Originale e inquietante. È l’Anello palermitano

Tagli alla cultura? Macché, se stessimo a guardare il Teatro Massimo di Palermo. Dove senza alcuna partnership si produce l’intera tetralogia wagneriana del Ring. Ora siamo a metà dell’opera, e si possono tirare alcune somme.

Das Rheingold - Teatro Massimo, Palermo 2013 - photo Franco Lannino – Studio Camera Palermo

Quando, nella primavera del 2012, il Teatro Massimo di Palermo ha annunciato che il bicentenario della nascita di Richard Wagner sarebbe stato celebrato con un nuovo allestimento de L’Anello del Nibelungo, la scelta è apparsa temeraria. La tetralogia di quattro opere (un prologo e tre giornate, nel lessico wagneriano) non è mai stata presentata in una sola stagione nel capoluogo siciliano. Richiede 35 solisti, un coro, numerosi cambi di scena e un enorme organico orchestrale. Quando il Teatro Regio di Torino tentò l’intrapresa, finì in dissesto finanziario. Se si escludono i teatri tedeschi e pochi altri (da circa quarant’anni Seattle Opera si è dedicata al Ring e lo propone ogni anno), di solito viene messa in scena un’opera l’anno e al termine vengono presentati uno o due “cicli” completi. È questa, ad esempio, la scelta che persegue La Scala e la Staatsoper di Berlino in una co-produzione che è durata quattro stagioni e termina il prossimo giugno.
Due aspetti dell’annuncio sorprendevano: il primo è che il Massimo palermitano (dove un Ring intero non è stato mai prodotto: nel 1970-71 ne venne presentata, nell’arco di due stagioni, una produzione di Ginevra) avrebbe fatto tutto da solo; il secondo è che l’allestimento drammaturgico e scenico sarebbe stato affidato a Graham Vick (regia) e a Richard Hudson (scene e  costumi) con l’intento di costruire “uno spettacolo appositamente ispirato e concepito per gli spazi del grande teatro palermitano”. Vick ha al suo attivo già due Ring, uno per il piccolo Teatro di Lisbona, in cui la tetralogia veniva vista, con ironia, come uno spettacolo circense; e un’edizione ridotta (9 ore invece di 15, 19 orchestrali invece di 170) prodotta per Birmingham, con il compianto compositore Jonathan Dove. La si è vista a Reggio Emilia: qui il Ring diventa un drammone di famiglia Anni Cinquanta (tipo Il Lutto Si Addice ad Elettra di Eugene O’Neill).

Das Rheingold - Teatro Massimo, Palermo 2013 - photo Franco Lannino – Studio Camera Palermo
Das Rheingold – Teatro Massimo, Palermo 2013 – photo Franco Lannino – Studio Camera Palermo

Il Ring palermitano viene  messo in calendario ad apertura e chiusura della stagione 2013: Das Rheingold (22-31 gennaio), Die Walküre (21 febbraio-3 marzo), Siegfried (19-30 ottobre), Götterdämmerung (23 novembre-4 dicembre). Il regista e il maestro concertatore non hanno fatto trapelare alcuna notizia (né alcuna immagine) del loro allestimento sino al 22 gennaio. Ora che siamo giunti a metà percorso, si può tirare un bilancio preliminare.
In primo luogo, Vick non ha seguito la prassi di numerosi registi d’opera, ovvero vendere per nuovo il già-fatto. Questo Ring è totalmente differente dalle due edizioni precedenti da lui firmate. È una tetralogia da teatro greco al contrario, con il dramma satiresco posto all’inizio come prologo (Das Rheingold). A esso è assegnato un carattere da commedia: un mondo di Dei, Giganti, Nani ed elementi primordiali un po’ giuggioloni anche se assetati di potere e di sesso. Una lettura quanto mai insolita per chi usa andare al Massimo di Palermo. La si comprende in Die Walküre, la cui ambientazione ricorda il recente film tedesco Die Kriegerin (La Combattente), opera prima di David Wneendt (lavoro che ha destato molte polemiche, ma non è mai stato distribuito in Italia). Il film tratta, con cruda violenza, dei gruppi neonazisti nei Länder settentrionali della Germania dell’Est.
Come nel film, l’ambiente è cupo (tranne l’ultima scena in un’assolata campagna, che suggerisce la speranza), la violenza è una prassi. Mentre l’orchestra suona l’introduzione, assistiamo allo stupro di gruppo di una giovane sposa. Durante la cavalcata delle Valchirie, un ragazzo, appena entrato nel regno dei morti, viene sodomizzato da un “eroe” adulto. L’ambiente è squallido (il ‘Palazzo’ degli Dei è un malridotto camper accanto a una discarica), le relazioni di coppia sono crude (Sigmundo fa l’amore con Siegliende sul tavolo del tinello-cucina della casa di Hunding, marito della ragazza), tra le Valchirie si adombrano rapporti saffici e tra gli ‘eroi’ defunti in battaglia da esse curate non mancano baci omo.

Das Rheingold - Teatro Massimo, Palermo 2013 - photo Franco Lannino – Studio Camera Palermo
Das Rheingold – Teatro Massimo, Palermo 2013 – photo Franco Lannino – Studio Camera Palermo

Tutto ciò ha lo scopo di scioccare il conservatore pubblico palermitano? Dopo un mondo degli Dei, presentato come un parco giochi per divinità un po’ infantili, in Die Walküre siamo in un impietoso mondo degli uomini, con qualche dio e semidio ormai sulla via di una misera pensione che prelude alla morte in Götterdämmerung. C’è solo un lembo di speranza, quella che in autunno dovremmo vedere in Siegfried.
Così vista, questa tetralogia ha una sua innegabile originalità e coerenza. Ma è anche molto inquietante. Non proprio l’obiettivo del luterano, con venature buddiste, Richard Wagner, che intendeva mostrare il passaggio dalle vecchie divinità germaniche al monoteismo, al centro di gran parte della sua poetica.

Giuseppe Pennisi

www.teatromassimo.it

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Giuseppe Pennisi
Ho cumulato 18 anni di età pensionabile con la Banca Mondiale e 45 con la pubblica amministrazione italiana (dove è stato direttore generale in due ministeri). Quindi, lo hanno sbattuto a riposo forzato. Ha insegnato dieci anni alla Johns Hopkins University e quindici alla Scuola superiore della pubblica amministrazione; per periodi più brevi a Salerno e a Palermo. Ha scritto una dozzina di testi di economia, pubblicati in Italia, Gran Bretagna, Svizzera e Germania, ed è editorialista economico di un paio di quotidiani. Da quando aveva l'età di 12 anni la sua passione è l'opera lirica (specialmente del Novecento e meglio ancora se contemporanea coniugata con electroacustic e live electronics). Ha contagiato la moglie e in parte i figli. Vaga, quindi, da teatro a teatro. Con un calepino a righe e una matita rossa. Il riposo forzato è in una barcaccia.