Tradizione, arte e impegno sociale. Un Festival di Sanremo con canzoni più mature e molte novità

Dall’omaggio a Frida Kahlo e Lucio Dalla alla tradizione della musica popolare. Dalla mitologia e lo studio degli strumenti alla spiritualità e l’attualità. Il 68esimo Festival di Sanremo porta sul palco musiche e parole profonde e ricercate

Sanremo 2018. I conduttori Pierfrancesco Favino, Claudio Baglioni e Michelle Hunziker
Sanremo 2018. I conduttori Pierfrancesco Favino, Claudio Baglioni e Michelle Hunziker

“Perché Sanremo è Sanremo” si usa dire e non è del tutto sbagliato. Lo ha dimostrato l’edizione numero 68 appena conclusasi, in cui tanta delusione per la conduzione è nascosta da altrettanta curiosità da parte del pubblico di ogni età che ha permesso picchi di ascolto tra il 52% e il 54% di share. Un’edizione in cui la canzone italiana è tornata ad essere regina assoluta. “Musiche e parole” è lo slogan che Claudio Baglioni, soprannominato “dittatore artistico”, ha imposto al suo festival facendo solo del bene. E tra la selezione di questa edizione c’è tanta tradizione e musica popolare, come dimostrano i brani Passame er sale di Luca Barbarossa e Il coraggio di ogni giorno di Enzo Avitabile e Peppe Servillo; c’è qualche riferimento all’arte e alla mitologia con Frida (Mai mai mai mai) dei The Kolors e La leggenda di Cristalda e Pizzomunno di Max Gazzè; c’è tanto impegno sociale con la seconda classificata Una vita in vacanza di Lo stato sociale, Non mi avete fatto niente dei vincitori del festival Ermal Meta e Fabrizio Moro e  Stiamo tutti bene di Mirkoeilcane (tra i giovani). Questa volta sul palco di Sanremo non abbiamo ascoltato nessuna canzone propriamente “da Sanremo”, ma ogni cantante ha portato qualcosa di veramente profondo. Forse per la prima volta i testi li abbiamo dovuti leggere e comprendere fino in fondo. Insomma, molta più arte che ballate.

LA LEGGENDA DELL’AMORE ETERNO

Max Gazzè, artista poliedrico e colto, torna sul palco di Sanremo con un testo difficile da cantare e da comunicare, eppure fa centro tra il pubblico ed è subito ovazione di arte e racconto. La leggenda di Cristalda e Pizzomunno arriva da Vieste dove un pescatore, disperato per aver perso l’amore, si tramutò nello scoglio simbolo della cittadina garcanica. Pizzomunno era un giovane marinaio molto bello di cui si innamoravano tutte le donne. Anche le sirene ne erano attratte, solo che Pizzomunno era già innamorato di Cristalda. Ma un po’ come avveniva ad Ulisse, in mare le sirene cercavano di lusingarlo. Pizzomunno però ogni volta rifiutava e all’ennesimo no, le sirene invidiose rapirono Cristalda trascinandola negli abissi. La leggenda narra che Pizzomunno per il dolore rimase immobile di fronte al mare sperando di rivedere la sua amata, trasformandosi così in uno scoglio. Un enorme faraglione, oggi, si può ammirare sulla spiaggia di Vieste. Ma la leggenda del tragico amore continua e racconta che ogni cent’anni in un’alba d’agosto la bella Cristalda risale dagli abissi per rivivere la sua storia d’amore con Pizzomunno tornato uomo. Max Gazzè inserisce La leggenda di Cristalda e Pizzomunno nel suo progetto Alchemaya, già in giro per i teatri italiani lo scorso anno, insieme ad altri due inediti. È un lavoro complesso che ora esce anche in forma di disco “sintonico”, come spiegato dallo stesso Gazzè. Un lavoro che unisce l’orchestra sinfonica e l’uso dei sintetizzatori. Più che un album, una vera Opera classica che indaga le origini del mondo, l’amore, la mitologia, la spiritualità, e rivede alcuni dei brani di maggiore successo dell’artista.

IL SAXELLO

Del 2012 è il film Enzo Avitabile Music Life, diretto dal premio Oscar Jonathan Demme. Forse fino a quel momento Enzo Avitabile non era tanto conosciuto quanto adesso, ma già allora e da molto prima con la sua musica portava la tradizione popolare italiana e napoletana nel mondo unendola a una sentita forma di jazz. Avitabile debutta solo ora sul palco di Sanremo e lo fa con accanto a un caro amico, anche lui artista completo tra musica, cinema e teatro, Peppe Servillo. Il loro brano, dal titolo Il coraggio di ogni giorno, è un invito a rialzarsi, a non arrendersi. Un riflettore su tutte quelle persone invisibili che ogni giorno trovano il coraggio di andare avanti. E per l’esecuzione di questo brano Avitabile si è fatto costruire uno strumento ad hoc, il “saxello”, una via di mezzo tra una ciaramella e un saxofono. La ciaramella è uno strumento musicale popolare aerofono della famiglia degli oboi con ancia doppia, cameratura conica e senza chiavi. È uno strumento tipico del Sud Italia e con molta probabilità risalente all’età romana. A questo strumento Giovanni Pascoli ha dedicato una composizione, Le Ciaramelle appunto, nella raccolta di poesie Canti di Castelvecchio. Anche il saxofono è uno strumento aerofono ma ad ancia semplice e inserito nella famiglia dei legni. Avitabile, che è stato anche maestro di musica per diversi anni, mostra in questo modo quanto la musica gli appartenga e quanto la tradizione e le radici culturali siano nella sua arte parte fondamentale di accompagnamento e ispirazione.

OMAGGIO A LUCIO DALLA

Ron porta sul palco del Teatro Ariston una canzone inedita scritta da Lucio Dalla dal titolo Almeno pensami. È stato lo stesso Claudio Baglioni a proporre questo brano a Ron, che il 2 marzo presenterà un intero album dedicato a Lucio per celebrare la ricorrenza del 75esimo compleanno del cantautore bolognese scomparso qualche anno fa.  Lucio!, l’album, è un progetto discografico composto da 12 canzoni: alcuni dei più grandi successi di Dalla e di Ron, per l’occasione riarrangiati e reinterpretati. Il disco è dedicato a Michele Mondella, grande personaggio del mondo musicale e storico amico e collaboratore di Lucio e Ron, venuto a mancare poche settimane fa. La tracklist: Almeno pensami, 4/3/1943, Tu non mi basti mai, Piazza grande (in duetto con Lucio Dalla), Henna, Attenti al lupo, Quale allegria, Chissà se lo sai (in duetto con Lucio Dalla), Futura, Canzone, Cara e Come è profondo il mare. Il brano Almeno pensami risale agli inizi del 2011 e Dalla non ha fatto in tempo a pubblicarlo nell’album di inediti a cui stava lavorando. Si percepisce perfettamente il suo stile, la sua scrittura, e già dalla prima esecuzione di Ron, restituita in modo magnifico, si è percepita la mancanza assoluta dell’artista Lucio Dalla.

– Margherita Bordino

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Margherita Bordino
Classe 1989. Calabrese trapiantata a Roma, prima per il giornalismo d’inchiesta e poi per la settima arte. Vive per scrivere e scrive per vivere, se possibile di cinema o politica. Con la valigia in mano tutto l’anno, quasi sempre in giro per il Belpaese tra festival e rassegne cinematografiche o letterarie. Laureata in Letteratura, musica e spettacolo, e Produzione culturale, giornalismo e multimedialità. È giornalista pubblicista e lavora come freelance. Collabora tra gli altri con Cinematographe.it, la Rivista 8 1/2, fa parte della redazione del programma tv Splendor e coordina Cinecittà Luce Video Magazine.