New wave italiana. Colta e accessibile

“Non vogliamo fare musica commerciale, vogliamo provare a cambiare il gusto della gente per essere considerati commerciali”. Lo dicevano i Neon nel 1984 su Rockerilla. È ancora possibile, nella musica così come nelle arti visive, fregarsene del preconfezionato a uso e consumo del mercato, andando contro ogni genere di aspettativa per inseguire solo la propria ricerca, al di là di ogni calcolo?

New Wave Italiana 1980-1986

Abbiamo citato i fiorentini Neon, votati nel 1984 miglior band wave italiana da uno dei principali magazine musicali nostrani, perché sono il gruppo che più rappresenta lo spirito di Art Music, fra tutti quelli inclusi nel doppio cd New Wave Italiana 1980-1986, recentemente pubblicato dalla Spittle Records, storica etichetta indipendente, specializzata nella ristampa di opere della scena electro, wave e post-punk dell’Italia dei primi Anni Ottanta e distribuita via web tramite Goodfellas.
Sono in tutto 35 tracce che raccolgono il meglio di quanto è stato prodotto in quegli anni, figli di una disillusione politica e sociale che ci accompagna ancora oggi. Ma, tuttavia, ricchi di sperimentazione sonora e visiva, grazie ai primi approcci alla tecnologia e alla commistione tra discipline diverse. Un esempio su tutti sono i bolognesi Gaznevada, nati praticamente nella casa occupata in via Clavature a Bologna e battezzata dal disegnatore Filippo Scozzari Traumfabrik.

Un luogo che ha rappresentato, fra il 1976 e il 1983, il punto di riferimento di alcune delle più interessanti esperienze artistiche della scena locale, diventando una sorta di Factory, con disegnatori come Andrea Pazienza, musicisti, fotografi e videomaker come il duo Grabinsky di Renato de Maria (regista di Paz!) ed Emanuele Angiuli, nonché fan club della band.
Dunque, un disco che offre uno spaccato della new wave italiana di quegli anni, creatrice di una musica che è stata capace di trovare soluzioni più pop, senza comunque abdicare al proprio linguaggio sonoro, sperimentale e colto.

Claudia Giraud

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #7