100 a John Cage e 60 a Wolfgang Rihm

Come molti altri festival di musica, anche l’edizione 2012 di Maerz Musik dedica il proprio programma di concerti ed eventi alla memoria di John Cage. Ma non solo. Oltre al focus sull’avanguardia americana, al centro anche i festeggiamenti per i 60 anni di Wolfgang Rihm, fertile compositore tedesco e figura influente nel panorama musicale contemporaneo.

Wolfgang Rihm e Orchestra Sinfonica della SWR - photo Kai Bienert

La voce di Joan La Barbara ha aperto l’edizione 2012 di Maerz Musik. Sotto la sua supervisione artistica, la raccolta di opere brevi Song Books di John Cage è rimessa in scena e riadattata per la prima internazionale all’Haus der Berliner Festspiele. Questo concerto teatrale, come altri lavori di Cage, è in se stesso anzitutto una dichiarazione di libertà, sia per gli interpreti che per gli ascoltatori: “L’unica cosa costante in questo pezzo è che non c’è bisogno di essere coerenti”, disse al proposito Cage. L’opera contiene canzoni con e senza elettronica e le istruzioni dettagliate per la rappresentazione scenica. I pezzi possono essere eseguiti da uno o più cantanti, in qualsiasi ordine e sovrapposti, con testi tratti, tra gli altri, da libri di Marcel Duchamp, Marshall McLuhan e Friedrich Schiller. La performance denota grande stile e virtuosismo, ed è eseguita con cura e attenzione per il particolare, restituendo un impatto scenografico in cui i movimenti di scena, l’amplificazione degli oggetti e la musica formano un’unità creativa.
Alla compositrice americana Annie Gosfield è dedicata un’intera serata nella programmazione della sezione lounge del festival. Il suo lavoro comprende musica da camera, elettronica, progetti video e musica per la danza. Gosfield è ispirata dalla bellezza intrinseca di suoni non-musicali e contamina la notazione tradizionale con l’improvvisazione esplorando un mondo sonoro in cui i confini tra musica e rumore sono aboliti. Lost Signals and Drifting Satellites, per violino ed elettronica, è un pezzo molto delicato che si contrappone bruscamente a EWA7, un concerto per tastiere, chitarra elettrica e percussioni, che accenna al noise e in cui la fascinazione di Annie per i suoni extramusicali e quotidiani, così come l’interesse per i suoni delle apparecchiature tecnologiche e fenomeni fisici, diventano un marchio di fabbrica. Una performance interessante nel concetto e nell’interpretazione, ma a tratti forse eccessiva.

Remix Ensemble - photo Kai Bienert

Il concerto coreografico Gefaltet è la prima e riuscita collaborazione tra il coreografo Sasha Waltz e il compositore Mark Andre, di scena per quattro serate consecutive al Radialsystem V. Sette danzatori e quattro solisti interpretano l’interazione tra musica classica e musica nuova, tra movimento e silenzio. Il campo d’azione è formato da una selezione di opere di Mozart, come il Divertimento per Violino, Viola e Violoncello KV 563, e opere di Mark Andre, tra cui IV2 per piano e IV8 per trio d’archi. Il fenomeno fisico della convoluzione (Faltung), utilizzato in musica elettronica per creare risposte acustiche a un impulso dato, viene espanso ai corpi sulla scena in un dialogo molto affascinante tra musicisti e danzatori. Un’esplorazione colta e intelligente del rapporto tra suono e movimento, messa in atto con lucidità, coraggio e padronanza linguistica, tutte qualità che vengono magistralmente assorbite nella forma della performance per lasciare spazio alla sorpresa, all’inatteso e a una profonda risonanza sul piano emotivo.
Al Berghain conduce lo studio di musica elettronica della TU di Berlino, con un tributo alle origini della musica elettroacustica. Ad eccezione dell’intervento del chitarrista Seth Josel, che interpreta The Possibility of a New Work for Electric Guitar di Morton Feldman, la serata è interamente dedicata all’ascolto multicanale, con lavori di Barry Truax, Jean-Claude Risset, Karlheinz Stockhausen e altri ancora. Al centro Williams Mix di Cage, considerato uno dei lavori chiave della tape music, diffuso nella versione originale della durata di circa quattro minuti, e in quella estesa prodotta da Werner Dafeldecker e Valerio Tricoli, una reinterpretazione di trenta minuti molto ben curata per quanto riguarda il materiale, l’elaborazione e la spazializzazione del suono, che sottolinea altresì gap e continuità della musica elettroacustica in oltre cinquant’anni di evoluzione, dal nastro magnetico alle tecnologie informatiche.

John Cage

Autland, di Sergej Newski, è un concerto per coro messo in scena al Radialsystem V, che incorpora efficacemente drammaturgia e rumore. La voce umana evolve e involve in un continuo di toni e respiri, si spezza ora in pulsazioni per ricomporsi poi in lunghi legati. Il sistema linguistico composizionale, la selezione di testi e poesie surrealiste e il canone religioso sparpagliato dai musicisti in movimento nel bel mezzo del concerto creano un’atmosfera nel complesso paradossale – squisitamente russa vorremmo dire – in cui spiritualità e materialismo si fondono nella concretezza del suono e nella durezza della parola.
Ma a condividere la torta di compleanno con Cage, così come il podio di questa edizione del festival, è Wolfgang Rihm, che compie 60 anni, e al cui lavoro è dedicato un ampio portrait con una selezione di pezzi che spaziano dalla formazione da camera alla grande orchestra, attraverso mix ibridi per numero e strumentazione.
Alla Kammermusiksaal della Filarmonica il Remix Ensemble propone un’esecuzione entusiastica e rigorosa di Rihm con Versuchung e la più recente Will Sound More Again. I due lavori sono posti in un bel programma di concerto accanto all’estatica In memoriam John Cage di James Tenney, che evolve per sfere, e all’affascinante e convulsa Improvisation I – für ein Monodram di Emanuel Nunes, offrendo un programma denso di suoni ed emozioni acustiche. Più trionfale ma forse meno coinvolgente il concerto della grande Orchestra Sinfonica della SWR, che chiude il festival con una nota polemica sulla politica economica culturale tedesca, di per sé condivisibile, ma che, pronunciata da uno dei palchi più prestigiosi della musica mondiale, risulta a nostro parere ridondante e lascia il desiderio di discutere più a fondo il complesso rapporto tra cultura, economia e società nell’Unione dei tagli e della crisi proclamata.

Alessandro Massobrio e Valentina Scotti

www.berlinerfestspiele.de

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Alessandro Massobrio
Alessandro Massobrio (Torino, 1974) è compositore di musica strumentale e performer, docente e sviluppatore web. Ha studiato musica, filosofia e bioacustica e collabora attivamente con il cinema sperimentale, il teatro e la videoarte. Ha partecipato a numerosi festival di media art europei tra cui Emaf, Offf, Netmage, Ixem, e pubblicato per Betulla, Simultan, Sinewaves e Silentes. La sua musica è stata presentata in contesti eterogenei come la Filarmonica di Ostrava, l’Auditorium di Detmold, la mostra d’arte Dolomiti Contemporanee, il Torino Film Festival. Ha lavorato come docente di filosofia nell’istruzione pubblica e tiene workshop di composizione sperimentale e field recording. È stato giornalista e caporedattore della rubrica decibel di Exibart (2005 - 2010) e dal 2011 è caporedattore musica di Artribune. Vive e lavora a Berlino.