DNA. Vecchi cameo e tradizioni a s-finire

Si è da poco concluso DNA, il focus a cura di Annalea Antolini dedicato alla danza nazionale autoriale all’interno del Romaeuropa Festival 2012. Un progetto, quello di DNA, che arricchisce il festival donandogli la sospensione di un tempo in cui poter mettere a fuoco alcune delle personalità artistiche più interessanti della nuova generazione di coreografi italiani.

Riccardo Buscarini - Cameo

In apertura della seconda serata di DNA, Riccardo Buscarini presenta Cameo. Nello spettacolo, allo spirito noir tipico del giallo hitchcockiano, si associa l’immagine del danzatore che qua e là riaffiora tra le pieghe di una trama varia e multiforme. Il lavoro dei tre danzatori in scena – Riccardo Buscarini, Mariana Camiloti e Antonio de la Fe –  si arricchisce di una partitura drammaturgica ben definita, dando la percezione di continuo interscambio tra azione teatrale, quasi dialogica anche se non verbale ed emotiva, e azione fisica che, nel suo motus, sposta lo spazio ruotandolo come in una scatola magica a più livelli. Il lavoro di frammentazione drammaturgica e di rimescolamento dell’ordine logico offre all’azione fisica la possibilità ritmica della partitura danzata. In accordo con gli elementi scenici – un divano, un tavolino, una poltrona – gli spostamenti spaziali dilatano il tempo narrativo sortendo, nella ripetizione, effetti stranianti, sorprendenti confusioni di ruoli con picchi d’ironia che stemperano audacemente la dolente tematica dell’assassinio da subito dichiarata e poi scandita dall’angosciante rintoccare di una vecchia sveglia che non suona.

Alessandro Sciarroni – Folk-s will you still love me tomorrow

Se il discorso sullo stemperarsi del tempo drammatico ha a che fare anche con la ripetizione, è nel secondo spettacolo di questa seconda serata di DNA, che l’effetto di tale affanno giunge a compimento realizzandosi in complicità col pubblico in sala. Il coreografo Alessandro Sciarroni propone una riflessione sul concetto di fruizione: al pubblico, che stando seduto rende possibile l’evento teatrale, viene riconsegnata la facoltà di scegliere e di determinare, in modo più o meno decisivo, l’evento a cui assiste. La struttura coreografica di Folk-s will you still love me tomorrow? si ispira allo Schuhplatter, il ballo bavarese e tirolese che consiste nel percuotere scarpe e gambe con le mani. Folk-s apre le danze con un avvertimento che a posteriori risuona così: lo spettacolo esisterà finché non sarà s-finito. Con inevitabile doppia valenza.
S-finire: il processo performativo di Folk-s attende alla sua stessa fine e, sebbene non voglia dirci nulla sullo sfinimento del corpo, ne fa però uso adottandolo come parametro. L’immagine a specchio che se ne ricava induce chi guarda alla compartecipazione emotiva data dalla ripetizione ad libitum di questa danza faticosa. Questo elemento è capace di ridestare lo spettatore dalla passività in cui spesso giace. Partecipare o disertare: la scelta è obbligata ma in entrambi i casi attiva. Finire: la fine dell’evento deve qui essere intesa come fine di un processo che rimanda proprio al concetto di tradizione orale. Il tramandarsi di costumi e usanze avviene, nelle culture a oralità primaria, tramite una trasmissione fisica o sonora delle informazioni acquisite. In assenza di scrittura sono gli individui gli unici depositari del sapere. Questo prevede che, nel caso di un mancato scambio tra interlocutori, l’evento in sé si annulla, smette di esistere, si estingue e svanisce.

Riccardo Buscarini – Cameo

Triste è lo scenario di un mondo in cui l’indifesa tradizione domanda a chi ancora non ha smesso di osservarla: “Folk-s, Will you still love me tomorrow?”. E improvvisamente l’amore diventa il tema. Termini minimi della relazione: la compresenza dei due elementi interagenti. Termine ultimo: l’abbandono di uno dei due. La fine.

Ida Alessandra Vinella

romaeuropa.net

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Ida Alessandra Vinella
Ida Alessandra Vinella nata a Barletta nel 1984. Si laurea in Lettere “Cultura Teatrale” con una tesi in storia del teatro francese dal titolo Attore e sensibilità nel “Paradoxe sur le comédien” di Denis Diderot. In seguito approfondisce lo studio del teatro contemporaneo assumendo la voce come punto d’osservazione, da cui la tesi specialistica in Dams Teatro dal titolo Una cosa chiamata voce. Tre esempi dalla scena contemporanea. Dal 2012 fa parte del gruppo àcusma, diretto da Valentina Valentini, con cui prosegue gli studi sul suono e sulla voce a teatro. Dal 2007 si forma come attrice avvicinandosi al metodo russo di Vasil’ev con Daniele Nuccetelli, attore e pedagogo. Nel suo percorso di formazione come performer e regista incontra il lavoro di alcuni artisti della scena contemporanea italiana tra cui Roberto Latini, Chiara Guidi, Romeo Castellucci, Cesare Ronconi, Ilaria Drago, Francesca della Monica, Michele di Stefano, Alessandra Cristiani, Giorgio Rossi.