro si fa anche per creare una temporalità determinata capace delle altre temporalità del teatro d’oggi. E in questo fossato le visioni proliferano. Nello sferisterio sono stati installati tre spazi effimeri che, nonostante l’infelice struttura architettonica, sono diventati il luogo d’altre forme d’invenzione artistica e di partecipazione. Un microcosmo d’esperienze a latere e quasi autogestite: ciclofficina, atelier tipografico, desk dell’Agenzia di MK, libreria indipendente, nonché spazio d’incontri, seminari, dibattiti e angolo di ristoro dotato di wi-fi.

MK - Clima - Santarcangelo - photo MK
MK – Clima – Santarcangelo – photo MK

Sto collaborando con Tipografia Testamento, “organismo di ricezione acefalo” invitato a installarvisi per stampare semplici oggetti editoriali autoprodotti nati dagli incontri d’occasione con gli artisti di Santarcangelo. E mentre si fabbrica attorno all’inafferrabile zona che precede la creazione artistica, lavorando si sta in ascolto, in ricezione appunto. Ho sentito spesso Michele Distefano degli MK, seduto al di là dell’Agenzia del suo brillante progetto Clima, ripetere con gentile fermezza a chi s’avvicinasse: “No, mi scusi. Qui non c’è niente da guardare, bisogna partecipare!”. Ma di quale partecipazione si tratta? Clima, ad esempio, ha creato nell’arco temporale del festival un’autentica comunità di danzatori urbani istruita tutte le sere a un vocabolario di movimenti condivisi e invitata a misurarli fuori programma prima, dopo o durante i formati di rappresentazione degli altri artisti. Perché la danza sta “fuori, o meglio accanto”, in un movimento che ha scelto i bordi tanto del corpo, quanto del palco o della città, della nazione, del continente. Una comunità la cui visibilità s’ispira al tempo lento delle variazioni climatiche.
Ho seguito allo sferisterio Francesca Proia svolgere ogni mattina un laboratorio di Nada yoga, introducendo con dolcezza e dedizione un esiguo gruppo di partecipanti verso un suono interno, buio ma ricco di visioni. Un’immersione personale e comunitaria dentro questo paesaggio flottante a cui il suo teatro si rivolge. Santarcangelo 13 cominciava anche da qui, attivando quest’ascolto, finalmente avulso da rappresentazioni. Un ascolto che ha oggi un estremo valore politico.

Filippo Tappi - photo Tipografia Testamento
Filippo Tappi – photo Tipografia Testamento

Nell’assolato muraglione, il microcosmo del fossato non teme più come in anni militanti l’attacco della strada o della piazza, né quello della massa massmediatica, ma consapevolmente ne ascolta movimenti, suoni, sguardi e matura le proprie strategie d’invenzione. È soddisfatta questa comunità del fossato d’abitare finalmente il luogo del proprio sguardo. Questo luogo non è il dietro le quinte del teatro, ma piuttosto le spalle d’ogni singolo spettatore. È il dietro della visione, lì dove l’occhio non può arrestare lo sguardo.
L’altro luogo di Santarcangelo 13 è il crinale. È una postura del paesaggio da e verso cui guardare. Il più bello è stato quello quasi inosservato su cui ho eseguito Clima per un’ora al crepuscolo al di là dell’orto dei pathosformel. Il crinale è qui una riflessione sullo stato del teatro visto a Santarcangelo. È un augurio di lucidità per il teatro italiano più recente apparentemente incapace di porsi in questa splendida posizione di frontiera per inventare. È un invito alla critica, d’appoggiare qui il proprio punto d’osservazione, togliendosi dalla vecchia formula visiva della tribuna da palio o da stadio. Infine, il crinale è un dovere etico per un festival come quello di Santarcangelo. Dovere di riconoscere con ancor più nettezza le figure del teatro contemporaneo, al di là d’appartenenze a circoli-circuiti, per farsi esso stesso questa zona di connessione d’autentiche visioni corografiche.

Marco Villari

http://santarcangelofestival.com/

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Marco Villari
Marco Villari è nato a Messina. Si è laureato in Storia dell'arte contemporanea presso l'Università di Roma La Sapienza. Ha sempre nutrito la ricerca teorica sull'immagine attraverso una tenace pratica delle arti sceniche. Ha partecipato alla Stoa, la scuola sul movimento ritmico che Claudia Castellucci ha diretto al Teatro Comandini. In questo contesto ha scritto e pubblicato un denso studio all'acqua: “Jets d'eau. L'analisi dell'acqua. Bernini, Bacon, Hitchcock”. Ha animato in seguito un corso d'arte contemporanea per gli allievi delle scuole sperimentali, dirette da Claudia Castellucci, in Sardegna e per la Biennale d'arte urbana di Bordeaux. Ha inoltre collaborato con il gruppo Barokthegreat di Sonia Brunelli e Leila Gharib. Vive attualmente a Parigi, dove svolge una ricerca sulla visione aerea da Omero ad Ambrogio Lorenzetti. Ha fondato con tre amici un progetto d'editoria indipendente: ivi.publications. Progetta con loro un viaggio nell'antica Madras, città delle scuole d'arte indiane.