“Rave Tapes”, il nuovo disco dei Mogwai e la sua copertina

Immagini, simboli, opere d’arte traslitterate, grafica. Possiamo dire che prima degli Anni Quaranta tutto questo non aveva nulla a che fare con la musica. Almeno visivamente. Parliamo delle copertine dei dischi. Nel frattempo molto è cambiato.

Mogwai, Rave Tapes

Pensiamo al vinile (che in realtà c’è ancora e rimane tutt’altro che roba da feticisti). Pensiamo poi alle musicassette, ai compact disc, fino ai negozi online dove si acquista musica oggi. Quegli elenchi di canzoni. Anche questi in realtà mantengono un legame forte con la copertina di un disco e non rappresentano soltanto file da accumulare. Perché avere la copertina di un disco (la sua immagine, appunto) sul nostro lettore musicale ancora ci piace. Alcuni ci tengono proprio.
Davvero ancora oggi si investe (produzione, distribuzione) in questo modo per una copertina? Ha ancora un peso nell’economia affettiva di un disco? Quando forse la maggior parte delle persone ascolta il disco in streaming (quando non lo scarica illegalmente)? La questione riguarda il senso e il rapporto che c’è tra le immagini e la musica, ancora oggi.
Per capirne qualcosa in più, abbiamo interpellato con Alessandro Baronciani, musicista e illustratore di tante copertine di dischi: Cofanetto illustrato della giovinezza dei Baustelle, Everybody in the palco dei Camillas, Gioia e Melchiorre di Bugo, per citarne solo tre, ma le sue collaborazioni sono davvero tante.

Mogwai, Rave Tapes
Mogwai, Rave Tapes

Alessandro Baronciani ci ha tenuto a fare una premessa: contravviene all’assunto che nel mondo della musica l’immagine sia diventata qualcosa di liofilizzato. Apparentemente dunque non ci sarebbe nessun deterioramento, nonostante lo sviluppo digitale che ha travolto l’industria discografica: “L’immagine rappresenta ancora lo specchio del disco”. Secondo Alessandro Baronciani questo percorso lo si deve fare insieme: illustratore e musicisti, non si può fare altrimenti: “Il lavoro del grafico è un lavoro di maieutica. Il grafico deve riuscire a tirare fuori le idee che hanno in testa i musicisti”. Ogni illustratore naturalmente è riconoscibile, nel senso che ha una sua cifra stilistica, che deve combaciare con le idee del gruppo e con la musica del loro disco.
Prendiamo la copertina di Rave Tapes, il nuovo disco dei Mogwai. È molto bella, ha colori “efficaci” e disegni quasi esoterici. Una piccola operetta grafica. Un lavoro ricercato, uno studio a tavolino. Per il vinile, il cd e la musicassetta. Come se non fossero passati vent’anni. Nella copertina di Rave Tapes ci sono disegni geometrici e al tempo stesso visionari, un connubio che si ritrova anche nel disco, a livello compositivo. D’altronde i Mogwai hanno sviluppato negli ultimi venti anni una serie di ridondanze chitarristiche riconoscibili, a cui però hanno aggiunto qualcosa (ed eliminato altro) fino ad arrivare a una vera e propria commistione con l’elettronica. Un percorso che è stato anche illustrato: “La copertina dei Mogwai è bellissima, il fucsia è un colore bellissimo, funziona”, dice Alessandro, “ed è differente da tutto quello che hanno fatto prima”.
Il progetto grafico di Rave Tapes è stato realizzato da Dave Thomas, che ha collaborato con i Mogwai in altri quattro dischi e che dunque ha vissuto (e illustrato) da vicino l’evoluzione del gruppo. La copertina di Rave Tapes è un misto tra geometrica bellezza e colore. Ma non ci si ferma alla copertina. Oltre al disco è possibile acquistare infatti una confezione che contiene una serie di fotografie e illustrazioni stampate su carta patinata e opaca.

Mogwai, Rave Tapes
Mogwai, Rave Tapes

In Rave Tapes – prodotto da Paul Savage – il suono gira in modo massiccio intorno alla precisa armonia delle chitarre suonate da Stuart Braithwaite, il leader del gruppo. Ma a differenza dei lavori precedenti c’è un uso molto più accurato e ristretto degli effetti delay e del reverbero. A cui si è preferito sostituire dei suoni elettronici, accompagnati da sintetizzatori distorti. La struttura delle canzoni non si evolve verso un’inondazione di suoni, ma si sospende in modo etereo, quasi ci si soffermasse davanti a una visione. Quella della copertina del disco, volendo.

Francesco Marinelli

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Francesco Marinelli
Francesco Marinelli è giornalista professionista, civitanovese dal 1986. Da luglio 2012 fa parte della redazione de ilPost.it. Ha fatto esperienza all’AdnKronos, a SkySport e a Radio24, con cui ha realizzato alcuni reportage, tra cui quello sul Teatro Valle di Roma occupato. Ha frequentato la Scuola di Giornalismo di Urbino e ha una laurea in Scienze della Comunicazione, con una tesi sulla persuasione della comunicazione politica. Oltre all’economia politica e alla storia dei partiti italiani, studia da anni la tecnica della registrazione multitraccia. Su Twitter è @frankmarinelli.