Emma Dante e l’Acquasanta

“Trilogia degli occhiali”, prima puntata. Dopo un lungo tour per l’Italia, “Acquasanta” approda a Palermo. Siamo alla Vicaria, il teatro-laboratorio di Emma Dante. Per la rassegna “S.C.O.” arriva uno spettacolo che trabocca energia e commozione.

Emma Dante - Acquasanta

Ancorato al suolo, inchiodato a pochi metri quadrati di palco; il mare tutt’intorno e un piccolo cielo di stelle-contaminuti a scandire il tempo del ricordo, col loro ticchettio sommesso. ‘O Spicchiato, mezzo mozzo di una nave che non c’è, è l’ingranaggio di una strana macchina della memoria, piedi e schiena appesi a un sistema di corde e ancore: muoversi al ritmo della tempesta, come un burattino attaccato ai fili del passato, nel solco che separa una sgangherata prua dall’oceano infinito.
Emma Dante
torna a Palermo con questa figura tragica e lieve, protagonista del primo dei tre spettacoli che compongono la Trilogia degli occhiali, da lei scritta e diretta. Acquasanta, al suo secondo anno di tournée, sbarca ora a La Vicaria, spazio indipendente gestito dalla compagnia della regista siciliana, Sud Costa Occidentale.
Una storia a tre, anzi a quattro.  Innanzitutto c’è lui, il mezzo mozzo-mezzo orbo, col riverbero del sole che si specchia sui suoi occhialetti storti; poi c’è il marinaio, gonfio del suo fallico cinismo, che passa il tempo a sfottere ‘o Spicchiato, come fa il bullo col pivello; e ancora il Capitano, uomo di polso e di cuore, che prova a coprire i goffi numeri dell’ingenuo sognatore. E infine (o forse in principio) c’è il mare. Abisso d’incommensurabile purezza, nostalgica utopia della fuga e del ritorno.

Un angolo della Vicaria - photo Carmine Maringola

In scena un solo attore, Carmine Maringola, a raccontare con un energico monologo una storia da niente. La storia di un uomo e della sua casa-Titanic, unica famiglia, unico rifugio, unica meta. Maringola salta, canta, declama – con quel napoletano squagliato in bocca, masticato, bevuto, sputato,  sparato, singhiozzato – essendo a un tempo il mozzo, il marinaio, il capitano, e pure il mare. Sì, persino l’acqua rivive nel turbinio di salti e capriole, nel dondolio del corpo appeso, negli schizzi in faccia come schiaffi odorosi, nella saliva come schiuma marina trattenuta a stento. Strepitose immagini d’evocazione e d’amore.
Perché è d’amore che parla, durante i suoi 45 minuti in scena, il mozzo che dall’età di 15 anni viveva su una nave. Nient’altro che lei, nient’altro che Lui, il Mare: inverosimile approdo, unico orizzonte possibile e minaccia che insieme rassicura, come quell’Unheimlich di freudiana memoria. E allora il mare è desiderio e pathos, è l’abbraccio e il volo a testa in giù, il respiro salato, qualcosa a cui appartenere senza che lui appartenga a te. E se il marinaio pensa alle sue cento donne da possedere, il mozzo che s’era “fidanzato con l’infinito” sussurra all’oceano “famme chille che vuoi… Indifferentemente”, cantando insieme al grande Mario Abate. Ma l’happy end non arriva per l’insolita love story. Non se l’aspettava, il ragazzo. L’equipaggio non lo vuole più, il comandante ha smesso di difenderlo. Via, a terra, scaricato come un bagaglio inutile.

Ed eccolo sul palco, con la sua maglietta bucata, la sua saliva-schiuma, i suoi occhialini incerti con cui guardare il mondo dalla parte del margine, della differenza. Solo, povero, dentro a un pezzetto di prua attaccato al pavimento: un uomo-relitto, tra flashback in corsa come cavalloni, a ripercorrere gli anni di gioia che portarono al distacco. La terra ferma è solitudine, è vertigine straniera. Per il ragazzo che aveva deciso di sposare il mare, qui s’arresta ogni sogno.
È vulcanico e toccante Maringola, in questa sua vigorosa performance, sostenuta da un’impeccabile regia e da un testo che è  insieme lirico e selvatico.
Mentre La Vicaria di Emma Dante – che per l’occasione ospita nel suo garage-foyer una mostra dei giovanissimi Masiar Firouzi, Adriano La Licata ed Elias Vitrano – si conferma come un’importante risorsa per una città stanca, sull’orlo del collasso. Un piccolo nucleo di energia straripante. Teatro di desiderio, di commozione e di resistenza. Teatro bagnato da una pioggia d’acquasanta.

Helga Marsala

Palermo // 24 e 25 settembre + 2 ottobre 2011
Emma Dante –
Acquasanta
www.emmadante.it


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Helga Marsala
Helga Marsala è critico d'arte, giornalista, notista culturale e curatore. Insegna all'Accademia di Belle Arti di Roma. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Nel 2011 è nel gruppo che progetta e lancia la piattaforma Artribune, dove ancora oggi lavora come autore e membro dello staff di direzione. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanea. Scrive di arti visive, arte pubblica e arte urbana, politica, costume, comunicazione, attualità, moda, musica e linguaggi creativi contemporanei. È stata curatore dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura mostre e progetti presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali.