Brian Eno in galleria. Alla Venaria Reale

Attraverso “very confused diagrams”, il celebre compositore britannico ha voluto raccontare la storia della sua installazione sonora pensata per la Galleria Grande di Venaria. Una lectio magistralis godibilissima, in cui ha ripercorso le origini della musica astratta, citando i suoi numi tutelari: Terry Riley e Steve Reich.

Brian Eno - Music for the Great Gallery of Venaria - 2012

Dal vivo Brian Eno è di una semplicità disarmante. Affabile, ironico, rilassato e rilassante, ha messo a proprio agio il nutrito uditorio intervenuto alla sua lectio magistralis del 9 luglio scorso, presso il Centro del Restauro alla Reggia di Venaria, inframezzandola con battute dallo humor molto british.
L’occasione era delle più solenni: la presentazione della propria installazione sonora, Music for the Great Gallery of Venaria, concepita appositamente per la Galleria Grande alla Reggia di Venaria, su invito del Consorzio La Venaria Reale, in collaborazione con Lumen, Volumina, Wom Live, nell’ambito di HOP.E – HOliday in the Palace, l’evento estivo della Venaria Reale che si è concluso il 15 luglio. E con semplicità questo musicista “non musicista”, inventore della musica ambient, fondamentale collaboratore (o produttore, a seconda delle necessità) di band come Roxy Music, Talking Heads e solisti come David Bowie, ha raccontato la complessità del procedimento  tecnico che lo ha condotto a realizzare questa composizione elettronica, aiutandosi anche con esempi grafici disegnati sul momento, come in una vera lezione di musica, ma senza l’uso delle note.

Brian Eno – Music for the Great Gallery of Venaria – 2012

L’opera, fruibile fino al 14 ottobre nella Galleria Grande – l’ambiente più spettacolare di tutta la Reggia juvarriana, coi suoi 15 metri di altezza, 11 metri di larghezza e ben 73 metri di lunghezza -, ha avuto una genesi un po’ travagliata. Anzi, per dirla con Eno, il suono prodotto in prima battuta era proprio una “shit” (prontamente censurata dalla traduttrice in “schifo”, che ha dato adito a un gustoso siparietto tra lei e il compositore). Il motivo? Eccolo spiegato direttamente dall’interessato: “Quello che avevo composto, nel mio studio di Londra immerso nel grigio clima inglese, era qualcosa di introspettivo e, in qualche misura, buio”.
Così, quando a maggio Eno è arrivato alla Reggia per il sound-check, si è reso conto dell’immensità di questo spazio barocco e della potenza della luce che lo lambiva, decidendo all’istante di rifare daccapo il pezzo. 12 Seasons. Music for the Great Gallery of Venaria, nella sua versione finale, è dunque composta da una traccia sonora di circa un’ora e 15 minuti divisa in 12 sezioni. “Questi brani mi facevano venire in mente le stagioni dell’anno: ‘fine Estate’, ‘inizio Primavera’, ‘profondo Inverno’, ‘metà Autunno’”, ha proseguito Eno. “Sono queste le descrizioni che mi sono ritrovato a utilizzare mentre componevo la musica. Alla fine sono risultati dodici brani”.

Brian Eno – Music for the Great Gallery of Venaria – 2012

Il suono, diffuso da quattro casse, due poste all’ingresso e due all’uscita della Galleria Grande, risulta così frammentato per poi ricomporsi nel momento in cui il visitatore raggiunge il centro dello spazio, avvolgendolo. “Concettualmente questa musica è simile a certi miei lavori di circa quarant’anni fa”, ha dichiarato Eno nel corso di un’intervista riportata sulla guida al progetto sonoro, curata da Domenico De Gaetano. “Continuo a essere affascinato dalla gamma di trasformazioni possibili a partire da uno ‘stock’ limitato di note originarie”.
Quel raggiungimento della complessità a partire dalla semplicità che ha sempre inseguito nel corso della sua ultradecennale carriera, come ha ben ricordato durante la conferenza a Venaria, tenendo presente due brani in particolare: In C, composto nel 1964 da Terry Riley, considerato da molti il primo lavoro del minimalismo musicale americano, corrente artistica cui aderirono compositori come Philip Glass e John Adams; e It’s gonna rain di Steve Reich, altro padre del minimalismo in musica. Due pezzi tecnicamente seriali, che sfruttano le infinità potenzialità della ripetizione, ottenuta, nel primo caso, con l’utilizzo di diversi musicisti intenti a suonare imperterriti la propria frase musicale secondo un arbitrario numero di volte, e nel secondo, attraverso la manipolazione di un nastro magnetico in un crescendo ossessivo e ipnotico. In pratica, il germe di quella che diventerà negli Anni Settanta l’ambient music di Brian Eno.

Claudia Giraud

Venaria Reale // fino al 14 ottobre 2012
Brian Eno – Music for the Great Gallery of Venaria
REGGIA DI VENARIA – GALLERIA GRANDE
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