Il violinista del diavolo. Tra film e concerti, si festeggia Paganini

A Genova è appena terminata la Settimana Paganiniana. La città dove il grande Niccolò nacque nel 1782 ha celebrato il compositore e violinista con diversi eventi. Oltre alla cinese Bin Huang – vincitrice nel 1994 del Premio Paganini –, che ha tenuto un concerto e una masterclass, nel capoluogo ligure è arrivato anche un altro protagonista di successi internazionali, il tedesco-statunitense David Garrett. In veste di attore.

David Garrett - photo Marcello Orselli

È stato presentato in anteprima nazionale a Genova il film Il violinista del diavolo, di cui David Garrett è l’interprete principale. Scritto e diretto dal regista inglese Bernard Rose, Der Teufelsgeiger vanta una produzione prevalentemente tedesca ed è incentrato su una parte della vita del geniale Niccolò Paganini, il soggiorno a Londra avvenuto agli inizi dell’Ottocento.
In questo drammone il musicista è un uomo debole e malato, dedito al bere, al gioco d’azzardo, agli stupefacenti e alle donne. La ricostruzione biografica mischia episodi diversi e invenzioni che possono confondere chi della storia non sappia nulla, ma forse l’obiettivo del film non era quello del realismo e neppure l’oggetto, viene dato di pensare, era di per sé Paganini.
Nell’opera filmica si possono piuttosto apprezzare: il fatto di aver reso “umano” un grande ingegno con le sue cadute; l’idea del mefistofelico e diabolico agente teatrale Urbani (interpretato da Jared Harris), con il quale Paganini avrebbe stretto un patto di faustiana memoria; il tema dell’artista incompreso, maledetto e ingestibile, condannato dal suo stesso immenso talento; la storia dell’innamoramento vero legato all’amore stesso per l’arte (la giovane donna dalla voce straordinaria); l’intuizione dell’attualità della dimensione spettacolare del musicista, che si esibisce davanti al pubblico come una rockstar dei nostri giorni; l’interpretazione di David Garrett, al suo debutto come attore, affascinante con i suoi capelli lunghi e lo sguardo perennemente annebbiato, ma ancor più come virtuoso del violino; la colonna sonora del film scritta da Garrett insieme a Franck van der Heijden, accompagnata dall’orchestra sinfonica della radio bavarese.
Tutte queste ragioni, e soprattutto le ultime due, nonostante i limiti formali di cui si è detto, rendono il film una storia attuale, che porta alla ribalta, in un clima di romantico satanismo, il fascino eterno della musica e i valori dell’arte.

Bernard Rose, Il violinista del diavolo (2013)
Bernard Rose, Il violinista del diavolo (2013)

Come violino solista, David Garrett si è poi esibito nel Concerto per violino e orchestra in Re maggiore, op. 77 di Johannes Brahms, diretto da Johannes Wildner al Teatro Carlo Felice. Per lui la sala era completamente esaurita e il pubblico entusiasta lo ha seguito anche in streaming da 80 Paesi nel mondo: 1.300 le città connesse e 13mila gli spettatori in diretta.
La superstar del violino, 33 anni, capelli lunghi raccolti, anelli con il teschio alle dita, si è presentato in sala con un sorriso radioso, in maglietta sotto l’abito scuro e un paio di sneaker pelose slacciate. Intorno a lui era seduta l’Orchestra impeccabile del Carlo Felice.
Garrett è uno di quegli artisti che cercano di gettare un ponte fra la tradizione e la modernità, per avvicinare un pubblico eterogeneo alla musica. È considerato “un mago del crossover”, per la sua capacità di fluttuare con il violino tra generi e tendenze stilistiche diverse, unendo un repertorio classico e colto a contaminazioni rock e pop, che per lui “meritano uguale rispetto”.
Garrett ha iniziato a studiare il violino a quattro anni e a dieci ha debuttato sul palcoscenico. Guardandolo e sentendolo si percepiscono la sua tecnica inappuntabile, la sua disinvoltura con lo strumento e la sua scioltezza esecutiva eccezionale. Il brano di Brahms che interpreta gli piace molto ed eseguirlo per lui “è sempre una sfida”.
Alla fine, Garrett cede alla calorosità degli applausi scroscianti del pubblico e, come se non bastasse, esegue a sorpresa ben tre bis: le Variazioni sul Carnevale di Venezia di Niccolò Paganini, l’Allemanda della Partita n. 1 in Si minore di Johann Sebastian Bach e il Capriccio n° 14 di Paganini. È il migliore omaggio al grande compositore genovese.

Linda Kaiser

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Linda Kaiser
Linda Kaiser (Genova, 1963) è laureata in Storia della critica d’arte all’Università di Genova, dottore di ricerca in Storia e critica dei beni artistici e ambientali all’Università di Milano, specializzata in Storia dell’arte contemporanea alla Scuola di Specializzazione in storia dell’arte dell’Università di Siena. È critico d’arte contemporanea, giornalista, fotografa e curatore. È specialista di Fluxus, Outsider Art, Mail Art, Arte Povera, Anacronismo, museologia e cultura d’impresa. Cura progetti espositivi presso spazi pubblici e privati (tra questi, Genova, Palazzo Ducale: “Arte Povera: la prima mostra”, 2012; “Andrei Molodkin. Transformers No. M208”, 2014). Ha tenuto seminari di arte presso le Università di Genova, Siena, Milano e Kassel. Già consulente scientifica di Assolombarda, ha contribuito a fondare nel 2001 a Milano l’Associazione Museimpresa. Ha ideato e curato l’Archivio Storico Riva a Sarnico (BG). Sta costruendo l’Archivio Storico Cressi a Genova. È autrice di monografie come “L’Anacronismo e il ritorno alla pittura. L’origine è la meta” (Silvana Editoriale, 2003) e della prima Guida Touring dedicata al “Turismo industriale in Italia. Arte, scienza, industria: musei e archivi d’impresa” (TCI, 2003). Pubblica servizi e foto su Artribune dal 2012; su altri periodici e portali scrive di arte, spettacoli, musica, cultura d’impresa, nautica, food & wine. Elabora e crede in modelli propositivi che promuovano una politica culturale interdisciplinare.