Berlin Atonal, il ritorno. Resoconto da un festival ai confini dell’architettura sonica e visiva

Si è conclusa a fine agosto la seconda edizione del “restaurato” Berlin Atonal. Riedizione di un festival avanguardista, con l’elettronica più sperimentale a farla da padrona, in una cornice composta dalla tipica location industriale berlinese. Quattro giorni all’insegna di sonorità e visualità, ad alto contenuto tecnologico.

Lo sperimentalismo internazionale ha fatto ritorno nella capitale tedesca, la città in cui tutto è iniziato. Berlin Atonal è un festival che ha saputo essere, allo stesso tempo, innovativo e radicale, proponendo un ampio programma fatto da live performance, show audiovisuali, laboratori e installazioni. Il Berlin Atonal ha offerto contenuti musicali legati all’edonismo tecnologico più puro e indipendente. Una kermesse che non pretende di essere una novità, ma che si riallaccia a una certa vecchia tradizione, grazie a un format volutamente “restaurato” e a un nome proveniente dal passato.
Correva infatti l’anno 1982 quando Dimitri Hegemann ideava il Berlin Atonal. Un festival dell’ex Berlino Est che spaziava dal rock all’industrial, passando per il punk e l’EBM (Electronic Body Music), fino a quelle nuove e sconosciute sonorità ora note come techno ed elettronica. Proprio nel momento di massima auge della manifestazione, nel 1990, si chiudeva però il primo capitolo della storia del Berlin Atonal. Il secondo capitolo iniziava con la fondazione di Tresor, il progetto con il quale Hegemann rilanciava la techno sulla scena internazionale, grazie alla mitica label e all’omonimo club.

Berlin Atonal 2014 © Camille Blake

Berlin Atonal 2014 © Camille Blake

Il terzo capitolo si è riaperto solo l’anno scorso, quando Laurens von Oswald, Paulo Reachi e Harry Glass hanno deciso di riportare alla luce il festival, di comune accordo con il vecchio fondatore. Quello del “restaurato” Berlin Atonal è un viaggio nel meglio di questa scena internazionale sperimentale, di oggi come di ieri. Con una serata inaugurale che ha reso omaggio a uno dei pionieri della musica minimalista, Steve Reich. Nella navata principale di un’ex fabbrica, il Kraftwerk, una delle composizioni più emblematiche dell’artista, Music for Eighteen Musicians, ha aperto in grande stile la seconda edizione del festival: un labirinto di suoni progressivi e ipnotici, per i quali sono stati convocati l’Ensemble Moderne di Francoforte e il coro dei Synergy Vocals.
L’atteso ritorno dei Cabaret Voltaire è stato, poi, tutt’altro che un nostalgico tuffo nel passato. Dopo oltre vent’anni di assenza dalla scena musicale, quello del gruppo britannico è stato senza dubbio lo show di punta dell’evento. Solo materiali inediti e lo stile inconfondibile della new wave, al contempo sperimentale e attuale.

Pastoral [AV installation] by Peter Kirn & Geso from Geso on Vimeo.

Per tre sere consecutive hanno avuto spazio anche i nuovi formati di sound design. A metà tra un’installazione e uno strumento spaziale, la tecnologia 4dSound ha offerto, a turni di duecento persone, un’esperienza interattiva ai confini tra suono, spazio e movimento. I dettagliati comportamenti del suono lavorato con questa tecnologia sono passati per le musiche minimaliste di Murcof, per quelle ambientali, dai tratti glaciali, di Biosphere, e sono arrivati fino alle più oscure sonorità di Senking. Non sono mancate atmosfere digitali ricercate, con il live audio-visual del tedesco Headless Horseman, quello dell’italiano Donato Dozzy con Nuel, senza dimenticare Bleed Turquoise, il nuovo progetto dell’americano James Ginzburg.
Appuntamento all’estate 2015, sempre al Kraftwerk, per il prossimo Berlin Atonal. Un festival che promette di convertirsi sempre più in un’accademia per la scena internazionale delle arti digitali. Dalle sonorità più sperimentali alle illuminazioni e ai visual più creativi, o alle architetture tecnologiche.

Enrichetta Cardinale Ciccotti

www.berlin-atonal.com

 

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Enrichetta Cardinale Ciccotti

Enrichetta Cardinale Ciccotti

Enrichetta Cardinale Ciccotti (Napoli 1986, vive a Barcellona). Storica dell’arte, generazione erasmus. Per evitare la tanta agoniata sindrome post-erasmus ha fatto una serie di giri, ma dall'estero non è più tornata. Dopo le ricerche per tesi a Monaco di Baviera…

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