Serie tv. Tredici e Il seggio vacante

Due serie televisive affrontano lo scomodo, e universale, tema delle azioni-reazioni. Calando la trama nella realtà di ogni giorno.

Thirteen reasons why
Thirteen reasons why

Il senso dell’assenza e l’importanza di assumersi le proprie responsabilità sono alla base della bella e coinvolgente serie Netflix Thirteen reasons why (Tredici, in Italia), lanciata nel 2017 e creata da Brian Yorkey sul romanzo 13 di Jay Asher.
La trama, che vede avvitarsi in un viluppo vorticoso le vite di un gruppo di adolescenti, gira intorno all’esistenza drammatica – e stroncata prematuramente – della giovane Hannah Baker. La ragazza si suicida e, per spiegare i motivi del suo gesto, lascia 13 registrazioni su audiocassetta. Pian piano, nel resoconto che ella fa degli ultimi mesi che ha vissuto, emergono sentimenti, stati d’animo, vittime e colpevoli, temi scabrosi, violenze, bullismo, la difficoltà d’essere giovani donne o omosessuali in un consesso sociale borghese. Ogni gesto può comportare conseguenze, e ogni personaggio è in qualche modo intrecciato alla vita sfortunata della protagonista. L’amico innamorato – e anche un po’ impacciato – di Hannah, Clay Jansen, è la coscienza di tutti loro: nelle sue parole emerge di continuo la questione del “se”: se avessi fatto, se avessi detto… Ma è anche colui che più di tutti sente il vuoto lasciato dalla scomparsa della ragazza. E lo sentiamo anche noi.

NEL SOLCO DEGLI ANNI ‘80

La serie spesso strizza l’occhio all’attuale generazione dei 40enni con riferimenti nostalgici agli Anni Ottanta – la musica, le audiocassette –, seguendo peraltro la scia del remake di It di Stephen King o di tv show come il fortunato Stranger Things, e avvince non solo con la trama, ma anche con la regia: i flashback che vedono Hannah viva hanno una luce diversa rispetto alle scene che raccontano “il dopo”. La vita, la sua, fa risplendere il tutto; successivamente, le sequenze e i personaggi diventano cupi, trasandati, tristi.

IL SEGGIO VACANTE

Conseguenze e responsabilità sono alla base anche della surreale, bizzarra e sofisticatissima Il seggio vacante, miniserie britannica firmata nel 2014 da BBC/HBO, tratta dall’omonimo romanzo di J. K. Rowling. Ogni azione genera contraccolpi: questa serie è uno splendido manuale dei pesi, degli obblighi che ognuno di noi affronta nella dimensione collettiva. C’è tutto, nel ring limitato di una piccola realtà di paese: l’ansia borghese, il senso del potere, l’ipocrisia, il conflitto generazionale. Insomma, potremmo essere ovunque.

Santa Nastro

www.netflix.com
www.hbo.com/the-casual-vacancy

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #43

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Santa Nastro
Santa Nastro è nata a Napoli nel 1981. Laureata in Storia dell'Arte presso l'Università di Bologna con una tesi su Francesco Arcangeli, è critico d'arte, giornalista e comunicatore. Attualmente è membro dello staff di direzione di Artribune. È inoltre autore per il progetto arTVision – a live art channel, ufficio stampa per l’American Academy in Rome e Responsabile della Comunicazione della Fondazione Pino Pascali. Dal 2011 collabora con Demanio Marittimo.KM-278 diretto da Pippo Ciorra e Cristiana Colli, con Re_Place, Mu6, L’Aquila e con Arte in Centro. Dal 2006 al 2011 ha collaborato alla realizzazione del Festival dell'Arte Contemporanea di Faenza, diretto da Angela Vettese, Carlos Basualdo e Pier Luigi Sacco. Dal 2005 al 2011 ha collaborato con Exibart nelle sue versioni online e onpaper. Ha pubblicato per Maxim e Fashion Trend, mentre dal 2005 ad oggi ha pubblicato su Il Corriere della Sera, Arte, Alfabeta2, Il Giornale dell'Arte, minima et moralia e saggi testi critici su numerosi cataloghi e pubblicazioni.