Intepretare Turner. Con la chitarra elettrica di Burkhard Paul Stangl

Fino al 25 gennaio, la Tate Britain rende omaggio all’ultima fase della produzione artistica di Joseph Mallord William Turner. Ed è proprio al concetto di incompleto in Turner che Burkhard Paul Stangl ha di recente dedicato un disco meraviglioso: “Unfinished. For William Turner, painter”.

Burkhard Paul Stangl - Unfinished. For William Turner, painter

The EY Exhibition: Late Turner – Painting Set Free, rassegna allestita alla Tate Britain,si concentra sui lavori realizzati tra il 1835 e il 1851, anno della morte di Joseph Mallord William Turner. Si tratta della seconda mostra che Londra tributa nel giro di pochi mesi a un’opera che non smette ancora di ammaliare: dal 22 novembre 2013 al 21 aprile 2014 era stato il National Maritime Museum di Greenwich a incentrarsi sulla Turner’s lifelong fascination with the sea. Centoventi pezzi che restituivano allo spettatore un mare drammatico, contemplativo, violento e bellissimo, pericoloso e sublime. Una collezione che spaziava dai “transformative Royal Academy paintings of the late 1790s and early 1800s” agli “unfinished, experimental seascapes he produced towards the end of his life”.
È proprio al concetto di incompleto in Turner che Burkhard Paul Stangl – chitarrista proveniente da quella fucina di talenti che è la Vienna underground di Fennesz, del collettivo Polwechsel e della Editions Mego – ha di recente dedicato un disco meraviglioso. Unfinished. For William Turner, painter (Touch, 2013) è a sua volta un’opera volutamente incompiuta. Sono passati più di dieci anni dalla visita del 2003 alla Tate Britain grazie alla quale Stangl rimase folgorato dal potere della “quiete” (la stillness) dei quadri dell’ultimo Turner, in special modo quelli rimasti incompiuti (altrettanto lo colpirono, musicista in erba, le incisioni di Goya osservate quindici anni prima al Prado di Madrid).

William Turner, Mr. Turner di Mike Leigh, 1835
William Turner, Mr. Turner di Mike Leigh, 1835

Chitarra elettrica generatrice di armonici, tre zither, elettronica impalpabile e registrazioni ambientali perennemente sullo sfondo: è l’equipaggio di una malsicura scialuppa con la quale l’austriaco si avventura in mare aperto. Mai arrischiandosi fin nell’occhio del ciclone, però, nemmeno quando la traversata sembra davvero essere senza fine (unfinished, appunto: l’iniziale mellow). Perché anche in Stangl, esattamente come in Turner, non è dato sapere se quello verso cui navighiamo sia qualcosa – acqua, vento, eventi atmosferici, una qualsiasi terraferma – oppure niente. Free pure painting, free pure music: all’origine degli astrattismi di tutte le epoche e, proprio per questo, privi di tempo.

Vincenzo Santarcangelo

www.stangl.klingt.org
www.touchmusic.org.uk

CONDIVIDI
Vincenzo Santarcangelo
Vincenzo Santarcangelo è dottore di ricerca in filosofia e membro del gruppo di ricerca LabOnt presso l'Università di Torino. È stato visiting PhD student presso il Cognition Institute della Plymouth University. Ha tenuto corsi di Estetica presso l'Università di Genova, il Castello di Rivoli Museo di Arte Contemporanea (Rivoli) e il MADRE Museo di Arte Contemporanea DonnaRegina (Napoli). Collabora con il Corriere della Sera (La Lettura) e con Rai Cultura. Su Artribune cura le rubriche “Octave Chronics” e “Dialoghi di Estetica”. È direttore artistico della rassegna musicale “Dal Segno al Suono”, presso il MUSMA. Museo della Scultura Contemporanea (Matera), e consulente di "Firenze Suona Contemporanea" ed "EstOvest Festival".