Le chimere uditive di Florian Hecker

Da tempo Florian Hecker è sulle tracce di auditory chimera, chimere uditive, esseri percettivi ibridi, immaginifici (o forse soltanto immaginati) e, perché no?, in qualche modo spaventosi. Senz’altro disturbanti per i nostri sensi. Una sorta di John Barth in musica, insomma.

Florian Hecker - Chimerization

Florian Hecker aveva già provato a realizzare una auditory chimera nel 2011: battezzata, e non poteva essere altrimenti, dato il suo background iper-accademico, la Bregman / Deutsch Chimaera. 47 minuti, come spiegava il sottotitolo, lungo i quali l’attenzione dell’ascoltatore aveva da biforcarsi tra le illusioni percettive della psicologa della musica Diana Deutsch, da una parte, e i sample audio che un altro psicologo (della percezione), Albert Bregman, aveva messo a punto nel 1996 per chiarire i concetti di uno studio fondamentale come Auditory Scene Analysis – il libro, ormai un classico, era stato edito da MIT Press nel 1990. Non proprio un brano pop, insomma.
Una nuova chimera è di recente stata avvistata, o meglio ascoltata, a Kassel, durante dOCUMENTA (13). Qui Florian Hecker ha installato Chimerization: un sistema di altoparlanti a tre canali, un brano bipartito lungo 37 minuti, una poesia – The Snake, the Goat and the Ladder (A board game for playing chimera) – scritta per l’occasione dall’iraniano Reza Negarestani e recitata in tre lingue diverse: tedesco, farsi e inglese. Le voci di Andreas Huyssen, Anna Kohler, Guerino Mazzola (per il tedesco), Arash Afraz, Maryam Vaziri Pashkam, Mahsa Rouhi (per il farsi) e Gabriel Catren, Sugata Bose, Joan Jonas (per l’inglese), registrate da Hecker in camere anecoiche, andrebbero così a comporre l’immaginario uditivo di una chimera ovviamente trivocalica.

Florian Hecker

Può sembrare un controsenso, ma un apparire così fugace – ideale la sua collocazione in una manifestazione per sua natura evanescente come Documenta – è stato fissato su supporto da Editions Mego: tre vinili, uno per ciascuno degli idiomi scelti (eMEGO 153, 154, 155). Può sembrare un controsenso, si diceva, ma un controsenso non è: “A fare d’ogni ente una Chimera”, ha scritto Umberto Eco in un recente saggio, “ci pensano i poeti”. A farla riemergere dalle ceneri sarà l’ascolto attivo di un suono che è “area between language and non-language”, voce-non-più-voce, poesia che non è poesia, musica che non è mai stata musica. Un puro atto del pensiero. Una chimera, appunto.
Chissà cosa ne penserebbe Hecker, implicato com’è nell’affare del realismo speculativo di filosofi come Ray Brassier, Quentin Meillasoux e Graham Harman…

Vincenzo Santarcangelo

editionsmego.com

CONDIVIDI
Vincenzo Santarcangelo
Vincenzo Santarcangelo è dottore di ricerca in filosofia e membro del gruppo di ricerca LabOnt presso l'Università di Torino. È stato visiting PhD student presso il Cognition Institute della Plymouth University. Ha tenuto corsi di Estetica presso l'Università di Genova, il Castello di Rivoli Museo di Arte Contemporanea (Rivoli) e il MADRE Museo di Arte Contemporanea DonnaRegina (Napoli). Collabora con il Corriere della Sera (La Lettura) e con Rai Cultura. Su Artribune cura le rubriche “Octave Chronics” e “Dialoghi di Estetica”. È direttore artistico della rassegna musicale “Dal Segno al Suono”, presso il MUSMA. Museo della Scultura Contemporanea (Matera), e consulente di "Firenze Suona Contemporanea" ed "EstOvest Festival".