Il beat di William S. Burroughs. Nel nuovo disco di Paolo Tarsi

Oggi 5 febbraio 2015 si chiude il centenario dalla nascita di William S. Burroughs. E il nuovo album del compositore Paolo Tarsi si ispira proprio a un romanzo dello scrittore della Beat Generation. In anteprima su Artribune l’ascolto di un brano e il racconto del concept del disco che uscirà in primavera per la Cramps Music.

Paolo Tarsi, Furniture music for new primitives - la copertina di Luca Domeneghetti
Paolo Tarsi, Furniture music for new primitives - la copertina di

Cramps. Una parola che dice tutto. Un’etichetta che come nessuna ha coniugato ricerca grafica e avanguardia musicale. Un nome storico della discografia italiana che annovera, tra le sue prime pubblicazioni, Arbeit macht frei degli Area e John Cage_Nova Musicha n. 1 di John Cage. Fondata nel 1973 a Milano dal produttore, graphic designer e art director Gianni Sassi, scomparso nel 1993, è attiva oggi come società editrice e discografica sotto il nome di Cramps Music e ha mantenuto, dopo oltre quarant’anni, la sua doppia anima sociale e sperimentale.
Prova ne è il titolo del nuovo album del compositore Paolo Tarsi, Furniture music for new primitives, che sarà realizzato in primavera per la storica etichetta (nella sua collana POPtraits Contemporary Music Collection), in collaborazione con Rara Records. “Il titolo dell’album”, spiega Tarsi, “prende spunto in parte dalla traduzione in inglese di ‘Musique d’amaublement’, l’espressione coniata da Erik Satie per definire l’ultima fase della sua produzione (letteralmente significa ‘musica da arredamento’, talvolta tradotta con ‘musica da tappezzeria’), anticipatrice concettualmente dell’ambient music di Brian Eno. E poi, a cos’altro si ispira?“Come fa notare Gillo Dorfles, oggi viviamo in un mondo completamente saturo di segnali e modi di comunicare, popolato da creature completamente virtuali, dove ci muoviamo come dei nuovi primitivi di fronte alle possibilità tecnologiche del XXI secolo”, prosegue Tarsi.“Ed è per rispondere a questa vastità di sovrainformazioni e al suo horror pleni, ai sovraccarichi di messaggi che molto dicono e poco (o nulla) comunicano, che le composizioni di questo disco si basano tutte su pochissimi elementi musicali, un modo per permettere a questi brani di imprimere al loro passaggio un segno più duraturo nella memoria di chi ascolta. Ma non solo, ogni composizione è prima di tutto esaustiva nella sua essenzialità”.

Il disco è, quindi, un ritorno alle origini del Minimalismo, un percorso in cui dialogano tra loro musica contemporanea e rock sperimentale – come già Terry Riley aveva fatto con John Cale. E, nonostante sia interamente composto da brani di Paolo Tarsi, si avvale della partecipazione di tantissimi ospiti: in primis, Paolo Tofani (Area – International POPular Group) che, con la sua chitarra tripartita Trikanta Veena, accompagna in Construction dans l’espace et le silence (ispirata a un’opera di Antoine Pevsner) la formazione d’archi Quartetto Maurice, su interferenze elettroniche a cura di Roberto Paci Dalò (presente nell’album anche con il suo clarinetto basso), così come quella del grande organista jazz Gianni Giudici (qui al Rhodes, un particolare tipo di pianoforte elettrico) e del sassofonista d’avanguardia Michele Selva. Poi, ancora, il gruppo Junkfood, composto da Paolo Raineri (tromba, elettronica) – nonché membro del progetto KOMARA con David Kollar e Pat Mastelotto dei King Crimson –, Michelangelo Vanni (chitarra elettrica), Simone Calderoni (basso) e Simone Cavina (percussioni), fino ai polistrumentisti e compositori Enrico Gabrielli aka Der Maurer e Sebastiano De Gennaro, a cui si aggiunge la chitarra elettrica di Diego Donati.

Roberto Paci Dalò, Trame, 2014
Roberto Paci Dalò, Trame, 2014

Il concept dell’album ruota intorno al romanzo Le città della notte rossa di William S. Burroughs ed è il motivo per cui Artribune ha deciso di far ascoltare in anteprima uno dei brani tratti dal disco – Dreamtime, per clarinetto basso (Roberto Paci Dalò) e organo Hammond (Paolo Tarsi), proprio oggi 5 febbraio, nella data in cui si chiude il centenario dalla nascita di Burroughs. Si tratta del primo volume tratto da The Red Night Trilogy (1981-87), la trilogia dello scrittore Beat che comprende anche Strade morte e Terre occidentali, e punto di riferimento sul piano formale per costruire i capitoli di questo disco.
Con un artwork frutto della collaborazione con l’artista Luca Domeneghetti, il fotografo Roberto Masotti, negli Anni Settanta uno dei protagonisti dell’avventura di Gong – Mensile di musica e cultura progressiva, nonché tra i più grandi fotografi jazz, rock e contemporanea, e il già citato Roberto Paci Dalò che, oltre ad essere regista, musicista della scena sonora sperimentale italiana, è anche artista visivo.

Claudia Giraud

http://web.archive.org/web/20130606123621/cramps.it/
http://www.rara.it/rara.it/rararecords.html

  • angelov

    Un susseguirsi di curve pareti sonore
    per delimitare un vuoto spazio vibrante…