Il disco: medium d’artista

Tra le mostre di Artelibro, a tema musicale, spicca “Records by Artists”: una selezione di oltre 130 dischi d’artista, per lo più in vinile, realizzati tra il 1960 e il 1990. Un progetto totale, visivo e sonoro, da vedere presso l’Aula Magna della Biblioteca Universitaria di Bologna fino al 5 ottobre.

Records by Artists - Allan Kaprow

Dopo il libro d’artista, il disco d’artista. Non parliamo della copertina, a volte un puro esercizio d’illustrazione di un dato tema musicale, ma proprio del disco in carne e ossa, anzi in musica e vinile. Certo, si vedrà principalmente quella nella mostra Records by Artists 1960-1990 presso l’Aula Magna della Biblioteca Universitaria di Bologna, ma sarà inclusa in quel prodotto artistico, denominato appunto disco d’artista, in cui l’artista usa il medium del disco, inteso come progetto totale (cover, confezione, progetto sonoro) per un’espressione artistica autonoma.
Una pratica che ha origini fin dalle avanguardie storiche. Basti citare l’invenzione del futurista Luigi Russolo nel 1913 dell’Intonarumori, un insieme di strumenti musicali formati da generatori di suoni acustici che permettevano di controllare la dinamica, il volume, la lunghezza d’onda di diversi tipi di suono. E poi dadaisti e surrealisti: manipolatori di suoni che miravano a sovvertire la tradizione dell’ascolto sonoro.
Con il secondo dopoguerra, artisti come Jean Dubuffet e Yves Klein, insieme ai musicisti (John Cage su tutti), azzeravano il piano sonoro avvicinandolo al sublime livello del “silenzio”. Il 1948 è, infatti, l’anno di coniazione del termine “musica concreta” da parte del compositore e teorico francese Pierre Schaeffer per designare una nuova corrente musicale, basata sulla registrazione su nastro magnetico di suoni e rumori ambientali da utilizzare come materiale creativo. Questo materiale veniva poi modificato e rielaborato dal compositore attraverso processi di montaggio e mixaggio analoghi a quelli cinematografici (taglio e riassemblaggio del nastro, scorrimento a velocità variabile, ripetizione e inversione di frammenti).

Records by Artists - John Lennon
Records by Artists – John Lennon

E il disco in tutto ciò, che ruolo ha? Grazie alla sua tecnologia, si fa interprete, diventando supporto e medium del fatto sonoro. Tanto da essere ampiamente utilizzato da quasi tutti gli artisti, in particolare tra gli Anni Sessanta e Ottanta, al pari di qualsiasi altro mezzo espressivo. Lavori audio, quindi, registrati su dischi in vinile che contengono musica, rumore, suono concreto, poesia, registrazione di performance, reperto sonoro o manipolazione di suoni naturali. Lavori spesso non dissimili dalla pratica compositiva della musica contemporanea, ma con la precisa determinazione a uscire dall’ambito ristretto della disciplina della composizione musicale per entrare nel più vasto territorio dell’arte visiva e confondersi in essa, superando steccati e barriere.
Ad esempio, nell’incipit di How to Make a Happening (1966), in cui Allan Kaprow spiega in undici regole come realizzare appunto un happening, fa un elenco (“Don’t paint pictures, don’t make poetry, don’t build architecture, don’t arrange dances, don’t write plays, don’t compose music, don’t make movies…”) che ha quasi il sapore musicale della ritmica ossessiva di Steve Reich nella sua composizione minimalista It’s Gonna Rain (1965). Contaminazioni che sfociano spesso in collaborazioni dirette tra artisti e musicisti, come nel caso di Demetrio Stratos che nel 1978, dopo l’abbandono degli Area per dedicarsi esclusivamente alla sua ricerca vocale, partecipa alla storica pièce Event con Merce Cunningham e la Dance Company, eseguita con la direzione artistica di Jasper Johns, quella musicale di Cage e la collaborazione di Andy Warhol per i costumi.

Records by Artists - Fruit 2013 Lubok Verlag editions
Records by Artists – Fruit 2013 Lubok Verlag editions

La mostra, a cura di Giorgio Maffei in collaborazione con Viaindustriae e Danilo Montanari, nasce, dunque, dallo studio di oltre 800 dischi d’artista catalogati in Records by Artists. A catalogue raisonné 1960-1990 e, nel presentare una selezione di 130 dischi in vinile, prova ora a mettere ordine in questa storia parallela dell’arte chiamata disco d’artista.

Claudia Giraud

http://www.artelibro.it/

CONDIVIDI
Claudia Giraud
Nata a Torino, è laureata in storia dell’arte contemporanea presso il Dams di Torino, con una tesi sulla contaminazione culturale nella produzione pittorica degli anni '50 di Piero Ruggeri. Giornalista pubblicista, iscritta all’Albo dal 2006, svolge attività giornalistica per testate multimediali e cartacee di settore. Dal 2011 fa parte dello Staff di Direzione di Artribune (www.artribune.com ), è responsabile dell'area Musica e cura, per il magazine cartaceo, la rubrica musicale "Art Music". E’ stata Caporedattore Eventi presso Exibart (www.exibart.com). Ha maturato esperienze professionali nell'ambito della comunicazione (Ufficio stampa "Castello di Rivoli", "Palazzo Bricherasio", "Emanuela Bernascone") ed in particolare ha lavorato come addetto stampa presso la società di consulenza per l'arte contemporanea "Cantiere48" di Torino. Ha svolto attività di redazione quali coordinamento editoriale, realizzazione e relativa impaginazione degli articoli per l’agenzia di stampa specializzata in italiani all’estero “News Italia Press” di Torino. Ha scritto articoli e approfondimenti per diverse testate specializzate e non (SkyArte, Gambero Rosso, Art Weekly Report e Art Report di Monte dei Paschi di Siena, Exibart, Teknemedia, Graphicus, Espoarte, Corriere dell’Arte, La Piazza, Pagina).
  • marco perciballi

    Mostra veramente intrigante nel suo testimoniare il pensiero laterale degli artisti.
    Il fluire libero della creatività scavalca qualsiasi pregiudizio.

    Marco Perciballi