Da Cannes 2018: Lazzaro Felice, il film bislacco e aperto di Alice Rohrwacher

Religione, terra e comunità di uomini. Terzo film per Alice Rohrwacher che torna sulla Croisette tra applausi e conferme. Una regista che il cinema italiano lo conosce e lo sa fare bene.

LAZZARO FELICE, Adriano Tardiolo
LAZZARO FELICE, Adriano Tardiolo

Puro, genuino. Con grande senso della comunità e un importante messaggio legato alla bontà. Alice Rohrwacher, al suo terzo lungometraggio, presenta alla 71esima edizione del Festival di Cannes (8-19 maggio 2018) il film Lazzaro Felice, primo dei due titoli italiani in Selezione Ufficiale per la Palma d’Oro. Lazzaro è il un giovane contadino perso nella dimensione del “non tempo”. Non è solo un personaggio, ma è un vero concetto di bontà. Quella di Lazzaro, un contadino che non ha ancora vent’anni ed è talmente buono da poter sembrare stupido, e Tancredi, giovane come lui, ma viziato dalla sua immaginazione, è la storia di un’amicizia. Un’amicizia che nasce vera, nel bel mezzo di trame segrete e bugie. Luminosa e giovane, è la prima amicizia per Lazzaro. E attraverserà intatta il tempo che passa e le conseguenze dirompenti della fine di un grande inganno, portando Lazzaro nella città, enorme e vuota, alla ricerca di Tancredi.

UN FILM DA CONCORSO

Lazzaro Felice è il film che ci si aspetta di trovare in concorso al Festival di Cannes. Non perché da etichettare come “film da festival” ma perché è una produzione con una bella poesia di immagini, con una giusta e interessante dimensione del colore, con una scrittura eccellente e con scelte stilistiche ben chiare. Alice Rohrwacher ha ricevuto per il suo film più di dieci minuti di applausi. Una presentazione a Cannes che conferma un grande giovane talento italiano e femminile, anche se con lei non è questione di genere. Del cast di Lazzaro Felice fanno parte Alba Rohrwacher, Nicoletta Braschi e Adriano Tardiolo. Il ragazzo, appena maggiorenne, è alla sua prima esperienza cinematografica. È lui la chiave di tutto: della purezza e della bontà che Alice Rohrwacher sceglie per il suo racconto. “La storia di San Francesco che non è citata nel film è ispirata a un racconto per bambini, in cui il santo non fa la morale al lupo per farlo diventare buono, ma c’è il lupo che capisce la bontà dell’uomo e decide di non mangiarlo. Questo c’entrava con la mia intenzione nel film”, afferma la regista subito dopo la proiezione ufficiale in un incontro ristretto con la stampa italiana.

COME IL CINEMA DI OLMI

Alice e Alba Rohrwacher
Alice e Alba Rohrwacher

Alba Rohrwacher è una regista dalla grande sensibilità e profondità. Dopo Corpo celeste e Le Meraviglie realizza un ulteriore film con un grande legame con la terra e la comunità di uomini. Un film che ha tanto di Olmi e tanto dei Taviani. E su Olmi, da poco scomparso, aggiunge: “Siamo in un momento in cui è doveroso ricordarlo. Il suo è uno degli sguardi che mi manca di più e ci tenevo tanto affinché lo vedesse. Purtroppo non ce l’abbiamo fatta”.Un film che arriva al Festival di Cannes “cotto e mangiato”. “Ho finito il film mercoledì e non sapevo proprio cosa sarebbe successo. Sono molto felice che sia stato accolto bene. È un film bislacco, libero, è come ci è venuto”. Il risultato è più che interessante, godibile e da grande donna di cinema. Lazzaro felice è un film che lei non solo ha diretto ma anche scritto. Un film che ha per protagonista un “cavaliere” ingenuo, vivo e rispettoso. È un viaggio nel tempo ma non nello spazio. È una storia di santi ma senza miracoli. Con amore e “ironia” Alice Rohrwacher descrive l’Italia devastata: il passaggio da un medioevo materiale ad un medioevo umano, ovvero “la fine della civiltà contadina, la migrazione ai bordi della città di migliaia di persone che non sapevano nulla della modernità, la loro rinuncia al poco per avere ancora meno. Un mondo di polverosi sfruttamenti che finisce, e si trasforma in altri sfruttamenti più nuovi e lucidi, più attraenti”.

RACCONTARE IN MODO DIVERSO

conferenza stampa Lazzaro Felice
conferenza stampa Lazzaro Felice

Un ragazzino ignaro del vero mondo così distante dalla sua Inviolata. Ma chi sono i Lazzaro di Alice Rohrwacher: “Sono quelli che stanno sempre in disparte, zitti, che non si mettono mai in primo piano, sono gli ultimi della fila pur di non disturbare. Nonostante questo film esprima in maniera netta il bene e il male, Lazzaro non ha nessun giudizio sul bene e sul male, la storia porta con sé un giudizio ma non Lazzaro, che vede il mondo come incondizionatamente buono”. La scelta estetica e tecnica del film è ben chiara. Alice Rohrwacher ha deciso di girare in full frame perché non riusciva a mettere un mascherino sul volto di Lazzaro, e così ha deciso di lasciare l’immagine aperta e imperfetta. Questa imperfezione da al film quel quid in più di apertura e bellezza in più. “La mia non è una storia nuova, non voleva esserlo. Di Candidi, di Lazzari, di Santi è pieno il mondo, non abbiamo bisogno di storie nuove, possiamo anche imparare a raccontarle in modo diverso”, conclude la regista nel presentare il suo film bislacco e aperto… in attesa del verdetto finale.

Margherita Bordino

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Margherita Bordino
Classe 1989. Calabrese trapiantata a Roma, prima per il giornalismo d’inchiesta e poi per la settima arte. Vive per scrivere e scrive per vivere, se possibile di cinema o politica. Con la valigia in mano tutto l’anno, quasi sempre in giro per il Belpaese tra festival e rassegne cinematografiche o letterarie. Laureata in Letteratura, musica e spettacolo, e Produzione culturale, giornalismo e multimedialità. È giornalista pubblicista e lavora come freelance. Collabora tra gli altri con Cinematographe.it, la Rivista 8 1/2, fa parte della redazione del programma tv Splendor e coordina Cinecittà Luce Video Magazine.