Italy on Screen Today, il cinema italiano a New York. E con MigrArti si parla anche d’immigrazione

Una rassegna cinematografica dedicata ai film italiani di successo. Seconda edizione per questo progetto istituzionale, pensato per la piazza di New York. E quest’anno arriva anche MigrArti, una bella iniziativa del Mibact dedicata ai temi dell’immigrazione. Ce ne parla l’ideatore, Paolo Masini.

La Recita, diretto da Guido Lombardi

Il cinema italiano è di scena a New York. Quello che fa numeri, consensi, dibattito, che riceve buoni feedback dalla critica e dal pubblico. Alcune tra le migliori produzioni degli ultimi anni sono al centro di Italy on Screen Today, festival giunto alla sua seconda edizione, ideato e curato da Loredana Commonara. A sostenerlo è il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, con il supporto del Consolato Generale d`Italia a New York, in collaborazione con RAI Cinema.

Sergio Castellitto e Margaret Mazzantini, Sergio Castellitto 66° Festival del Cinema di Venezia ph. Wikimedia Commons
Sergio Castellitto e Margaret Mazzantini, Sergio Castellitto 66° Festival del Cinema di Venezia ph. Wikimedia Commons

OSPITI E TITOLI

Protagonisti sono i film, ma non mancano gli appuntamenti con attori, registi e professionisti della settima arte: il 20 ottobre Sergio Castellitto introdurrà due film da lui diretti e interpretati – Non ti muovere e Venuto al mondo, tratti dagli omonimi romanzi di Margaret Mazzantini – e riceverà il “Nino Manfredi Art Excellence Award”, mentre a Vittorio Storaro, maestro della fotografia, tre volte Premio Oscar, andrà il “Wind of Europe International Award”, patrocinato dal Parlamento Europeo e assegnato ad artisti che incarnino i valori di un’Europa della solidarietà e della fratellanza.
Due le giornate dedicate a Dario Fo (19 e 20 ottobre), a un anno dalla morte e a vent’anni dalla conquista del Nobel per la letteratura: a ricordarlo sarà il documentario Dario Fo e Franca Rame: un Nobel per due, diretto da Lorena Luciano e Filippo Piscopo, e poi Sweet Democracy, con la regia di Michele Diomà.
Il 21 e il 22 si entra nel vivo, con i lungometraggi in rassegna, proiettati alla Stony Brook University, a Long Island: Il padre d’Italia di Fabio MolloLa corrispondenza, ultimo film di Giuseppe Tornatore, con Jeremy Irons; La pazza gioia di Paolo VirzìLa stoffa dei sogni di Gianfranco Cabiddu, vincitore del David di Donatello per la miglior sceneggiatura e del Golden Globe per il miglior film; infine Tutto quello che vuoi, diretto da Francesco Bruni.

Jululu, 2017, diretto da Michele Cinque
Jululu, 2017, diretto da Michele Cinque

MIGRARTI IN TRASFERTA

Novità assoluta è la presenza di MigrArti, il bando ideato dal Mibact per la promozione del dialogo interculturale e la valorizzazione delle comunità di immigrati presenti in Italia. Due le sezioni: Cinema e Spettacolo. Un modo per ribadire, già a partire dal claim, che “La cultura unisce”. E che attraverso la qualità di piccole narrazioni cinematografiche, di progetti teatrali e di produzioni musicali, una nuova idea di convivenza può lentamente farsi strada.
Giovedì 19 ottobre, presso la Casa Italiana Zerilli-Marimò della New York University, saranno presentati sette cortometraggi, appena ospitati dalla 74. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. A realizzarli associazioni e società indipendenti, giovani attori e registi, ma anche personaggi di rilievo del dibattito politico-culturale: 
è il caso di Jululu (Premio Miglior Regia a Michele Cinque), dedicato al tema insidioso e doloroso del caporalato, che vede nelle vesti di protagonista e autore Yvan Sagnet, ingegnere, sindacalista, scrittore, in prima linea nella battaglia contro il nuovo schiavismo delle campagne del Sud.
Un concorso ben fatto, comunicato con intelligenza, spinto con convinzione. Ma soprattutto un progetto giusto. Che ha il merito di affiancare spazi della politica e occasioni di produzione culturale, pensiero collettivo, azione democratica e costruzione di un immaginario sociale differente: un’altra voce, in fatto di immigrazione, rispetto a certe paure, diffidenze, resistente diffuse e retoriche nazionaliste.

Paolo Masini
Paolo Masini

LA SFIDA DI PAOLO MASINI. CULTURA, POLITICA, DIRITTI

L’uomo che sta dietro MigrArti, colui che lo ha ideato e che continua ad alimentarlo, è Paolo Masini. Vulcanico consigliere del Ministro Dario Franceschini, più volte consigliere comunale a Roma (in quota Ulivo e PD), durante l’amministrazione Marino assessore allo Sviluppo delle Periferie (2013) e poi a Scuola, Sport, Politiche Giovanili (2014). Uno che di progetti orientati al sociale e alla cultura ne ha sfornati e coordinati parecchi: dal Calciosociale di Corviale, che ha regalato a questa difficile periferia romana un campo di calcio ecologico, realizzato secondo i dettami della Bioarchitettura, fino alla Festa della Musica, che nel 2017 ha diffuso oltre 9 mila eventi tra piazze, strade, parchi, musei, luoghi di culto, carceri, stazioni, aeroporti e ospedali di 511 città e borghi d’Italia.
E poi il “Premio Pio La Torre”, dedicato alla lotta contro il malaffare; la “Pista di Pietro”, piano per nuove piste di atletica a Roma, costruite riciclando vecchie scarpe da ginnastica; la “Biennale dei Licei Artistici”, il “Premio Pasolini”, o ancora “Sangue del tuo sangue”, campagna per la donazione del sangue che ha coinvolto esponenti di varie fedi religiose, ribadendo quel messaggio universale che Einstein seppe dire in una manciata di parole: “Appartengo all’unica razza che conosco, quella umana”.

MigrArti è un progetto unico, in Europa e non solo”, ci spiega Masini. “Affronta il tema delle migrazioni dal punto di vista culturale. Un’opportunità per chi – per scelta o per obbligo – è arrivato in Italia per vivere la propria vita. Cinema, teatro musica e danza, per conoscere e riconoscere le altre culture. Centinaia gli artisti, attraverso MigrArti, si stanno facendo conoscere in tutto il Paese. Un progetto pronto per essere esportato in tutta Europa e che negli Usa sta per ricevere un importante riconoscimento. Crediamo sia un approccio sano e giusto, utile in questo particolare momento storico. L’inno d’Italia rock, realizzato dalla piccola Orchestra di Tor Pignattara, con 19 ragazzi di 14 provenienze diverse, ci ha accompagnato in tutte le rassegne, dallo scorso maggio a oggi: è il nostro simbolo più alto. Un viatico per l’approvazione della legge sullo Ius Soli, che questo Paese, e soprattutto i nuovi italiani, aspettano da anni”.

E a proposito di Ius Soli e di G2 (sigla che indica i migranti di seconda generazione) è il cortometraggio La macchia a tirare fuori il tema, lungo un crinale ironico che gioca con i doppi sensi: la “malattia” di cui soffrono i bambini immigrati visitati da un medico italiano sparisce intorno ai 18 anni. Uno stigma, che solo la politica potrà eliminare: essere italiani di fatto, ma stranieri dinanzi alla legge.
Ma c’è anche il racconto in soggettiva di Majid, giovane profugo siriano che in Italia sognava di fare il rapper e di cantare l’amore, quello che arriva “Senza motivo”: slancio fraterno o passione sentimentale. Al centro, fra cronache degli sbarchi e sensibilità adolescenziali, c’è la bellezza dell’integrazione come occasione di futuro. Qualcosa che anche i 15 minuti de La Recita – diretto da Giulio Lombardi – raccontano bene, con delicatezza e qualità filmica. È la storia di un amore tra due minorenni italiani, nati e cresciuti a Napoli: bianco lui; nera lei, figlia di migranti africani. Una gravidanza arrivata per caso, la paura di affrontare le famiglie, il pensiero dell’aborto, lo smarrimento, le distanze culturali. Sullo sfondo una messa in scena amatoriale di Romeo e Giulietta e un clima di amicizia che condurrà al lieto fine. Il bimbo in arrivo è già suggello di un dialogo affettuoso tra suoceri, figli e genitori, scegliendo l’unica via possibile: quella della comprensione. Breve fiaba metropolitana, multietnica, popolare, vincitrice assoluta di MigrArti 2017. Un altro piccolo seme, fra visioni politiche e battaglie culturali.

– Helga Marsala

www.italyonscreentoday.it
www.migrarti.it

CONDIVIDI
Helga Marsala
Helga Marsala è critico d'arte, giornalista, notista culturale e curatore. Insegna all'Accademia di Belle Arti di Roma. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Nel 2011 è nel gruppo che progetta e lancia la piattaforma Artribune, dove ancora oggi lavora come autore e membro dello staff di direzione. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanea. Scrive di arti visive, arte pubblica e arte urbana, politica, costume, comunicazione, attualità, moda, musica e linguaggi creativi contemporanei. È stata curatore dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura mostre e progetti presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali.