Un Mitridate appetibile

L’opera seria settecentesca raramente piace ai giovani, specie se composta in poche settimane da un enfant prodige 14enne su un libretto di maniera di Vittorio Amedeo Cigna, tratto a sua volta da una macchinosa tragedia di Racine, tradotto in italiano da Giuseppe Parini. Anche gli adulti, che non siano musicologi, le seguono di rado. Eppure, leggete cosa accade a Monaco.

Mitridate, re di Ponto - photo Bavarian State Opera / Wilfried Hösl

Uno dei maggiori successi dell’Opera Festival di Monaco è Mitridate, re di Ponto composta da Mozart, allora appena 14enne, su commissione del Teatro Ducale di Milano. Presentata il 26 dicembre 1770 a inaugurazione della stagione, all’epoca ebbe poche repliche, anche perché le tre ore e mezzo di Mozart (una serie di arie interrotte da un unico duetto) vennero infarcite da intermezzi e balletti per una durata totale di quasi sei.
Oggi Mitridate viene eseguito raramente: si ricorda un’esecuzione in forma di concerto a Roma diversi anni fa da parte dell’orchestra della Rai. Altre esecuzioni concertistiche risalgono alle celebrazioni mozartiane del 2006 (una a Sondrio), quando per due sere è stato ripreso un magniloquente allestimento di Jean-Pierre Ponnelle del 1987 (peraltro molto tagliato) al Teatro Olimpico di Vicenza.
Come mai a Monaco, nel corso di una quindicina di repliche, i 1.900 posti del Prinzregent Theater sono stati, per circa un terzo, riempiti da giovani? E dire che il lavoro viene dato integralmente (senza intermezzi e balletti): quattro ore con un breve intervallo. La chiave del successo sta nella drammaturgia di David Bösch e Rainer Karlitscheck, nelle scene di Patrick Bannwart, nei costumi di Falko Herold.

Mitridate, re di Ponto – photo Bavarian State Opera / Wilfried Hösl

Ma andiamo alla vicenda nuda e cruda. Mitridate, tiranno ormai stanco e anziano, che ha sacrificato gli obblighi familiari a quelli di Stato, è in guerra con Roma. Per ragioni politiche, ha combinato il matrimonio tra il figlio di primo letto Farnace e la figlia del re dei Parti, Ismene; tuttavia Farnace è ambizioso e cerca di mettersi in competizione con il padre, anche nell’amore della bella Aspasia (giovane nuova fidanzata del re). Quest’ultima preferisce il figlio minore di secondo letto, Sifare, ed è da questo ricambiata. Ma Farnace confessa tutto al padre e viene imprigionato. Aspasia e Sifare dichiarano il loro amore. Mitridate s’inalbera e Ismene intercede per evitare che Aspasia e Sifare siano uccisi. Nel contempo i Romani, guidati da Marzio, sbarcano a Ninfea e liberano Farnace, promettendogli il trono del padre se li aiuterà. Farnace diventa cosciente dei suoi doveri nei confronti del padre. Mitridate è ferito mortalmente e perdona i figli. Nel quintetto finale, Sifare, Aspasia, Farnace, Ismene e Arbate dichiarano la loro intenzione di vendicarsi dei Romani e combattere coloro che pretendono di togliere la libertà al mondo intero.

Bayerische Staatsoper – photo Wilfried Hösl

Come può attirare il pubblico giovane questo pasticciaccio arcaico? Senza cambiare una parola del libretto, la vicenda diventa il dramma di una famiglia plurima dei nostri giorni: il padre (già due volte vedovo) vuole sposare una donna giovane (che ha però da tempo una relazione affettiva con il figlio di secondo letto). Il figlio di primo letto, invaghitosi della bella fidanzata di papà, vuole sedurla. Tutti vestono abiti d’oggi; le navi (il Ponto si affaccia sul Mar Nero) sono gommoni; i ragazzi fumano spinelli, non mancano momenti abbastanza espliciti (ad esempio, quando Farnace vuole forzare Aspasia a fare sesso con lui). E via discorrendo. Il complesso intreccio è anche visto con una punta d’ironia; cartoni animati mostrano, sul fondo scena, il giovane Mozart che ha difficoltà con la trama, ma va avanti imperterrito, componendo il lavoro in poche settimane. Curata la parte musicale: in buca Mark Wiggleesworth dirige un ensemble con strumenti simili a quelli dell’epoca. Un cast internazionale assicura sette grandi voci in un lavoro in cui il canto è (quasi) tutto. Eccezionale il controtenore Lawrence Zazzo. Di ottimo livello, Barry Banks, Anja-Nina Barmann, Tara Erraught, Lisette Oropesa, Taylor Stayton ed Eri Nakamura.

Mitridate, re di Ponto – photo Bavarian State Opera / Wilfried Hösl

Una breve chiosa. La Bayerische Staatsoper ha un festival di cinque settimane che ricorda quello delle “notti bianche” di San Pietroburgo: ripropone gli spettacoli che hanno avuto maggior successo di pubblico e critica. La Bayerische Staatsoper ha tre sale: l’ottocentesco il National Theater (dove ebbero la prima mondiale Tristano e Isotta e i Maestri Cantori di Wagner) con 2.100 posti, il rococò Cuvillés Theater (dove ebbe la prima Idomeneo di Mozart) con 500 posti e il Prinzregent Theater (costruito nel 1900 a immagine e somiglianza del teatro wagneriano di Bayreuth) con 1.950 posti. Non si potrebbe pensare un’iniziativa del genere alla Scala?

Giuseppe Pennisi

www.bayerische.staatsoper.de

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Giuseppe Pennisi
Ho cumulato 18 anni di età pensionabile con la Banca Mondiale e 45 con la pubblica amministrazione italiana (dove è stato direttore generale in due ministeri). Quindi, lo hanno sbattuto a riposo forzato. Ha insegnato dieci anni alla Johns Hopkins University e quindici alla Scuola superiore della pubblica amministrazione; per periodi più brevi a Salerno e a Palermo. Ha scritto una dozzina di testi di economia, pubblicati in Italia, Gran Bretagna, Svizzera e Germania, ed è editorialista economico di un paio di quotidiani. Da quando aveva l'età di 12 anni la sua passione è l'opera lirica (specialmente del Novecento e meglio ancora se contemporanea coniugata con electroacustic e live electronics). Ha contagiato la moglie e in parte i figli. Vaga, quindi, da teatro a teatro. Con un calepino a righe e una matita rossa. Il riposo forzato è in una barcaccia.
  • Antonio

    Mozart avrebbe certo gradito questo adattamento; l’opera nasce e si afferma come spettacolo pubblico occasione di socializzazione e divertimento; progressivamente, a partire dall’Ottocento, è stata un pò imbalsamata sotto la teca dell’Arte borghese, divenendo così una liturgia ritenuta assolutamente immodificabile.