La riforma dei teatri lirici

Mentre in Cina si stanno costruendo cento teatri polivalenti per la concertistica e l’opera occidentale, e alle porte dell’Italia, nel Tirolo, è stato appena inaugurato un modernissimo tempio della musica, in Italia alcuni teatri rischiano di chiudere…

Orchestra e coro - Tiroler Festspiele

Chiusura: è questo il destino di alcuni teatri italiani, almeno stando ai commenti di qualche sovrintendente e sindacalista al nuovo ‘testo unico’ per la lirica, varato dal Consiglio dei Ministri a fine dicembre e il cui iter parlamentare verrà completato nei primi mesi della prossima legislatura.
La legislazione italiana si allinea a quella di stati europei come la Germania, l’Austria e la Francia, dove la lirica non è la sorella povera dello spettacolo dal vivo ma una realtà vivace. Al pari di quanto avviene nei maggiori Paesi europei, si pone un vincolo al finanziamento dello Stato: una ‘fondazione’ dovrà coprire metà del bilancio con entrate proprie (biglietteria, sponsorizzazioni) e contributi da enti locali (Regioni, Province, Comuni), nonché apporto di soci privati.
Gli enti locali protestano di essere già troppo oberati: ciò, però, li costringe a decidere se utilizzare gli stanziamenti per la cultura a pioggia, se finanziare la fiera del carciofone o della patata rossa o se contribuire al ‘loro’ teatro, spesso un gioiello architettonico ricevuto in eredità dalle generazioni precedenti. Ciò li costringerà anche a ‘mettere bocca’ nella programmazione, a cercare sinergie, ad attivare circuiti con istituzioni simili in Italia e all’estero. Chi non può o non vuole sostenere la propria fondazione lirica e non la sente radicata nella propria comunità, subirà un declassamento: la fondazione (con finanziamenti statali triennali) diventerà un ‘teatro di tradizione’ (con finanziamenti statali basati sul numero delle rappresentazioni effettive). I sovraintendenti strillano perché, conoscendo gli amministratori locali con cui hanno a che fare, temono il declassamento.

Gustav Kuhn

Il punto debole è che non si prevedono incentivi europei per le deduzioni dei contributi privati dall’imponibile. Nel resto d’Europa si aggirano intorno al 30% dell’elargizione filantropica mentre in Italia si è al 19%. Inoltre il testo unico prevede la sostituzione della contrattazione nazionale collettiva con le contrattazioni di organizzazioni rappresentative dei singoli cori e orchestre con ciascuna fondazione lirico-sinfonica. Ciò irrita i sindacati ma ci avvicina all’Europa, dove in molti casi cori e orchestre hanno personalità giuridica autonoma che negozia con i teatri.
Nel Tirolo è stato inaugurato un nuovo teatro. Gustav Kuhn, austriaco ma con una carriera molto italiana, è stato testardo tanto quanto Richard Wagner ed è riuscito a farsi costruire un teatro secondo le sue specifiche tecniche: una meraviglia architettonico-acustica. Sono bastati due anni per i lavori. Roba da far piangere in un’Italia dove il restauro del Teatro Massimo di Palermo ha richiesto 22 anni e quelli della Scala e della Fenice circa dieci anni. Il nuovo teatro, una struttura plurifunzionale adatta per la lirica, la prosa, la sinfonica e la cameristica, è stato inaugurato il 26 dicembre, in occasione della Festa di Santo Stefano, patrono dell’Austria. Vi era presente il Gotha della musica, della cultura, della politica e della finanza di mezza Europa. La costruzione è stata finanziata interamente da enti locali e soprattutto da sponsor privati.

Il Nabucco nel teatro tirolese di Gustav Kuhn – photo Tom Benz

La stagione inaugurale prevede Le Nozze di Figaro e Nabucco e molti concerti. La serata del 26 dicembre è stata aperta da Il Castello del Duca Barbablu di Béla Bartók, diretta da Kuhn, il quale, nella seconda parte, ha passato la bacchetta a sei giovani maestri concertatori addestrati in gran misura all’Accademia di Montegral nei pressi di Lucca. Una sorpresa il finale: fuochi d’artificio nel bel paesaggio alpino in piena sincronia con l’orchestra alle prese con Music for the Royal Fireworks di Georg F. Händel.
Le Nozze di Figaro è stato presentato in costumi moderni poiché il suo messaggio è valido oggi tanto quanto ieri: vittoria di contessa e cameriera su un conte che vuole dormire nel letto che non gli è proprio. Molto interessante la direzione musicale del Nabucco: nulla di enfatico ma ‘belcantista’ con un soprano (Anna Princeva) di coloratura e un tenore (Alessandro Liberatore) di tessitura alta e morbida, quasi donizettiano. Come concepito da Verdi. Lineare la regia di Andreas Leisner: scena unica e costumi semplicissimi, distante dal colossal all’amatriciana di molte messe in scena.

Giuseppe Pennisi

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Giuseppe Pennisi
Ho cumulato 18 anni di età pensionabile con la Banca Mondiale e 45 con la pubblica amministrazione italiana (dove è stato direttore generale in due ministeri). Quindi, lo hanno sbattuto a riposo forzato. Ha insegnato dieci anni alla Johns Hopkins University e quindici alla Scuola superiore della pubblica amministrazione; per periodi più brevi a Salerno e a Palermo. Ha scritto una dozzina di testi di economia, pubblicati in Italia, Gran Bretagna, Svizzera e Germania, ed è editorialista economico di un paio di quotidiani. Da quando aveva l'età di 12 anni la sua passione è l'opera lirica (specialmente del Novecento e meglio ancora se contemporanea coniugata con electroacustic e live electronics). Ha contagiato la moglie e in parte i figli. Vaga, quindi, da teatro a teatro. Con un calepino a righe e una matita rossa. Il riposo forzato è in una barcaccia.
  • Emanuela Zerbinatti

    Tutto corretto. Però non sarei così denigratorio sulla “fiera del carciofone”. Alcune manifestazioni locali più popolari potrebbero tranquillamente far parte del nostro patrimonio culturale immobile. Solo che, essendo, appunto più popolari, sarebbe cosa buona e giusta se i privati che vi partecipano guadagnando, vsta l’affluenza di pubblico, investissero un po’ di più per produrre qualità. Lasciando così alle casse pubbliche le risorse per sostenere beni meno popolari.

    Se poi volessimo fare un ulteriore passo avanti, potremmo impegnarci per far diventare appetibili per un pubblico sempre più ampio anche beni come i teatri lirici senza per questo abbassare la qualità dello spettacolo. Ma diciamo che questo per ora è il sogno. Prima l’indispensabile: rendere i teatri accessibili. Poi pensiamo a renderli più accoglienti :)

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  • zoppi roberto

    Salve a tutti, come al solito l’Italia della cultura si evidenzia nella comunita’ europea in maniera negativa, e’ meglio risparmiare o investire in questo momento? Se mi rimanesse un ultimo stipendio sarebbe meglio centellinarlo o investirlo, penso che sia ora di uscire dal guscio e affrontare il pubblico Nazionale ed Europeo riguadagnando la stima e la dote che noi Musicisti ITALIANI ci portiamo appresso ….Noi siamo figli di Verdi e di Puccini e non ho voglia di rempire la pagina con altri nomi. PROPOSTA ; io Roberto Zoppi dipendente del Teatro Regio di Torino in qualita di violinista, propongo un progetto di protesta contro i tagli e declassamenti vari con sviluppo nell’ambito internazionale : CONCERTO NAZIONALE (Orchestra e Coro ) a ROMA, COMPRENSIVO DI TUTTI GLI ENTI LIRICI , DIRETTO DAL MAESTRO ABBADO per rilancaire la NOSTRA CULTURA MUSICALE NEL MONDO NON PIU CAPITA IN ITALIA . Per eventuali sviluppi del progetto potete contattarmi . Roberto Zoppi.

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