Una storia senza nome, Andò fonde pittura e cinema in un giallo molto televisivo

Dalla vicenda del furto de La Natività di Caravaggio al grande schermo. Il regista trae spunto da un fatto reale per raccontare l’insieme di tre differenti mondi, creando una storia di finzione che a più tratti potrebbe essere vera. Un film che si presenta televisivo e da prima serata

Valeria, giovane segretaria di un produttore cinematografico, vive appartata con una madre eccentrica e scrive in incognito per uno sceneggiatore di successo, Alessandro. Un giorno, la donna riceve un insolito regalo da uno sconosciuto: la trama di un film. Ma quel plot è pericoloso, la storia senza nome racconta infatti il misterioso furto, realmente avvenuto a Palermo nel 1969, di un celebre quadro di Caravaggio, La Natività.Una storia senza nome è il nuovo film di Roberto Andò presentato Fuori Concorso alla 75esima Mostra del Cinema di Venezia e in uscita nelle sale italiane dal 20 settembre con 01Distribution. Dopo il severo e perfetto Le confessioni, Andò sceglie un racconto più leggero come per rilassare la tensione altissima del precedente film, e con Una storia senza nome si pone a metà strada tra tre mondi: quello complesso del cinema, quello intrigante dell’arte e quello “noir” degli accordi Stato-Mafia.

TONI LEGGERI

“Avevo voglia di ritornare a un tono leggero, ritrovando temi che mi accompagnano da sempre: il fascino dell’impostura, la possibilità che l’immaginazione abbia effetti concreti sulla vita reale, i sentimenti nascosti che aspettano il momento propizio per uscire allo scoperto”,scrive Roberto Andò nelle note di regia. “Ma, in linea col titolo scelto per il film, non saprei mettere una etichetta a quel che ne è venuto fuori. Citando un genio del cinema, Billy Wilder, potrei dire: Quando sto per fare un film non lo classifico mai, non dico che è una commedia, aspetto l’anteprima, se il pubblico ride molto dico che è una commedia, altrimenti dico che è un film serio o un noir”. Ed è fedele a quello che lo spettatore percepisce durante e dopo la visione di Una storia senza nome, anche se non è un film poi così leggero: al suo interno ci sono moltissime citazioni legate alla settima arte, oltre alla realtà di tutti i giorni. Alessandro Gassmann, che interpreta lo sceneggiatore scansafatiche, altri non è che un personaggio che ci hanno già mostrato in un prodotto perfetto sul mondo dell’audiovisivo quale Boris. Il suo personaggio è quello che porta sulle spalle la componente della commedia dell’intero film: divertente, equivocabile, fortunato ma non troppo.

LA TRASFORMAZIONE DI MICAELA

“Guardavo Roberto e il suo sguardo sotto gli occhiali e cercavo di imitarlo. Gli rubacchiavo delle cose: la sua calma, la bassa voce, il suo sguardo, quello degli scrittori che ti guardano, ti osservano e poi a un certo punto se ne vanno, lo vedi che stanno pensando ad altro e poi ritornano”, dice Micaela Ramazzotti. A lei il compito di unire la parte comica a quella quasi noir: è lei la segretaria che scrive la storia. È sempre lei che segue le indicazioni dell’anziano detective. Il suo personaggio si assume una responsabilità pericolosa: divisa tra le menzogne sul lavoro, i segreti nascosti alla madre e la possibilità di scontrarsi con i malavitosi siciliani. In una prima parte del film, Micaela Ramazzotti si presenta come fragile, insicura, nascosta dietro a un paio di occhiali, quasi come volesse stare lontana e in dispare. Nella seconda parte è sicura di sé, coraggiosa e pronta a qualsiasi cosa. Il suo cambiamento è anche molto estetico: butta via gli occhiali e tira indietro i capelli, è una donna che sa cosa vuole raggiungere.

IL CASO DELLA NATIVITÀ RUBATA

Il caso della Natività rubata è un fatto ormai leggendario. In tantissimi ne hanno scritto e ora Andò ne ha acceso un lume con questo film, Una storia senza nome. È la Palermo del 1969 quando avviene il furto. Nell’oratorio di San Lorenzo nella notte tra il 17 e il 18 ottobre, precisamente: la Natività con i santi Lorenzo e Francesco d’Assisi di Caravaggio(Milano, 1571-Porto Ercole, 1610) è scomparsa. Tra le tante storie legate a questo furto, la pista più battuta è quella della mafia. In molti sono infatti a raccontare che l’opera è stata usata dalla malavita siciliana per contrattare con lo Stato. Solo pochi mesi fa l’ultima dichiarazione su questo furto: secondo il collaboratore di giustizia Gaetano Grado, la Natività esiste ancora ed è conservata in Svizzera. Per il momento, secondo l’FBI, è tra le dieci opere rubate più importanti al mondo.

– Margherita Bordino

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Margherita Bordino

Margherita Bordino

Classe 1989. Calabrese trapiantata a Roma, prima per il giornalismo d’inchiesta e poi per la settima arte. Vive per scrivere e scrive per vivere, se possibile di cinema o politica. Con la valigia in mano tutto l’anno, quasi sempre in…

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