Atoms for Piece: l’esordio

Thom Yorke sinonimo di Radiohead? Assolutamente no. Anche perché poi, insieme ad alcuni “amici” che arrivano da gruppi come Red Hot Chili Peppers e R.E.M., sforna album assai meno scuri. L’esordio degli Atoms For Peace.

Thom Yorke - photo Mark Metcalfe/Getty Images

Il 25 febbraio è stato pubblicato Amok, il disco di debutto degli Atoms For Peace, il gruppo fondato da Thom Yorke e Michael Peter Balzary (meglio noto come Flea) nel 2009. Ma non solo: oltre al cantante dei Radiohead e al bassista dei Red Hot Chili Peppers, ne fanno parte lo storico produttore dei Radiohead, Nigel Godrich, (alle tastiere e al synth), Joey Waronker, già batterista dei R.E.M. e di Beck, e il percussionista brasiliano Mauro Refosco. Amok suona come un disco live: rock sperimentale, infuso di elettronica.
Nel 2009 il gruppo iniziò a suonare le canzoni di The Eraser, il disco solista di Thom Yorke pubblicato nel 2006. Anche in quel caso l’approccio degli Atoms for Peace consisteva nel trasformare il suono prodotto in studio in una dimensione “dal vivo”. Amok, in tutto nove tracce, tra cui Default, il primo singolo pubblicato il 6 settembre 2012 e presentato insieme al nuovo sito del gruppo, nasce in parte dalla musica prodotta da Thom Yorke sul suo portatile, ha raccontato in un’intervista a Rolling Stone: “Frastagliata“, la definisce, a cui si aggiunge il basso di Flea e il suono dei campionatori. In attesa di sentire come sarà dal vivo: il 16 luglio prossimo al festival Rock di Roma e il 17 luglio all’ippodromo del Galoppo a Milano.

Thom Yorke ha raccontato al Guardian che il progetto musicale degli Atoms for Peace nasce dalla passione comune dei suoi membri per l’afrobeat, un genere pop che mette insieme yoruba, jazz e funk: tra l’altro, il nome del gruppo era già stato il nome di una canzone del suo primo album solista. È il motto dell’International Atomic Energy Agency: il tema del cambiamento climatico è da anni al centro dei pensieri di Thom Yorke, o meglio, l’ansia di quanto possa accadere per il mondo, come fosse un vero e proprio esame di coscienza.
Yorke ha sempre pensato che il suo prima album solista fosse fatto di canzoni “da ascoltare nelle cuffie” e sentirle dal vivo è sorprendente. Suonando insieme agli altri membri del gruppo a Laurel Canyon – un quartiere di Los Angeles – Yorke e Flea hanno realizzato la loro prima canzone, The Clock: “Una bomba, fantastica”. Da lì nacque l’idea di fare dei concerti dal vivo e nel 2010 gli Atoms for Peace suonarono le canzoni del suo album solista e alcuni b-sides dei Radiohead in otto grandi città degli Stati Uniti. Finiti i concerti, il gruppo si riunì in studio per tre giorni a New York, per improvvisare, registrando circa 10 ore di musica con la supervisione di Nigel Gorich: è la musica di Amok, a cui Yorke ha aggiunto i testi.

Thom Yorke - photo Leon Neal/AFP/Getty Images
Thom Yorke – photo Leon Neal/AFP/Getty Images

Nel raccontare questo nuovo progetto, Thom Yorke non smette di sottolineare lo sforzo che ha dovuto fare per togliere quella piccola sensazione “oscura” dalla sua musica, con Nigel Gorich che, durante l’ascolto dei pezzi, non faceva che ripetere: “Don’t make it dark!”. Stanco – ha raccontato al Guardian – di un certo cliché musicale che gli è stato a volte affibbiato. Amok però, non ha nessuna apparenza d’introspezione, solo “rumore bianco”, in cui non è chiaro dove inizi la musica suonata dal gruppo e dove finisca quella elettronica. E viceversa. Come Default, che inizia con un errore fatto sul campionatore di Yorke, a cui segue la melodia. La musica prima delle parole. E ritmo, soprattutto, come per Judge, Jury and Executioner, il secondo singolo pubblicato a gennaio, o Reverse Running, che si sviluppa come un flusso di suono mentale, più che storie da raccontare.

Francesco Marinelli

atomsforpeace.info

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Francesco Marinelli
Francesco Marinelli è giornalista professionista, civitanovese dal 1986. Da luglio 2012 fa parte della redazione de ilPost.it. Ha fatto esperienza all’AdnKronos, a SkySport e a Radio24, con cui ha realizzato alcuni reportage, tra cui quello sul Teatro Valle di Roma occupato. Ha frequentato la Scuola di Giornalismo di Urbino e ha una laurea in Scienze della Comunicazione, con una tesi sulla persuasione della comunicazione politica. Oltre all’economia politica e alla storia dei partiti italiani, studia da anni la tecnica della registrazione multitraccia. Su Twitter è @frankmarinelli.
  • Giulia

    un disco meraviglioso!