Caravaggio in musica. Al Festival Pergolesi Spontini di Jesi

Il noto festival marchigiano ha da poco calato il sipario sulla diciassettesima edizione. Fra gli spettacoli andati in scena compare anche l’opera ispirata a un “falso d’autore”: il diario del soggiorno di Caravaggio a Malta e in Sicilia, narrato da Camilleri nel romanzo che dà il titolo alla pièce.

Il colore del sole. Regia Lucio Gregoretti. Festival Pergolesi Spontini, Jesi 2017. Photo Stefano Binci
Il colore del sole. Regia Lucio Gregoretti. Festival Pergolesi Spontini, Jesi 2017. Photo Stefano Binci

Quando diciassette anni fa, Jesi (e vari comuni dell’area) diedero vita al Festival Pergolesi Spontini in onore dei due musicisti lì nati, molti pensarono che l’iniziativa avrebbe avuto il fiato corto: Pergolesi è morto a 26 anni (e la sua produzione non è, quindi, molto vasta) e le opere composte da Spontini per le corti imperiali di Francia e di Prussia richiedono mezzi che anche la Scala e il Teatro dell’Opera di Roma hanno difficoltà a mettere in campo. Tuttavia, in questi diciassette anni, il festival ha prodotto l’integrale di Pergolesi (disponibile in un elegante cofanetto dvd) e riesumato le opere del periodo napoletano e del primo periodo francese di Spontini. Questa edizione riguarda “il falso d’autore”, ossia lavori quasi certamente apocrifi ma di artisti di livello.
Un “falso d’autore” è il diario del soggiorno di Caravaggio a Malta e in Sicilia, quale visto nel romanzo di Andrea Camilleri Il colore del sole, da cui Lucio Gregoretti ha tratto un’opera in un atto. Il lavoro ha debuttato l’8 settembre al Teatro Pergolesi di Jesi, l’opera è coprodotta con il Teatro Luciano Pavarotti di Modena dove sarà in scena in ottobre ed è stata realizzata in collaborazione con il complesso Roma Sinfonietta e l’Accademia d’Arte Lirica di Osimo.

Il colore del sole. Regia Lucio Gregoretti. Festival Pergolesi Spontini, Jesi 2017. Photo Stefano Binci
Il colore del sole. Regia Lucio Gregoretti. Festival Pergolesi Spontini, Jesi 2017. Photo Stefano Binci

CARAVAGGIO, UN UOMO IN FUGA

Nell’opera si ricostruisce uno dei periodi più oscuri e burrascosi della vita di Caravaggio, quello da lui trascorso tra Napoli, Malta e la Sicilia fra il 1606 e il 1608. Sul pittore, inseguito dalle guardie del Papa e dell’Ordine di Malta, pende infatti una condanna alla decapitazione per l’omicidio di Ranuccio Tommasoni, avvenuto a causa di una discussione sorta durante una partita al gioco della pallacorda. L’artista è un uomo in fuga, perseguitato da mille ossessioni (tra cui il sogno ricorrente di un cane feroce che tenta di assalirlo) e condizionato da una sorta di fotofobia, probabilmente di natura psicosomatica, che lo costringe a vedere “il sole nero” e a vivere le sue giornate come in una eclissi di sole permanente.
L’aspetto più interessante del lavoro è quello musicale. L’organico è costituito da un attore e da un doppio coro di voci soliste che amplifica e sottolinea l’umanità tormentata di Caravaggio. Le voci sono usate alternativamente come soliste, come evocative di personaggi autentici o simbolici, tutte voci interiori di Caravaggio, ovvero come coro, utilizzato principalmente in modo onomatopeico, come un’estensione degli strumenti, che a volte sviluppa brevi frammenti di testo in forma madrigalistica ma non ha quasi mai una funzione narrativa vera e propria. Il coro serve soprattutto a stabilire la cifra sonora tipica della musica polifonica rinascimentale e barocca. Pur trattandosi di musica interamente nuova, la scrittura musicale del coro farà comunque a volte riferimento a moduli antichi, richiamando qua e là in maniera straniata la musica dell’epoca, come il testo ne evoca il linguaggio verbale.

Il colore del sole. Regia Lucio Gregoretti. Festival Pergolesi Spontini, Jesi 2017. Photo Stefano Binci
Il colore del sole. Regia Lucio Gregoretti. Festival Pergolesi Spontini, Jesi 2017. Photo Stefano Binci

LA MESSA IN SCENA

Direttore de Il colore del sole è Gabriele Bonolis sul podio dell’Ensemble Roma Sinfonietta; regia, scene, drammaturgia video sono di Cristian Taraborrelli, costumi di Angela Buscemi, video di Fabio Massimo Iaquone, mentre il light designer è Alessandro Carletti. Nel cast figurano l’attore Massimo Odierna e un gruppo di giovani cantanti: Cristina Neri, Anastasia Pirogova, Daniele Adriani, Renzo Ran, Claudia Nicole Calabrese, Natsuko Kita, Jaime Canto Navarro, Carlo Feola.
Come a tutte le opere nuove, con un tocco sperimentale, le auguriamo di circuitare e di venire affinata da ripresa a ripresa.
Di grandissimo interesse la messa Horme Armè ascoltata, nell’ambito del festival, alla Basilica di Loreto la sera del 9 settembre. È musica di chiesa per “uomini armati”, ossia in procinto di andare in guerra. È musica borgognona fiamminga del Quattrocento e del Cinquecento per un complesso di soli uomini (tre controtenore, quattro tenori, due bassi). È stata verosimilmente composta in occasione della scomparsa del compositore fiammingo Johannes Ockeghen da suoi allievi come Josquin Desprez, Pierre de la Rue, Antoine Brunel e Loyset Compère. È una esaltazione delle polifonia che il complesso Odhecaton diretto da Paolo Dal Col ha reso stupendamente.

Giuseppe Pennisi

www.fondazionepergolesispontini.com

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Giuseppe Pennisi
Ho cumulato 18 anni di età pensionabile con la Banca Mondiale e 45 con la pubblica amministrazione italiana (dove è stato direttore generale in due ministeri). Quindi, lo hanno sbattuto a riposo forzato. Ha insegnato dieci anni alla Johns Hopkins University e quindici alla Scuola superiore della pubblica amministrazione; per periodi più brevi a Salerno e a Palermo. Ha scritto una dozzina di testi di economia, pubblicati in Italia, Gran Bretagna, Svizzera e Germania, ed è editorialista economico di un paio di quotidiani. Da quando aveva l'età di 12 anni la sua passione è l'opera lirica (specialmente del Novecento e meglio ancora se contemporanea coniugata con electroacustic e live electronics). Ha contagiato la moglie e in parte i figli. Vaga, quindi, da teatro a teatro. Con un calepino a righe e una matita rossa. Il riposo forzato è in una barcaccia.